Il 28 ottobre La Stampa di Torino pubblicava una articolo firmato Barbara Spinelli intitolato "Quel mea culpa che manca nell'ebraismo" che suscitava forti reazioni nel mondo ebraico e no. Non abbiamo mai creduto che fosse utile per gli ebrei in genere "rincorrere" le sollecitazioni del mondo esterno, perché crediamo nelle nostre capacità propositive, tuttavia le reazioni a questo articolo costituiscono sicuramente una spinta al dibattito interno ebraico, sempre vivace. Morashà vi contribuisce pubblicando gli articoli pervenuti in redazione, di cui solo alcuni apparsi sulla stampa "cartacea". Chiunque volesse inviare degli altri, l'indirizzo è sempre quello: redazione@morasha.it. Buona lettura.

Spinelli, su Israele una valanga di falsità

Roma, 7 novembre 2001

Signora Spinelli,

debbo constatare io da non-Ebreo (ma amicissimo del mondo Ebraico e dello Stato di Israele) che Ella continua imperterrita nella sua campagna di denigrazione di Israele e dell'Ebraismo.

L'articolo che Ella ha scritto il 4 novembre ("La pace, il cavaliere e l'armatura svuotata") non è altro che un insieme di stralfalcioni storico-politici-religiosi su Israele e l'Ebraismo in generale che io intendo contestare punto per punto.

Punto 1°) Il "mea culpa" che Israele e l'Ebraismo in generale dovrebbero, secondo Lei, pronunciare nei confronti dei palestinesi . Ella sostiene che ad Israele e l'Ebraismo è estraneo tale concetto, ma a parte il fatto che nella religione Ebraica esiste proprio un giorno (lo Yom Kippur) in cui si digiuna e si chiede perdono a Dio dei propri peccati e a parte il fatto che lo stesso Pontefice ha citato tale giorno come esempio per i cattolici (viste le comuni radici con l'Ebraismo) non si riesce proprio a capire bene, dai suoi articoli, di cosa Israele dovrebbe pentirsi.

Mi permetto di farle un breve excursus storico sui fatti che portarono alla nascita dello Stato di Israele e alla prima guerra arabo-israeliana del 1948. Lo Stato di Israele nasce in seguito ad una delibera dell'Onu che istituiva sulla cosiddetta palestina mandataria britannica due stati uno Ebraico e l'altro arabo-palestinese. I leaders arabi a cominciare dall'allora capo dei palestinesi il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin El Husseini (che nel corso della seconda guerra mondiale aveva attivamente simpatizzato e collaborato con i nazisti ed era un fervente antisemita) rifiutarono tale risoluzione e mossero guerra con i loro eserciti al nascente stato di Israele per distruggerlo. Le sofferenze dei cosiddetti "profughi palestinesi" che Ella cita Signora Spinelli nascono proprio dal rifiuto degli arabi di riconoscere la risoluzione 181 e di conseguenza lo Stato di Israele.

I palestinesi che abbandonarono il territorio di Israele in seguito alla guerra del 1948 lo fecero nella maggior parte dei casi volontariamente credendo nella falsità della propaganda araba che prometteva loro una rapida sconfitta degli Ebrei. Eppoi Signora Spinelli visto che Lei insiste in maniera così pervicace e pertinace ergendosi ad una sorta di Angelo Giustiziere affinchè lo Stato di Israele e (addirittura!) l'intera collettività Ebraica della Diaspora facciano un "mea culpa" per delle colpe di cui non portano assolutamente la responsabilità perchè non chiede agli arabi di fare il "mea culpa" per aver tenuto per anni in squallidi campi profughi i "fratelli palestinesi" e per averne alimentato (attraverso la propaganda araba antisemita) l'idea che fosse possibile la distruzione di Israele? Perchè non chiede ad Arafat di fare il "mea culpa" per gli attentati terroristici che Lui ha commesso direttamente o indirettamente (tramite Hamas) in Israele? Forse che per Lei esistono "mea culpa" di serie A (Israele e la Comunità Ebraica diasporica) e di serie B (i palestinesi e gli arabi)?

Punto 2°) Israele che, secondo Lei, deve fare il "primo passo" nei confronti dei palestinesi. Ebbene Signora Spinelli, il "primo passo" Israele lo ha fatto da un bel pezzo di tempo.

