Il 28 ottobre La Stampa di Torino pubblicava una articolo firmato Barbara Spinelli intitolato "Quel mea culpa che manca nell'ebraismo" che suscitava forti reazioni nel mondo ebraico e no. Non abbiamo mai creduto che fosse utile per gli ebrei in genere "rincorrere" le sollecitazioni del mondo esterno, perché crediamo nelle nostre capacità propositive, tuttavia le reazioni a questo articolo costituiscono sicuramente una spinta al dibattito interno ebraico, sempre vivace. Morashà vi contribuisce pubblicando gli articoli pervenuti in redazione, di cui solo alcuni apparsi sulla stampa "cartacea". Chiunque volesse inviare degli altri, l'indirizzo è sempre quello: redazione@morasha.it. Buona lettura.

I nove peccati capitali

Gentile Signora Spinelli,

ho letto con grande interesse il Suo articolo su La Stampa del 28 ottobre u.s.; con grande interesse e sollievo perché è il primo articolo autenticamente antisemita che compare dall’epoca dei Protocolli dei Savi di Sion. Finalmente c’è qualcuno che ha il coraggio di non mascherare l’antisemitismo con l’antisionismo. Il problema quindi non è Israele, sono gli ebrei!

Questi ebrei che non sono sfiorati da dubbi, quel " … dubbio filosofico e teologico che fonda le virtù d’Europa e che caratterizza il monoteismo cristiano, in particolare cattolico …".

Peccato che Lei dimentichi che se c’è una religione nella quale non esistono dogmi questa è proprio la religione ebraica, al contrario del cristianesimo e ancor più del cattolicesimo che sui dogmi si fondano (la Santa Trinità) e che hanno continuato a porne anche in tempi non remoti (l’infallibilità del Papa). Sarebbe comunque sufficiente leggere la Mishnà e il Talmud — letture peraltro non facili — per toccare con mano come la pratica della vita religiosa e civile dell’ebreo nascano da lunghe discussioni tra i saggi e le regole conseguenti vengano accettate in modo democratico.

E qual è il dubbio che dovrebbe cogliere gli Ebrei? Quello che non è giusto far pagare gli orrori della Shoah al popolo palestinese con la costituzione dello stato di Israele?

Peccato che anche qui Lei colpevolmente dimentichi che la "nascita di un focolare ebraico in Palestina" fu stabilita nella dichiarazione Balfour sul finire della 1° guerra mondiale, quando di Shoah non c’era neppure il terribile presentimento.

Peccato che Lei dimentichi che a quell’epoca quel pezzo di Medio Oriente era una landa desertica dell’Impero Ottomano in mano a latifondisti arabi, dai quali la terra venne comprata a caro prezzo, dissodata, bonificata e resa fertile dai "coloni" ebrei, quando di popolo palestinese non si sentiva proprio parlare.

Peccato che Lei dimentichi che lo Stato di Israele nacque per una decisione dell’ONU e non per una guerra di invasione e di conquista, guerra che fu invece dichiarata nel 1948 dagli stati arabi che non riconobbero quella decisione e che fu rinnovata con vari attacchi fino a quello proditorio della guerra del Kippur del 1973. Il "guaio" di Israele è di esserne sempre uscito vincitore e ciò dà indubbiamente fastidio a chi è abituato all’immagine dell’ebreo mite ed oppresso, eventualmente da coccolare e sostenere per farsi il bidé alla coscienza.

Peccato che Lei dimentichi che negli anni dal 1948 al 1967 il popolo palestinese ha vissuto in condizione miserevoli, molto peggiori di quelle attuali, sulle stesse terre di Cisgiordania e di Gaza, che oggi rivendica come territorio nazionale, all'epoca sotto il governo di due paesi arabi, la Giordania e l’Egitto, che ben si sono guardate dal concedere la benché minima autonomia, procedendo anzi a sanguinose repressioni. Dobbiamo quindi chiedere a Re Abdallah di Giordania e al Presidente dell’Egitto Mubarak di unirsi nella professione di scuse?

Peccato che Lei dimentichi che l'unica ragionevole offerta per la costituzione di un vero Stato Palestinese è venuta dal primo ministro israeliano Barak ed è stata rifiutata dai palestinesi perchè il loro vero obiettivo è di eliminare Israele.

Peccato che Lei dimentichi che quando il democratico Stato di Israele ha avuto sentore che ci potesse essere una responsabilità, anche indiretta, di un proprio alto esponente politico/militare in massacri di popolazioni civili in Libano, questa persona — Ariel Sharon — è stato posto sotto inchiesta e rimosso da ogni incarico.

Peccato che Lei dimentichi di evitare un tono liberatoriamente razzista quando invoca la rescissione del "vincolo di sangue" che lega gli ebrei a Israele, dimenticando che, pur invocando da 2000 anni nelle proprie preghiere il ritorno a Gerusalemme, proprio tra gli ebrei di Israele stesso e della diaspora sono sorte alcune delle critiche più dure alla politica del governo di Israele (e non del popolo di Israele).

Peccato infine che Lei dimentichi che quell’esercito prussiano, guidato da un antesignano di Bismark di nome Mosé, andasse alla conquista della Terra Promessa avendo come arma strategica un carro armato costituito da una cassa di legno contenente due tavole di pietra. Su quelle tavole c’era scritto quanto di meglio il mondo civile ha saputo produrre.

Cordiali saluti

Prof. Fabio A. Schreiber

Milano, 31/10/2001

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