L'intervista di Luglio-Agosto: Guido Lopez
Scrittore, storico e intellettuale milanese

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Arricchiamo la nostra rubrica di libri con delle interviste a personaggi di spicco del mondo ebraico e non. Sarà un modo per conoscere alcuni personaggi, cosa pensano, cosa leggono e quali sono i loro gusti letterari, in particolare in campo ebraico.

Cosa sta leggendo in questo momento?

In questo momento sto leggendo un libro scritto da mia cognata, Claude Anne Lopez, intitolato My life with Benjamin Franklin, pubblicato recentemente dalla Yale University Press. Mia cognata si è occupata molto profondamente dello studio della figura di Franklin, in particolare dei suoi rapporti con la Francia, in qualità di primo ambasciatore degli Stati Uniti in Francia, ed è oggi una delle maggiori specialiste di questo personaggio. Questo libro, che è stato anche recensito dal Washington Post e dal Herald Tribune, si apre con un saggio di interesse ebraico che smentisce un falso nel quale si affermava che Franklin avesse scritto un testo antisemita e volesse ostacolare l’immigrazione degli Ebrei nel nuovo stato. Con la diffusione del falso documento si voleva attribuire la firma dell’antisemitismo ad un personaggio famoso come Franklin. Questa pura propaganda antisemita è stata pienamente confutata nel saggio di mia cognata.

Fra i libri di argomento ebraico, preferisce quelli di narrativa, saggistica o religione?

Non potrei fare una distinzione fra argomento ebraico o non, direi che in generale leggo più libri di narrativa o biografie-interviste-ricordi.

Il più bel libro di "argomento ebraico" da lei letto?

Non posso metterne uno solo come primo in classifica, ma ricordo la grande impressione che ebbi quando nel 1971 La Giuntina pubblicò quattro racconti di A. B. Yehoshua con il titolo Il poeta continua a tacere. Allora Vogelmann ebbe l’intuito di scoprire questo autore che poi, come nel caso di altri, non potè trattenere per le limitatezze economiche della sua casa editrice a confronto con le grandi potenze economiche dei giganti dell’editoria. Segnalo fra i vari racconti di quel volume, oltre a quello intitolato come la raccolta, Il poeta continua a tacere, il racconto Di fronte ai boschi, di grande sensibilità e intuizione.

E quello peggiore?

La raccolta di Storielle Ebraiche di Ferruccio Foelkel, che è uno scrittore triestino di grande qualità. Ma questa raccolta, traduzione delle Histoires Juives, (che mio padre teneva in biblioteca, negli anni ’30) contiene una serie di storielle sgradevoli anziché divertenti. Anche Moni Ovadia ha un vastissimo repertorio di argute barzellette sugli Ebrei, ma nove volte su dieci sono molto simpatiche mentre quelle di Foelkel assolutamente no.

Qual è l’autore con cui si identifica?

Essendo io stesso scrittore di due romanzi, scritti in età giovanile, mi identifico con me stesso, in particolare nel mio libro "La prova del nove" del 1953 (esaurito e mai più ristampato) della collana Mondadori, La Medusa degli Italiani. Fonte di ispirazione per me, e lo dico nel libro stesso per bocca di un personaggio, fu lo scrittore Graham Green.

Un libro che tiene sempre sul comodino?

Senz’altro le opere di Primo Levi. Tutte. La tregua, il cui titolo poteva essere "la speranza", "la rinascita", ma è stato La tregua perché Primo Levi intuiva che certi fatti si sarebbero potuti ripetere. I sommersi e i salvati, in cui fu grande maestro nel ripensare sopra a cose dette in anni precedenti e in particolare in Se questo è un uomo. Il sistema periodico, di cui ritengo geniale il racconto del dialogo di Levi con il proprio aguzzino. La chiave a stella, un libro importante, diverso dai precedenti, sull’importanza del lavoro nella vita umana. Ricordo ancora la presentazione di Eugenio Gentili Tedeschi con l’autore presente, al Piccolo di Milano. Le domande del pubblico furono tutte sulla Shoah e sui romanzi precedenti… Primo Levi ci rimase male: avrebbe voluto qualche domanda anche su questo nuovo romanzo.

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Milano giugno 2000 - Intervista a cura di Rosy Gubbay - © Morashà 2000