Fin da quando Israele conquistò, nella guerra del 1967 (guerra scatenata, come nel 1948, anche quella dai paesi arabi per distruggere lo Stato Ebraico) Israele propose una serie di piani di pace che avrebbero portato de facto alla nascita di uno stato palestinese. Il primo piano di pace fu quello elaborato dall'allora Ministro degli Esteri di Israele Yigal Allono che prevedeva il ritiro dal 60% dei territori palestinesi. Lo stesso Allon ammise in un intervista concessa ad Arrigo Levi che se quel piano fosse stato accettato dagli arabi e dai palestinesi sarebbe nato in quei territori uno stato palestinese (pag.73 e 74 del libro di Arrigo Levi "Rapporto su Medio Oriente" Ed. il Mulino che le consiglio caldamente di leggere) ma i palestinesi e i paesi arabi riuniti nel summit di Karthoum rifiutarono tale proposta con la scusa che Israele doveva garantire il cosiddetto "diritto al ritorno"(in territorio israeliano) dei cosiddetti "profughi palestinesi"(allora erano circa un milione di persone). Una richiesta, questa degli arabi, totalmente inaccettabile perchè avrebbe minato Israele dall'interno.

A questo piano abortito per il rifiuto degli arabi ne seguirono molti altri ma tutti naufragarono sempre sullo stesso punto la persistente richiesta degli arabi di garantire il cosiddetto "diritto al ritorno" (nel territorio di Israele e non nei territori palestinesi) di questi "profughi". Con il governo Barak Israele sperava che Arafat e gli arabi avessero abbandonato questa richiesta totalmente insensata ed idiota. E per questo il governo Barak aveva offerto ai palestinesi il 97% della West Bank e la divisione di Gerusalemme. Ma, durante il summit di Camp David, Arafat (fra la sorpresa di mezzo mondo) rifiutò tali generose proposte rimettendo sul tavolo la stessa identica richiesta stupida ed assurda e cioè il "diritto del ritorno". E fu porprio per colpa di Arafat e di questa richiesta che lui aveva fatto se il summit di Camp David fallì in modo clamoroso.

Ed anche oggi che Sharon offre, sia pure con proposte diverse da quelle di Barak, uno stato palestinese Arafat lo rifiuta sempre con lo stesso ed identico pretesto il "diritto al ritorno". Dunque Signora Spinelli di chi è la responsabilità se oggi non c'è la pace in Medio Oriente?

Punto 3°) Gli insediamenti nei territori.

Gli insediamenti nei territori sono un problema complesso ma non bisogna dimenticare che Barak era pronto a smantellarne la maggior parte in cambio della pace.

Sharon quando ha accettato il Piano Mitchell (non ancora accettato del tutto da Arafat), ha dichiarato a tale proposito, che non vi saranno ulteriori costruzioni di insediamenti nei territori palestinesi.

Punto 4°) Il fondamentalismo Ebraico.

Non paga di aver attaccato lancia in resta, come un Amazzone, Israele e la sua politica Ella Signora Spinelli sostiene che il fondamentalismo Ebraico (una tragica realta purtroppo) ha molto seguito nel ceto rabbinico e cita il caso del medico di Hebron Baruch Goldstein e del rabbino Ovadia Yosef.

Mi permetto di ricordarLe cara Signora che Israele è una democrazia dove non viene tollerato alcun tipo di fanatismo e fondamentalismo e se un insegnante pronuncia davanti ai suoi allievi delle parole razziste nei confronti degli arabi va dritto dritto in galera per razzismo mentre invece in tutti i paesi arabi e islamici (anche quelli cosiddetti moderati) si inneggiano ai terroristi-kamikaze che vengono considerati dei "martiri" e sui giornali di questi paesi fanno bella mostra delle orride vignette antisemite. Il caso da Lei citato del medico di Hebron Goldstein è un caso drammatico ma marginale ed isolato e che è stato duramente condannato da tutta la società israeliana.

L'altro caso a cui Ella si riferisce, quello del rabbino Ovadia Yosef, viene da Lei citato in modo del tutto distorto ed avulso da qualsiasi realtà, il rabbino Yosef non ha detto assolutamente che tutti gli arabi son dei serpenti bensì riferendosi ai terroristi-kamikaze di Hamas e ai barbari attentati che Hamas compie contro la popolazione civile d'Israeleha detto che tutti "i terroristi arabi sono dei serpenti" e, spero che Lei ne convenga c'è una bella differenza, tra la frase da Lei riportata (totalmente falsa) e quello che invece il rabbino Yosef ha detto nella realtà.

