Il 28 ottobre La Stampa di Torino pubblicava una articolo firmato Barbara Spinelli intitolato "Quel mea culpa che manca nell'ebraismo" che suscitava forti reazioni nel mondo ebraico e no. Non abbiamo mai creduto che fosse utile per gli ebrei in genere "rincorrere" le sollecitazioni del mondo esterno, perché crediamo nelle nostre capacità propositive, tuttavia le reazioni a questo articolo costituiscono sicuramente una spinta al dibattito interno ebraico, sempre vivace. Morashà vi contribuisce pubblicando gli articoli pervenuti in redazione, di cui solo alcuni apparsi sulla stampa "cartacea". Chiunque volesse inviare degli altri, l'indirizzo è sempre quello: redazione@morasha.it. Buona lettura.

Alessandra Casula

Barbara Spinelli scrive che siamo sulla Terra per interrogare e interrogarci. Io aggiungo con onestà e chiarezza di intenti.

La signora Spinelli doveva produrre un articolo in cui trovare un fondamento scientifico e dare una credibilità culturale alle sue tesi antisemite. Si è aggrappata a Benny Morris, uno storico israeliano che ha fatto molto discutere. E sul personaggio, non sulla sua accurata e piuttosto imparziale ultima opera, la Spinelli elabora le sue citazioni, evitando accuratamente di citare quel Morris che fa scomodo alle sue teorie.

Nella storia della cultura ebraica e nella storia di Israele non è mai mancata l'autocritica, anche feroce. Non sono mai mancati scontri in Parlamento né ieri, né oggi. Morris ha fatto una seria autocritica, ed ha scritto un libro equilibrato. Quell'equilibrio manca completamente nell'analisi che ne fa la signora Spinelli.

Spinelli scrive "La politica di espulsione e spesso deportazione dei palestinesi non è successiva all'offensiva militare degli stati arabi, il giorno dopo la proclamazione dello Stato, ma la precedette, nel corso di quella che Benny Morris, in un lucido libro sulla nascita di Israele, chiama la guerra civile nella Palestina sotto mandato britannico (Benny Morris, Le Vittime, Rizzoli 2001). L'esodo di circa 700.000 palestinesi dai villaggi, prima e durante la guerra, non nacque da una strategia araba di rifiuto delle buone intenzioni israeliane. Fu attizzata da attentati terroristici ebraici (condotti a Haifa dalla Banda Stern e dall'Irgun di Begin) ma innanzitutto da un eccidio, a Deir Yassin il 9 aprile '48, che costò la vita di 350 civili e che si incuneò come un incubo nelle memorie palestinesi e arabe, fin dall'esordio della guerra scoppiata nel maggio '48. Sono fatti noti, prima ancora che i nuovi storici israeliani li riscoprissero".

Mi permetto di citare direttamente proprio dal libro "Vittime" di Benny Morris.

"Gli acquisti di terrreni e gli insediamenti sionisti del 1880-1900 si concentrarono (...) su aree spesso semidesertiche, non coltivate e prive di abitanti". (pag 55 opera citata)

""Tra il 1878 e il 1908 gli ebrei acquistarono circa 400.000 dunam. A vendere furono le più importanti famiglie palestinesi -i Nashashibi, gli Husayni (...). Il maggiore incentivo erano i prezzi in rapido aumento (...)"

"Il sionismo mise radici in una terra governata da un impero ostile alla sua impresa (...) Per di più c'era qualcosa di innaturale, per non dire blasfemo, nell'idea che un ebreo - un dhimmi, un inferiore- avesse, e cercasse di realizzare delle ambizioni politiche." (pag 56 op cit)

"Alcuni funzionari locali ottomani giunsero ad aizzare la popolazione contro i sionisti; fu questo il caso del kaymakan di Tiberiade, che nel 1910 disse ai capi arabi del luogo: <Gli ebrei sono traditori e ogni atto di violenza contro di loro è un atto di patriottismo, (pag 58 op cit.)

"Tra la primavera del 1909 e quella del 1911, sei ebrei furono uccisi da arabi senza che alcuno fosse condannato (mentre quando nel 1910 alcuni arabi assassinarono un cristiano, colono tedesco di Haifa, entro un mese uno dei responsabili fu gustiziato e gli altri incarcerati (pag 58 op cit).

In questo periodo incomincia il terrorismo arabo, impunito, come spiega Morris successivamente.

Nello stesso periodo, mentre il colonialismo europeo si poneva ben pochi problemi di fronte allo sfruttamento delle risorse umane ed economiche delle colonie, alcuni ebrei si interrogavano sui -diritti dei lavoratori-!!! <Com'è possibile che gli ebrei, che chiedono l'emancipazione in Russia, una volta giunti in Eretz Israel si comportino da egoisti e neghino i diritti degli altri lavoratori? chiese nel 1909 Meir Dizengoff, futuro sindaco di Tel Aviv. (pag 71 op cit).

