Emanuela Trevisan Semi

Gli assassinati di Trento

Mentre ferve il dibattito tra gli storici attorno al libro dal titolo così sinistro Pasque di sangue mi sono tornate in mente alcune frasi di un componimento poetico sotto forma di Lamentazione (in ebraico qinah)  scritto da ebrei tedeschi, probabilmente legati alle famiglie dei martiri di Trento, poco dopo quei terribili fatti, che tradussi dall’ebraico e che fu pubblicato nel volume Il principe vescovo Johannes Hinderbach (1465-1486) fra tardo Medievo e Umanesimo ( ed. Dehoniane Bologna, 1992), il vescovo implicato nell’affare del Simonino di Trento del 1475 e su cui tanto si dibatte in questi giorni.  Si tratta di un poema dal titolo significativo, Gli assassinati di Trento,   che fu rinvenuto fortuitamente dentro un antico formulario di preghiere, una Lamentazione che probabilmente continuò ad esser recitata a ricordo e commemorazione degli eventi in alcune comunità dell’area tedesca. Dopo tante polemiche ritengo che sarebbe “politically correct” dare anche voce alla disperazione di chi fu tanto colpito da quegli eventi e sappiamo bene che i versi talora riescono ad esprimere meglio la tragicità di un evento.

“Come rialzerò il mio capo? Nella polvere mi rotolerò. Nell’amarezza piangerò. Per essere libero dove andare potrò?

Consolarmi come potrò.

Non c’è stato balsamo nel giorno della confusione, come potremo macinare insieme nel mortaio dolori che si protraggono e balsamo?

Consolarmi come potrò.

Per le calunnie del vescovo – a cominciare dai capi fino alla plebe – per rubar loro delle monete, distrussero un popolo, non abbandonato da Dio!

Consolarmi come potrò.

 Le sante comunità di Trento, i cari a Dio, insieme uniti nel martirio nel nome di Dio, sono stati misurati con la livella della distruzione e sono stati messi al rogo, arsi!

Consolarmi come potrò.

Il pio Zanwil, detto Shemuel, offerse la sua anima al Signore, disse al capitano: non guardarmi con occhio bieco, perché tu non sia distrutto!

Consolarmi come potrò.

Risparmiami il ragazzo Israel, infierisci con forza su di me ma per il tuo Dio, solo accetta che nostro figlio sia soltanto consegnato alla decollazione, o Signore!

Consolarmi come potrò.

Il figlio vedendolo si unì nella purificazione della sua opera, gridò al suo creatore: sia la mia vita al posto della sua!

Consolarmi come potrò.

Padre mio, padre mio, gridò il figlio, il padre gli rispose: guarda davanti a te ed egli capì perchè le nostre colpe venissero lavate: “al direttore dei cori, per la morte del figlio!”

Consolarmi come potrò.

In un solo istante la loro anima volò via, simile ad una palma fu la loro statura. Sopportarono la loro morte con amore. La parola del Signore li purificò!

Consolarmi come potrò.

Il mio occhio rattrista l’anima mia per Moshe che è salito al cielo, sia il suo sacrificio come un sacrificio cruento e un olocausto: ottant’anni e non aveva commesso iniquità!

 Consolarmi come potrò.

Di questo mi consolerò: non fu sopraffatto dal leone ruggente, morì dolcemente, come Aronne il sacerdote, in prigione, in catene!

Consolarmi come potrò.

E dopo tutto questo lo legarono coi ceppi e lo gettarono per terra, per le strade e lo misero sulla ruota, per le strade (a rotolare)!

Consolarmi come potrò.

Per il grande terrore che avevano causato, la loro abiezione si rivelò agli occhi dei popoli. Quando videro il vecchio stare sulla ruota dissero: non stendere il braccio per ucciderli!

Consolarmi come potrò.

Lo bruciarono fino a ridurlo in cenere. Sia più gradito a Dio di un toro o di un torello. Con la sua cenere siano purificate le nostre colpe, come col sangue del capro o del torello!

Consolarmi come potrò.

Egli e suo figlio! Contro questo scrissero, accusarono, alla fine lo posero sull’altare del sacrificio, frutto del suo ventre, pieno di grazia!

Consolarmi come potrò.

Ansel Ha-Levi, chiamato Asher, che non era collegato agli altri, se non perché fu messo nei ceppi: i padri peccarono e i figli mangiarono un frutto acerbo!

Consolarmi come potrò.

Tuvia salì al cielo e non rinnegò la gloria del cielo, che abita in eterno. Molti sono quelli che lottano contro di me o Altissimo!

Consolarmi come potrò.

Come furono disperse le pietre sante, Meir e Avigdor, discendenti santi, il 17 del mese, la luna del mese che ci divorò!

Consolarmi come potrò.

Il 16 e il 17 di Tammuz del 1475 si levò a far perire quanto restava, a distruggere la grazia della carne!

Consolarmi come potrò.

Tornarono i perfetti al riposo eterno, ci lasciarono nei lamenti e nei gemiti, nel giorno in cui furono spezzate le tavole, la loro anima uscì, volando via!

Consolarmi come potrò.

E tu Trento, non avrai più pioggia, nè rugiada, sette volte cadrai e sarai presa, starai sola perché la tua tiara ti è stata tolta, da te è stata tolta!

Consolarmi come potrò.

Hanno posto i loro simboli come simboli ma essi non compiranno mai prodigi, confidiamo nell’adempimento dell’era prodigiosa, dacci un segno della tua bontà!

Allora mi consolerò!

Su di te passerà la coppa, città sanguinaria, hai versato sangue innocente per denaro. Sia spezzato il braccio del malvagio, o Vendicatore,a cominciare dalla città sanguinaria!

Allora mi consolerò!

Confido nella roccia della mia salvezza, è salito il grido del mio sospiro, nella rovina dei miei nemici ho visto la gioia della mia salvezza, il giorno in cui griderò questo è quello della mia vendetta!

Allora mi consolerò!

Ripagali! Abbattili presto! Geloso del tuo nome, per te si leverà il Signore, per il sangue dei tuoi servi, versato per la moltitudine di Ariel. Sarà vendicato, al nostro cospetto, il sangue dei tuoi servi, figli di Israel!

Allora mi consolerò!

Emanuela Trevisan Semi

Docente di Lingua e letteratura ebraica all’Università di Ca’ Foscari Venezia

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