Il ceto rabbinico in Israele è, a stragrande maggioranza, molto attivo da anni nel promuovere iniziative di pace e di dialogo con il mondo islamico (nonostante grandi difficoltà) e molte illustri personalità dell'Ebraismo d'Israele si battono da anni in favore della pace. Basti pensare, ad esempio, all'impegno personale del Rabbino-Capo Askenazita di Israele Rabbi Israel Meir Lau, basti pensare all'impegno dell'Associazione Rabbini per la pace e a molte altre associazioni che, in ambito rabbinico, sono impegnate in favore della pace con i palestinesi e gli arabi.

Punto 5°) Il "mea culpa" del Papa.

Ma, non contenta di aver detto di Israele tutto il male possibile, Ella Signora Spinelli continua imperuturbabile nei soliti luoghi comuni e stereotipi antisemiti sugli Ebrei e su Israele. Continuando a "battere il tasto" (come si suol dire a Roma) su questa storia del "mea culpa" Ella porta ad esempio il Papa che ha saputo scusarsi degli Orrori commessi dalla Chiesa cattolica e in particolare del secolare antigiudaismo e antisemitismo cristiano dei secoli passati.

Il gesto del Papa, nei confronti degli Ebrei e di Israele, è stato senza dubbio un gesto lodevole e sacrosanto ma non si riesce proprio ad evincere dal suo articolo il collegamento che Ella fa con il gesto del Papa con l'attuale e drammatica situazione in Israele. Tra l'altro il perdono chiesto dal papa mi sembra, a mio avviso, quantomeno "inquinato " da alcune iniziative che la Chiesa Cattolica ha avviato nell'ultimo anno e che non si posso certo definire amichevoli nei confronti del mondo Ebraico e di Israele.

Si è cominciato con la beatificazione di Pio IX (il Papa dell'ultimo ghetto in Italia prima dell'unità), si è data udienza ad Haider in Vaticano, al silenzio del papa in Siria di fronte all'invettiva fortemente antiisraeliana e antisemita di Assad junior e per finire alla totale chiusura del Vaticano di fronte alla richiesta proveniente dal mondo Ebraico di aprire gli archivi del Vaticano per capire il comportamento di papa Pacelli durante la Shoah.

Punto 6°) La doppia lealtà. E qui Signora Spinelli come si suol dire a Roma "mi cascano le braccia". Ma come? Lei figia di un Ebrea come Ursula Hirschmann che ha patito sulla propria pelle la bestialità delle persecuzioni di Hitler cade nel classico stereotipo antisemita dell'Ebreo che conserverebbe una doppia lealtà. Cosa c'è di male, le chiedo, se la stragrande maggioranza dei membri delle Comunità Diasporiche hanno un sentimento di profondo affetto, di rispetto e di solidarietà (sopratutto in un momento così drammatico) nei confronti dei fratelli in Israele? Per caso, Signora Spinelli, considera questi sentimenti un ostacolo alla pace?

Punto 7°) Ma dove Ella Signora Spinelli la spara più grossa (e scommetto in totale accordo con il suo guru e maestro morale Sergio Romano) è quando scrive se "non ci si può chiedere se gli Ebrei non siano in qualche modo affezionati al proprio dolore" e ancora "ci si può chiedere se l'antisemitismo non sia durevolmente divenuto un elisir di vita". Ebbene Signora Spinelli, stia pure certa che gli Ebrei farebbero volentieri a meno di questo elisir (in realtà un veleno mefitico) che si chiama antisemitismo. Ma l'antisemitismo è un fenomeno così irrazionale e così duro a morire (e non certo per colpa degli Ebrei) che alcuni regimi del mondo arabo-islamico ne fanno addirittura un pilastro centrale per la loro stessa esistenza.

Punto 8°) Infine per concludere vorrei chiederLe Lei salutò con un certo favore in alcuni suoi articoli precenti la nascita in Israele del governo di unità nazionale Sharon-Peres. Come mai ha cambiato idea? E come mai Ella si scaglia con tanto livore contro l'Ebraismo ed Israele forse Ella Signora Spinelli è affetta dal complesso dell'"Ebrea che odia se stessa"?

Riccardo Sbarra

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