Il 28 ottobre La Stampa di Torino pubblicava una articolo firmato Barbara Spinelli intitolato "Quel mea culpa che manca nell'ebraismo" che suscitava forti reazioni nel mondo ebraico e no. Non abbiamo mai creduto che fosse utile per gli ebrei in genere "rincorrere" le sollecitazioni del mondo esterno, perché crediamo nelle nostre capacità propositive, tuttavia le reazioni a questo articolo costituiscono sicuramente una spinta al dibattito interno ebraico, sempre vivace. Morashà vi contribuisce pubblicando gli articoli pervenuti in redazione, di cui solo alcuni apparsi sulla stampa "cartacea". Chiunque volesse inviare degli altri, l'indirizzo è sempre quello: redazione@morasha.it. Buona lettura.

Intervista al nuovo Ambasciatore dello Stato d'Israele In Italia sull'editoriale della Spinelli.

PARLA IL NUOVO AMBASCIATORE A ROMA: STIAMO SUBENDO AGGRESSIONI DA 53 ANNI "Ma noi ci limitiamo a difenderci"

ISRAELE ha un nuovo ambasciatore in Italia, Ehud Gol. Un cinquantenne vigoroso, una carriera molto importante come responsabile presso il ministero degli Esteri per l'Europa, discute con noi proprio nei momenti successivi al secondo attentato della giornata a Hadera, dove hanno perso la vita tre donne israeliane mentre la mattina un altro cittadino era stato ucciso alla guida della sua auto. Signor Ambasciatore, scrive sul nostro giornale Barbara SPINELLI che "Israele deve fare un mea culpa nei confronti di popolazioni e individui che hanno dovuto pagare il prezzo del sangue e dell'esilio per permettere a Israele di esistere...". "È una posizione molto fragile culturalmente e soprattutto moralmente. Partiamo dal primo punto: il prezzo del sangue lo paga incessantemente Israele, che anche nei momenti in cui stiamo parlando, ha subito la peggiore di tutte le violazioni dei diritti umani, il terrorismo. Noi, ci limitiamo a difenderci. Da 53 anni, in qualsiasi situazione, subiamo assassini volontari di civili a fronte di continue profferte di pace. E veniamo attaccati in guerre che hanno distrutto ogni possibilit? di quella convivenza che lo Stato d'Israele ha sempre visto come il suo obiettivo. Occorre rileggere bene la storia prima di chiederci un mea culpa. Chi deve fare il mea culpa per la guerra del '48, quando sette Stati arabi dopo aver rifiutato la partizione dell'Onu ci assalirono con i loro eserciti? Quando nel '67 fummo aggrediti di nuovo collegialmente? Chi, per la guerra che ci è stata portata in casa nel '73, nel giorno di Kippur, mentre la gente digiunava? Chi deve chiedere scusa per il fatto che donne e bambini vengono uccisi di proposito in autobus, in discoteca, in pizzeria, a scuola? Per la strage di Monaco, di Maalot, per i dirottamenti, i rapimenti...". Barbara SPINELLI dice proprio che questo terrorismo, questo nuovo rischio di Olocausto, ? conseguenza del rifiuto di Israele ad abbandonare una impostazione fondamentalista, biblica. Un rifiuto ad adeguarsi anche alla nuova realtà del post 11 settembre. "Mi pare un'immagine stranamente stereotipata per descrivere un Paese dalla vitalità democratica estrema, dove i governi e le opposizioni si alternano e l'informazione è contro tutti, in cui i religiosi, in piccola parte fondamentalisti, sono il venti per cento. La nostra nazione non si basa sul sogno biblico (e anzi non ha mai rifiutato di trattare nessuna zona sul tavolo di pace) ma sul diritto degli ebrei come di ogni altra nazione di avere dei confini sicuri (a 180 popoli questo è stato riconosciuto!). Noi ci limitiamo a difenderci dal terrorismo quotidiano e a porgere continuamente la mano per una pace che la controparte non vuole fare". Lei dimentica gli insediamenti, i territori occupati da cui tutto il mondo chiede di uscire. SPINELLI sostiene che vi è in questo una scelta coloniale, molto diversa dall'autodifesa americana in Afghanistan. "Avete scordato che ancora nel luglio dell'anno scorso un primo ministro sedeva a Camp David con Arafat e gli offriva il 97 per cento dei Territori, dopo che ci eravamo già comunque da tempo ritirati da tutte le città palestinesi dove vive il 98 per cento di tutta la popolazione palestinese. Che avevamo offerto gran parte di Gerusalemme e la valle del Giordano. Che ci eravamo ristretti ancora oltre il limite del concepibile: noi viviamo su 21 mila chilometri quadrati, 6 regioni d'Italia sono più grandi d'Israele. E soprattutto viviamo aggrediti da un odio che non ha niente a che fare con la questione territoriale: l'Algeria, le Filippine, l'Indonesia, non vi dicono niente? Noi ci troviamo su una prima linea che riguarda tutto l'Occidente, e rispetto alla quale non c'è nessun mea culpa da fare, ma piuttosto da adempiere al dovere di difendere i propri cittadini. L'America è andata a 10 mila km di distanza per farlo, perché diventa uno scandalo quando noi ci difendiamo dal terrore? E non parlate di occupazione: non abbiamo nessuna intenzione di restare nelle città con i carri armati, ma solo di fermare quel terrorismo che Arafat non contiene". La diaspora, dice la SPINELLI, in questa situazione dovrebbe staccarsi da Israele, che se non cambia strada provocherà un secondo Olocausto. "Considero una posizione priva di morale, quella che vuole dividere un popolo di 12 milioni di persone che hanno conservato in millenni di sofferenze la bellezza della loro unità e della loro vitalità come collettivo. E inoltre, grazie, nessuno ci faccia da patrono contro un nuovo Olocausto. Il popolo d'Israele, come qualunque altro popolo sovrano, ha conquistato il diritto di difendersi da solo. Non vogliamo essere salvati: never again lo diciamo da soli. Che qualcuno, piuttosto, chieda ai palestinesi di scusarsi per aver perso mille opportunità di condividere con noi la terra, e soprattutto per il terrorismo, per il quale non vi sono scusanti".

Ehud Gol

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