"Un eminente palestinese, lo sceicco Sulayman al Taji, pubblicò in novembre su "Filastin" una poesia, in cui si leggeva:

".... Gli ebrei, il più debole e infimo tra tutti i popoli, mercanteggiano con noi per la nostra terra, come possiamo dormire?" (da notare l'uso del verbo mercanteggiare, che poi è stato abbandonato per il più incisivo -strappare. (pag 89 op cit)

Intanto nell'Aprile 1914 il console britannico a Gerusalemme riferì: "Le aggressioni e gli omicidi degli Israeliti da parte degli arabi sono sempre più frequenti nei distretti periferici" (pag 85 op cit).

Non mancavano voci tendenti al dialogo, come quella di Barakat: "È assolutamente necessaria un'intesa tra sionisti e arabi. I sionisti sono necessari al paese; i capitali che porteranno, il loro sapere e la loro intelligenza, l'industriosità che li caratterizza non potranno che essere utili alla rinascita del paese.

Il 17 dicembre 1914 Costantinopoli ordinò la deportazione di una buona metà della comunità ebraica, diverse migliaia fermarono ad Alessandria.

Dopo la prima guerra mondiale continuano le aggressioni, i saccheggi e gli omicidi ai danni degli ebrei. Andiamo oltre le pagine in cui Morris riporta gli agghiaccianti slogan dei nazionalisti arabi. Violenze ed omicidi nel 1920, nel 1921. A Gerusalemme durante la Pasqua ebraica. L'assalto della folla all'ostello di Giaffa....

Stragi selvagge nel 1929, a Gerusalemme, a Hebron, a Safed.

A Hebron la folla diede l'assalto alle abitazioni ebraiche. "Il capo del contingente di polizia britannico, Raymond Cofferata, e un poliziotto ebrei aprirono il fuoco, ma i poliziotti arab si limitarono a sparare per aria. Centinaia di ebrei furono salvati da vicini di casa arabi (e più tardi, quando Cafferata riuscì ad imporre l'obbedienza, dai poliziotti arabi. I morti fra gli ebrei furono 64". Cafferata testimoniò in seguito: "(...) Vidi un arabo armato di spada sul punto di decapitare un bambino. L'aveva già ferito e si preparava a colpirlo di nuovo; mi vide e vibrò un colpo nella mia direzione, ma il fendente andò a vuoto. Finì contro la bocca del mio fucile e gli sparai all'inguine. Dietro di lui scorsi un'ebrea sporca di sangue alla mercè di un agente arabo di Giaffa. Era sulla donna, con un coltello in mano. Mi vide, corse in una stanza accanto e cercò di chiudermi fuori, urlando in arabo <Sul mio onore, sono un poliziotto! Entrai e gli sparai. (op cit pgg 149, 150).

Nel 1936 nacque il Partito Arabo Palestinese fondato da un alleato di Hitler, al Husayni, il quale dichiarava nel 1933, al console tedesco di Gerusalemme "I musulmani dentro e fuori la Palestina danno il benvenuto al nuovo regime tedesco, e si augurano che il sistema di governo fascista e antidemocratico si affermi in altri paesi".(pag 162, op cit). A nome degli arabi, Husayno manifestò il desiderio di partecipare alla soluzione finale degli ebrei, spiega Morris.

Nel 1936 i giovani nazionalisti arabi, gli shabab (Morris nota un'altra delle molte somiglianze con l'Intifada a pag 168, op cit), attaccano gli ebrei a Giaffa a Tel Aviv e i disordini si trasformano in una vera e propria rivolta, che durò fino al 1939, e ne scoppiò un'altra nel 1946-48... naturalmente sovvenzionate dall'Italia fascista e dalla -germania nazista. "Nel settembre 1940 il ministro degli esteri italiano, Galeazzo Ciano, parlò di milioni versati al muftì. (...) La propaganda italiana e tedesca approvava la ribellione e attaccava violentemente il Mandato. (pag 173, op cit).

"Il 28 novembre 1941 al Husayni incontrò Hitler e promise di organizzare una nuova rivolta panaraba (...), Hitler promise agli arabi l'indipendenza dopo la vittoria e la soluzione del problema degli insediamenti ebraici. (pag 213 op cit)

Fra l'altro... dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, i polacchi assassinarono più di mille ebrei (pag 227 op cit.)

Anche questo accadeva, signora Spinelli, prima del 1948. Dalla fine dell'ottocento al 1948, persecuzioni e massacri di ebrei, anche in Palestina.

Le colpe non saranno da una parte sola. Nessuno stato può vantare una storia pulita e senza macchia. Il massacro degli indiani in America. La Spagna di Isabella. L'Italia alleata di Hitler.... Nemmeno Israele è esente da colpe. Ma la provocazione è sempre stata palestinese. Come diceva Primo Levi nell'articolo del 1982, ripubblicato dalla Stampa, accuratamente tagliato nella parte in cui accusava Arafat.

Ad Israele spetta una scelta razionale. Ebbene, anche all'Autorità Palestinese, che ha rifiutato l'accordo Barak clinton per lanciare la nuova ondata di terrorismo.

E se ci riusciamo, potremmo cercare di essere razionali pure noi.

Alessandra Casula

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