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Immanuello Romano


Giuntina


Lit. 38.000

L'inferno e il paradiso
A cura di Giorgio Battistoni

Per celebrare nel modo più eminente la morte di Dante Alighieri, avvenuta nel 13 2 1, il poeta, letterato ed esegeta biblico Immanuello Romano (chiamato dai contemporanei Manoello Giudeo) compose in lingua ebraica l'opera intitolata L'Inferno e il Paradiso, che qui, per la prima volta, compare tradotta integralmente in italiano.

Riservando un trattamento eccelso a colui che, parafrasando Immanuello stesso, possiamo definire suo fratello di fede filosofica, il poeta ebreo attribuirà a Dante la duplice natura del profeta e del giusto, dando al primo, cioè a Dante profeta, i tratti del biblico Daniele, che gli farà da guida nel viaggio fra i dannati e i beati, e al secondo, il defunto della stirpe dei santi, i tratti di un Daniele mortale ma destinato a occupare un posto di massima gloria nell'Eternità: in un Paradiso ebraico aperto ai giusti di tutte le nazioni.

Per sé, poi, Immanuello auspicherà un Trono di Gloria fra il Trono in attesa del cugino Jehudàh Romano (il metafisico ebreo più vicino alla Sapienza di certi cristiani) e il Trono in allestimento per l'arrivo di Dante (il metafisico cristiano più vicino alla Sapienza di certi ebrei).

Giorgio Battistoni si occupa di studi danteschi e dell'influsso della cultura ebraica e islamica sull'opera di Dante e sulla civiltà scaligera fra XIII e XIV secolo: particolarmente in corte del "gran Lombardo", il vicario imperiale Can Grande della Scala, che ebbe ospite l'Alighieri e Immanuello Romano.

Scrive regolarmente sulla rivista Labyrinthos, pubblicata da Le Lettere di Firenze, e del cui comitato scientifico fa parte.

Sul tema "Dante e gli ebrei" ha tenuto alcune conferenze a Verona e in Israele. Vive e lavora a Verona.

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