Ariel Toaff

Dopo le dure polemiche in Israele, l' autore del saggio sui sacrifici rituali anticristiani fa l' autocritica

L' annuncio di Ariel Toaff: «Ritiro il libro»

Lo storico ebreo si scusa e spiega: non voglio che venga usato per la propaganda antisemita

GERUSALEMME - «Ho deciso di fermare la distribuzione del libro». Dopo tre giorni di silenzio in Israele, Ariel Toaff ha diffuso una lettera per annunciare di aver chiesto alla casa editrice il Mulino di congelare il suo saggio Pasque di sangue. «Voglio rivedere e chiarire al più presto quei passaggi che hanno rappresentato la base per le distorsioni e le falsità che sono state pubblicate. Sono rimasto sbalordito dalla forza sviante di queste presentazioni errate, che hanno trasformato quello che è un libro di ricerca in un veicolo utilizzato per colpire l' ebraismo, il popolo ebraico e, Dio non voglia, in una giustificazione per l' "accusa del sangue". Voglio impedire qualunque ulteriore uso distorto del saggio come propaganda antisemita».

Il professore ha incontrato a Tel Aviv i colleghi dell' università Bar-Ilan. Che volevano ascoltarlo per avere spiegazioni sulla tesi del volume: ristretti gruppi di ebrei ashkenaziti, tra il 1100 e il 1500, potrebbero aver compiuto infanticidi per utilizzare il sangue di bambini cristiani nei riti pasquali. Nella lettera, Toaff, docente di Storia del Medioevo e del Rinascimento, si scusa con «tutti quelli che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti che sono stati attribuiti al mio libro e a me. Mi sento profondamente responsabile». In Italia, Pasque di sangue è stato condannato dall' Assemblea dei rabbini e al giudizio si è associato Elio Toaff, padre del professore e rabbino emerito di Roma. Il docente aveva risposto sul Corriere, in un' intervista ad Aldo Cazzullo: «I rabbini hanno lanciato un interdetto non contro il mio libro, che non possono aver letto, ma contro la recensione di Sergio Luzzatto (pubblicata dal Corriere il 6 febbraio, ndr). Che peraltro era fedele. Contro di me usano argomenti falsi. So anch' io che non bastano le confessioni estorte sotto tortura per confermare un fatto».

Il saggio è stato criticato anche da Abraham Foxman, direttore dell' Anti-Defamation League, che è intervenuto con l' università Bar-Ilan: «E' incredibile che chiunque, ma in particolare uno storico israeliano, offra legittimità ad accuse senza fondamento, che sono state la causa di tante sofferenze e attacchi contro gli ebrei. In questo periodo le teorie della cospirazione stanno rifiorendo. Estremisti, antisemiti e terroristi islamici useranno queste tesi per sostenere i loro assalti». Toaff annuncia di voler devolvere tutti i guadagni dalla vendita del libro proprio all' organizzazione americana che combatte il razzismo e l' antisemitismo: «Non permetterò mai - scrive il professore - che chi odia gli ebrei sfrutti me o la mia ricerca come uno strumento per attizzare le fiamme, ancora una volta, dell' ostilità che ha portato all' uccisione di milioni di persone». La Bar-Ilan avrebbe ricevuto pressioni da sponsor e donatori, soprattutto ebrei ortodossi americani, perché cacciasse Toaff. I dirigenti dell' ateneo ripetono che l' ipotesi del licenziamento non c' è mai stata. L' università è oscillata tra le posizioni concilianti («non verrà sacrificato, come qualcuno vorrebbe») e la decisione di diffondere ieri un comunicato per criticare la pubblicazione del saggio: «Esprimiamo grande collera ed estrema irritazione nei confronti del professor Toaff per la sua mancanza di sensibilità. La scelta di una casa editrice privata in Italia, il titolo provocatorio e le interpretazioni date dai media ai suoi contenuti hanno offeso la coscienza degli ebrei in tutto il mondo e danneggiato il delicato intreccio delle relazioni con i cristiani. L' ateneo condanna e ripudia quello che sembra essere implicato dal libro e da articoli riguardanti i suoi contenuti: che ci possano essere basi per l' "accusa del sangue"». Il sostenitore della linea più dura all' interno della Bar-Ilan sarebbe stato il presidente Moshe Kaveh. Toaff era stato difeso dai colleghi che considerano il suo caso un test per la libertà accademica. «Non può essere limitata in alcun modo - aveva commentato Rimon Kasher, docente di Studi biblici, ad Haaretz -.

Il nostro lavoro è porre domande ed esporre quello che abbiamo scoperto». In discussione, fanno capire dall' ateneo, non è l' autonomia di ricerca. «Il professore avrebbe dovuto mostrare maggiore attenzione nella pubblicazione - spiega l' università nel comunicato - in modo da prevenire le oltraggiose e distorte interpretazioni. Ci aspettiamo che Toaff prenda su di sé la responsabilità per lo sbaglio e agisca per riparare al danno causato». Prima di tornare in Israele, Toaff aveva detto di essere sicuro di poter essere meglio compreso che in Italia: «Non rinuncerò alla mia devozione alla verità - aveva dichiarato al quotidiano Haaretz - anche se il mondo mi crocifigge».

Frattini Davide

(15 febbraio, 2007) Corriere della Sera

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