Corriere della Sera 13/2/2007: Ariel Toaff

Toaff: "Infrango un tabù ma non accuso nessuno."

"Mi condannano senza leggermi. Non credo agli omicidi rituali."

GERUSALEMME — «Non rinuncerò mai alla dedizione verso la verità e la libertà accademica, anche se il mondo mi crocifigge». Ariel Toaff ha preparato il ritorno a Tel Aviv, e all'Università Bar Ilan, con una serie di interviste. Al quotidiano liberal Haaretz dice di essere stato paragonato a Yigal Amir (l'assassino del premier Yitzhak Rabin) e ripete di «non aver paura di raccontare la verità». È dispiaciuto per «non aver spiegato alcuni punti più chiaramente»: «Ma dopo trentacinque anni di ricerche, non sono diventato uno stupido antisemita. Non ho pubblicato un libro per guadagnare soldi».

L'università vuole ascoltare Toaff per avere spiegazioni sulla tesi del saggio: l'accusa contro gli ebrei di avere praticato, tra il 1100 e il 1500, l'omicidio di bambini cristiani a scopo rituale potrebbe non essere stata del tutto falsa. Pasque di sangue è stato condannato dall'Assemblea dei rabbini d'Italia («è assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire tesi storiche tanto originali quanto aberranti») e al giudizio si è associato Elio Toaff, padre del professore e rabbino emerito di Roma. Al giornale Maariv, il docente racconta le settimane passate in Italia, che «negli ultimi giorni si sono trasformate in un incubo». Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano da Roma, incontra Toaff mentre è seduto davanti allo schermo del computer portatile. Legge le centinaia di email arrivate, dopo la recensione di Sergio Luzzatto, pubblicata dal Corriere della Sera il 6 febbraio.

«Ho ricevuto minacce come questa: "Se nei secoli è stato versato tanto sangue ebreo, ora ne verrà versato ancora, il tuo". E tutti i messaggi cominciano: "Non ho ancora letto il suo libro, ma...". È più semplice scrivere a me che sono una disgrazia per l'ebraismo piuttosto che affrontare un saggio di 400 pagine», intimidazioni confermate ieri sera in tv, a Matrix, la trasmissione di Enrico Mentana.

Toaff spiega a Maariv di aver fermato la seconda edizione del libro («voglio chiarire alcuni passaggi) e racconta di sperare che in Israele venga capito il «dibattito accademico»: «Preferisco essere attaccato in Israele, piuttosto che in Italia. Almeno in Israele posso spiegarmi». E, ha aggiunto ieri sera Toaff a Matrix, anche «nella mia università si dice che il libro fomenta l'odio antisemita, ma fare storia ebraica solo sui temi permessi non è fare storia».

Anche al Jerusalem Post dice di poter essere meglio compreso a Tel Aviv. «Ho condotto queste ricerche per sei anni con i miei studenti senza alcun problema. Forse il libro avrebbe dovuto essere indirizzato a un pubblico israeliano, dove c'è meno rischio di incomprensioni e di uso improprio delle mie scoperte». Toaff sostiene che a scatenare «la polemica è stata la controversa recensione di Sergio Luzzatto, sollecitata dal Mulino».

Così il quotidiano gli chiede: «Crede che le comunità ebraiche possano aver commesso omicidi rituali?». Il professore risponde con un «no», definito «risoluto» dalla giornalista. Il Jerusalem Post gli ricorda un commento che avrebbe rilasciato nel primo giorno passato a Roma («alcuni omicidi rituali potrebbero esserci stati») e Toaff replica: «La mia dichiarazione è stata una provocazione accademica ironica, una premessa per infrangere il tabù delle ricerche attorno all'atmosfera anticristiana in alcune comunità ashkenazite europee, nel Medioevo».

Corriere della Sera

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