I quattro figli della Haggadà

"Noi siamo soliti considerare i quattro figli della haggadà come quattro persone diverse. In realtà essi rappresentano quatto caratteri che convivono in ognuno di noi. Anche il chakhàm a volte si comporta come rashà e viceversa. Ognuno di noi è spesso ingenuo e quasi mai sappiamo porci le giuste domande e trovare le risposte per migliorare la nostra vita” (Israèl Meir di Rozin)


“è un precetto affermativo della Torà quello di raccontare dei miracoli e dei prodigi che sono stati fatti ai nostri padri in Egitto la notte del quindici di Nissàn”. (Rambàm)

“Il saggio che cosa dice? Che cosa sono queste testimonianze, questi statuti e leggi...” (Haggadà)

"Se è un precetto della Torà quello di narrare dei miracoli e dei prodigi, perché il saggio pone solo questioni relative alle norme da rispettare? Noi ebrei non basiamo la nostra fede sui miracoli. Il miracolo è indubbiamente importante, ma solo i miracoli che hanno cambiato in modo perenne la personalità del popolo ebraico sono degni di essere ricordati. Il figlio saggio della haggadà non pone questioni filosofiche sulle piaghe che hanno colpito l'Egitto o sul prodigio del Mar Rosso.

Egli chiede soprattutto in che cosa questi miracoli hanno cambiato Israele, che cosa è rimasto nel popolo ebraico dopo la sua uscita dall'Egitto. Il chakhàm sa che tutti i miracoli avevano lo scopo di portare il popolo ebraico al monte Sinai per ricevere le mitzvòt e per questo egli chiede il modo per metterle in pratica.

Al contrario, il rashà è disposto a parlare dei miracoli, è disposto a studiare, ma la pratica delle mitzvot lo turba e gli da fastidio. In lui rimarrà qualche commento ma nulla più. I prodigi, i miracoli di cui parla non lo cambieranno e prima o poi uscirà dalla collettività" (Rav Itzchàk Hutner)


Al malvagio e a colui che non sa porre domande viene data un unica risposta: "Noi pratichiamo questo culto in onore del Signore per tutto ciò che Egli operò in mio favore all'uscita dall'Egitto ". Il malvagio pone domande ma in realtà non cerca risposte. La sua mente è chiusa ad ogni proposta, per questo lo si può considerare simile a colui che non sa fare domande. Fare domande significa innanzi tutto saper cambiare se stessi ascoltando le risposte del nostro interlocutore. (Rav Itzchàk Hutner)


Il saggio che cosa dice?… Il malvagio che cosa dice?… Il semplice che cosa dice?… (Haggadà)

Noi consideriamo le persone dalle azioni, ma dovremmo abituarci a riconoscere un saggio, un malvagio o l'uomo semplice dalle loro parole. (Rav 'Ovadià Yossèf)

Testi raccolti da Rav Reuven Colombo © 2000