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Simon Wiesenthal


Garzanti


Lit.25.000

Il girasole

"Nel giugno del 1942, a Leopoli, in circostanze insolite, una giovane ss che stava per morire mi confessò i suoi delitti. Voleva morire in pace, mi disse, dopo avere ottenuto il perdono da un ebreo. Ritenni di doverglielo rifiutare. Questa vicenda continuava a tormentarmi. Così decisi di fissarla per iscritto, e alla fine del mio racconto rivolgo la domanda che ancor oggi merita una riposta, per il suo significato politico, filosofico e religioso: ho avuto ragione o torto negando il perdono?"

Alla domanda di Simon Wiesenthal rispondono:

Sven Alkalaj, Jean Amery, Stefan Andres, Harry James Cargas, Paolo De Benedetti, Petru Dimitriu, Eugene J. Fisher, Constantine Fitzgíbbon, Edward H. Flannery, Eva Fkeischner, Saul Friedlander, Helmut Gollwitzer, Hans Habe, Gustav W. Heínemann, Anhur Hertzberg, Habraham J. Heschel, Christopher Hollis, Roger Ikor, Jacob Kaplan, Robert M.W. Kempner, Hermann Kesten, Franz König, Harold S. Kushner Primo levi, Stefano Levi Della Torre, Franklin H. Littell, Salvador De Madariaga, Golo Mann, Gabriel Marcel, Herbert Mancuse, Jacques Maritain, D. Martin Niemöller, Cynthia Ozick, John T. Pawlikowski, Hans Werner Ríchter, Luise Rinser, Míchel Riquet, Joshua Rubenstein, Kurt EdIer Von Schuschnigg, Leopold Sédar Senghor, J.A.H.S. Bruinis SIot, Dorothee Sölle, Albert Speer, Manes Sperber, Joseph Telushkin, Tzvetan Todorov, Cad Zuckmayer.

Simon Wiesenthal è nato a Buczacz, in Polonia, nel 1908. Ha studiato a Vienna e a Praga, dove si è laureato in architettura. La persecuzione antisemita del nazismo lo portò in tredici diversi campi di concentramento e sterminio. Fortunosamente scampato all’Olocausto, nel dopoguerra ha lavorato per i servizi segreti americani e creato a Vienna il Centro di documentazione della lega dei perseguitati ebraici del regime nazista. Al suo talento investigativo e alla sua tenacia si devono l’individuazione e la cattura di Adolf Eichmann e di altri aguzzini nazisti. Tra le opere di Wiesenthal pubblicate in Italia, Gli assassini sono tra noi (Garzanti 1967) e Max e Helen, riproposto negli Elefanti.

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