Il 28 ottobre La Stampa di Torino pubblicava una articolo firmato Barbara Spinelli intitolato "Quel mea culpa che manca nell'ebraismo" che suscitava forti reazioni nel mondo ebraico e no. Non abbiamo mai creduto che fosse utile per gli ebrei in genere "rincorrere" le sollecitazioni del mondo esterno, perché crediamo nelle nostre capacità propositive, tuttavia le reazioni a questo articolo costituiscono sicuramente una spinta al dibattito interno ebraico, sempre vivace. Morashà vi contribuisce pubblicando gli articoli pervenuti in redazione, di cui solo alcuni apparsi sulla stampa "cartacea". Chiunque volesse inviare degli altri, l'indirizzo è sempre quello: redazione@morasha.it. Buona lettura.

Michele Di Veroli

Roma, 28-10-01

Egregio Direttore,

Sono rimasto attonito nel leggere l’articolo della Spinelli sul Mea Culpa mancato di noi ebrei.

Alcune affermazioni della Spinelli appaiono a me incomprensibili, altre gratuitamente offensive.

Non capisco, per iniziare, a cosa si riferisca la Spinelli quando parla dei diritti metastorici con i quali abitiamo il pianeta: forse quello di voler continuare a sopravvivere come cultura/religione anziché assimilarci una volta per tutte al cristianesimo o all’islam e farla finita??

E quale sarebbe la libertà assoluta di cui godremmo?? Quella di dover continuamente combattere contro il pregiudizio antisemita nel quale cade anche la Spinelli quando paragona Israele, (5 milioni di abitanti su 20.000 Kmq.) all’America quale "grande potenza egemone".

Ma forse la Spinelli intendeva riferirsi alla presunta egemonia ebraica sul mondo cara alla migliore propaganda zarista-fascista-nazista e, purtroppo, oggi anche araba. Da non credere!! Ma il sospetto, ahimé, è suffragato dalla delirante affermazione sulla "doppia e contraddittoria lealtà", nella quale vivremmo noi ebrei della diaspora, tra Israele e lo stato cui apparteniamo.

Non mi risulta che Israele sia in guerra con alcun paese europeo o occidentale, per cui non vedo in cosa si debba manifestare la contraddittorietà di vivere (da secoli) in Italia (il mio caso) e considerare l’ESISTENZA dello Stato di Israele (e non necessariamente ogni sua espressione politica) una condizione determinante per la garanzia della mia dignit‡ e sopravvivenza fisica di ebreo, e non solo a causa della Shoà ma anche delle persecuzioni precedenti e, purtroppo, successive (est europeo, paesi musulmani, ecc.).

Ma veniamo al Mea-Culpa.

Premesso che a me pare che lí Occidente attuale tragga la sua "virtù" più dalla tradizione protestante-calvinista, che da quella cattolica, la Spinelli, nella sincera convinzione della superiorit‡ dei propri valori cattolici (lei sì si sente superiore, non gli ebrei, che notoriamente usano mettersi in discussione), ritiene evidentemente che líaver chiesto perdono (molti secoli dopo) ed avere il "dubbio filosofico e teologico" basti a eliminare le responsabilità dellí Occidente verso coloro per i quali si è macchiato di "omissione, indifferenza, violenza".

Per l’ebraismo, da questo punto di vista profondamente diverso dal cattolicesimo, contano soprattutto i fatti del presente, le intenzioni e le scuse tardive molto meno.

Veniamo quindi ai fatti.

Non ricorda forse la Spinelli che la "nuova intifada" fu lanciata da Arafat a settembre 2000 in risposta alla proposta di pace di Barak? Ci vuole dire qual Ë la controproposta plausibile di Arafat che Israele non avrebbe accettato? Cosa dovrebbe fare Israele? Ritirarsi unilateralmente dai territori occupati nel 1967, senza un trattato di pace con i Palestinesi, che considerano "territori abusivamente occupati" l’INTERO STATO EBRAICO (ed a questo si riferisce anche Bin Laden quando parla di terra musulmana occupata).

E poi quali sarebbero le reazioni diverse di Israele e dell’America di fronte alle minacce? Le reazioni diverse sono quelle di quella parte dellíOccidente (cui appartiene la Spinelli) per cui se i soldati israeliani per difendersi ammazzano per errore un civile palestinese è uno scandalo da Consiglio di Sicurezza Onu, mentre gli USA possono ammazzare per sbaglio centinaia di afgani.

Questa è la verità, altro che Stato coloniale, superiorità di un popolo, sogno di un secondo olocausto, vincolo di sangue!!.

Prima di sputare sentenze inaccettabilmente ingiuriose e dispensare consigli inappropriati, la Spinelli farebbe bene ad informarsi un poímeglio sull’ebraismo (e a ripassare un poí di storia del medio-oriente). Capirebbe, forse, cosÏ che gli "egocentrismi teologici" sono appannaggio di chi, come lei, manifesta profondo fastidio per l’"esperienza dell’Altro", soprattutto se ebreo.

Michele Di Veroli

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