Gli insegnamenti dell’Haggadà di Pèsach

Che cosa possiamo imparare, ebrei e non ebrei, la sera del Sèder, da portarci dietro tutto l’anno?

Lista sintetica senza nessuna garanzia di completezza e senza ordine di importanza. Alcuni insegnamenti sottintendono una conoscenza delle fonti accennate.

1) Si può uscire anche da una situazione apparentemente senza via d’uscita – Vedi il principio “Inizia con la diffamazione e finisce con la lode”: a) Gli ebrei schiavi in Egitto; b) Il popolo ebraico che ai suoi inizi era idolatra.

2) I miracoli di per sé non servono, se non c’è intervento umano – Vedi a) Midràsh secondo cui solo 1/5 del popolo ebraico preferì uscire dall’Egitto; b) Le numerose rivolte del popolo successive all’uscita; c) Midràsh su Nachshòn ben Amminadàv al momento dell’attraversamento del Mar Rosso.

3) Bisogna parlare a ogni persona secondo le sue capacità di ascoltare e di comprendere – Vedi i 4 figli (secondo un commento la berakhà “Barukh Hamakòm” è perché ci venga data questa capacità).

4) I concetti complessi vengono spiegati meglio quando ci sono degli stimoli visivi – Vedi la presenza dei diversi cibi simbolici sul tavolo del Sèder.

5) Ogni grande cambiamento avviene per gradi, anche se la sua fase finale può essere immediata – Vedi a) Le 10 piaghe (i 10 pronunciamenti con cui fu creato il mondo, i 10 comandamenti); b) La matzà che viene preparata con acqua “riposata” e poi velocemente impastata; c) Midrash: La schiavitù cessò già da Tishrì, ma gli ebrei uscirono in fretta a Nissàn, 6 mesi dopo.

6) Quando si è arrivati al momento (o alla decisione) di agire, bisogna farlo subito – Vedi la matzà che va preparata e cotta entro 18 minuti, se no lievita.

7) Non agire quando bisognerebbe farlo, è uguale a agire male – Vedi a) Concorso degli egiziani nelle persecuzioni del faraone (espressione “egiziani in Egitto”); b) La matzà che lievita non per un’azione sbagliata, ma per semplice inazione.

8) Non c’è dittatura senza popolo consenziente – Vedi concorso degli egiziani nelle persecuzioni del faraone (espressione “egiziani in Egitto”).

9) Si può essere veramente liberi dagli uomini solo se si è schiavi di Dio – Vedi discorsi di Moshè al faraone.

10) Non c’è memoria del passato senza verbalizzazione – Vedi Rabbàn Gamlièl “Chi non pronuncia queste tre parole non adempie all’obbligo: Pèsach – Matzà – Maròr”.

11) Non c’è ideologia senza azione – Vedi mitzvòt materiali del Sèder che si aggiungono alla mitzvà del racconto.

12) Non siamo veramente liberi se non siamo riconoscenti a chi ci ha liberato – Vedi Hallèl della seconda parte della Haggadà.

13) Le donne sanno spesso vedere più lontano degli uomini – Vedi a) Midràsh su Miriam che convince Sinedrio ad annullare decreto di scioglimento delle unioni; b) Midràsh sulle donne che tentavano gli uomini stanchi dei lavori; c) Midràsh sui gioielli prima con il Vitello d’oro, poi con il Tabernacolo.

14) Nelle occasioni veramente importanti la famiglia si trova unita – Vedi la presenza del figlio ostile (rashà).

15) Il saggio chiede per fare, l’ostile chiede per tirarsi fuori – Vedi figlio saggio (“Che sono queste leggi…”) e figlio ostile (“Che cos’è questo lavoro faticoso per voi…”)

16) Nessuno è così saggio o così anziano da non dover più studiare – Vedi “Anche se tutti fossimo saggi, tutti intelligenti, tutti anziani…”.

17) Il dovere di trasmettere la propria identità ai figli è così importante che se uno non ha figli deve raccontarsi da solo – Vedi halakhòt del Rambàm sulla mitzvà del racconto.

18) La mitzvà di raccontare è prima ai propri figli poi a tutti gli altri – Vedi le domande di Ma Nishtanà che aprono il Sèder.

19) Si ricorda la propria identità tutto l’anno e si celebra una volta sola – Vedi ricordo dell’uscita dall’Egitto nello Shemà e nella Haggadà di Pèsach.

20) Non esiste libertà vera nella povertà – Vedi a) La mitzvà di adagiarsi sul gomito; b) La mitzvà della tzedakà ai bisognosi prima di Pèsach.

21) Non esiste libertà se non si rischia in proprio – Vedi a) La mitzvà della milà comandata prima dell’uscita (sangue – rischio personale); b) La mitzvà del sacrificio di Pèsach e del sangue sugli stipiti delle porte (sangue – rischio collettivo, perché l’agnello era divinità egiziana).


David Piazza
Aprile 2006 –Nissàn 5766