A cura di rav Reuven Roberto Colombo

 

Il tredici di Adar è un giorno di digiuno in ricordo del digiuno osservato da Mordechày, Estèr e da tutto il popolo ebraico. Il tredici di Adar i nemici degli Ebrei avevano progettato di renderli schiavi e poi di distruggerli, ma, al contrario, furono essi a essere sconfitti. Tutte le volte che si è trovato a dover fronteggiare un pericolo, il popolo ebraico ha digiunato. Così troviamo che Moshè ha digiunato prima di entrare in guerra contro Amalèk. La ragione di questi digiuni è per affermare che l’uomo non deve prevalere grazie alla sua forza fisica, ma è solo grazie alla misericordia divina, che si ottiene pregando, che l’uomo può sperare di prevalere e vincere in battaglia. Questo, quindi, era anche lo scopo del digiuno osservato da Israele ai tempi di Hamàn e in ricordo di quel digiuno venne istituito un digiuno annuale da osservare in tutte le generazioni lo stesso giorno. Tramite esso sottolineiamo che D-o accetta la preghiera e il pentimento di ogni persona sia nel momento di pericolo che in quello del bisogno.

Il digiuno viene ricordato come il digiuno di Estèr perché fu lei che per prima chiese al popolo di digiunare e infatti disse a Mordechày: "Vai e raduna tutti gli Ebrei che ci sono a Shushan e digiunate per me. Non bevete e non mangiate per tre giorni, né di giorno né di notte. Anch’io e le mie ancelle digiuneremo in questa maniera." (Estèr 4:16)

Noi, comunque, non osserviamo il digiuno per tre giorni come avvenne per il digiuno originale. Inoltre, il digiuno originale di Estèr avvenne il tredici, il quattordici e il quindici di Nissan perché fu allora che Mordechày apprese le intenzioni di Hamàn e seppe della lettera del re, scritta il tredici di Nissan, che decretava la distruzione del popolo ebraico. Il nostro digiuno cade, invece, il tredici di Adar per commemorare il digiuno degli Ebrei che si erano riuniti per difendersi; infatti, Estèr propose il primo digiuno per affrontare l’incipiente calamità, e tutti i digiuni decretati successivamente durante quel periodo vengono riportati col suo nome.

Alcuni, comunque, dicono che il nostro digiuno del tredici di Adar sia davvero in ricordo del digiuno di Estèr durato tre giorni. In ogni caso, poiché il digiuno di commemorazione non avrebbe potuto essere osservato a Nissan, perché i digiuni sono proibiti in questo mese, i Chachamim hanno deciso di osservarlo il tredici di Adar che comunque era stato il giorno in cui gli Ebrei avevano digiunato quando si erano riuniti per difendersi. Sebbene il digiuno di Estèr fosse durato tre giorni, i Chachamim furono indulgenti e designarono che il digiuno di commemorazione durasse un giorno solo.

Il digiuno di Estèr: Halachà

Il digiuno di Estèr non è uno dei quattro digiuni pubblici decretati dai profeti, perciò si è di norma più indulgenti per quanto riguarda la sua osservanza: donne incinta, donne che allattano e coloro che sono malati non sono obbligati a osservarlo. Comunque, la preghiera di Anenu nell’Amidà, le Selichot e la lettura speciale della Torà sono obbligatori anche nel digiuno di Estèr.

Se il digiuno di Estèr cade di Shabbat, questo viene spostato al giovedì precedente, l’undici di Adar.

Il mezzo Shekel

E’ usanza a Minchà del tredici di Adar dare tre mezze monete correnti, che verranno date ai poveri. Questo contributo viene fatto in memoria del mezzo Shekel dato da Israele a Rosh Chodesh Adar, quando il Beth ha-Mikdash ancora esisteva.

Questo atto commemorativo viene eseguito prima della lettura della Meghillà, poiché tutto Israele si riunisce nelle sinagoghe per ascoltare la lettura della Meghillà. La donazione dovrebbe essere fatta prima di Minchà, poiché il diligente compie le Mitzvòt il prima possibile.

Il motivo per cui si danno tre mezzi Shekalim è che la parola ebraica Terumà (donazione) e le parole "mezzo-Shekel" sono menzionate tre volte nella Parashà di Ki Tissà, Parashà in cui viene comandata la Mitzvà del mezzo Shekel.

La pratica corrente è quella di vedere questa donazione come non esentante dalla Mitzvà di dare denaro ai bisognosi, che è una Mitzvà specificamente prescritta per Purim.

I giorni di Purim

L’osservanza di Purim come festa fu designata dai Maestri e dai Profeti. Il quattordici e il quindici di Adar sono celebrati come Purim. Il giorno specifico in cui si festeggia Purim dipende dal luogo; nei posti in cui viene celebrato il quattordici, non si celebra il quindici e viceversa; come è scritto nella Meghillà: "per confermare questi giorni di Purim al tempo fissato" (Estèr 9, 31).

Ma perché ci sono giorni diversi in cui si festeggia Purim in base alla città in cui si vive? Perché non hanno scelto un unico giorno in cui festeggiare Purim, come accade per tutte le altre feste?

Notiamo che già ai tempi di Mordechày ed Estèr, Purim veniva celebrato in un giorno diverso a Shushan rispetto che nelle altre città. In tutte le altre città la battaglia ebbe luogo il tredici di Adar, poi la gente si riposò e celebrò il quattordici di Adar. A Shushan comunque la battaglia avvenne il tredici e il quattordici di Adar, poi la gente si riposò e celebrò solo il quindici. Era perciò giusto che solo la città di Shushan dovesse celebrare Purim il quindici di Adar. I Chachamim di quell’epoca però desideravano dare onore a Gerusalemme e alla terra di Israele, che in quel periodo era desolata. Perciò essi stabilirono le seguenti regole:

Shushan, dove avvenne il miracolo, ha un’importanza sua propria e celebra Purim il quindici, anche se non era cinta da mura all’epoca di Yehoshua ben Nun. Le altre città che erano cinte da mura ai tempi di Yehoshua ben Nun, anche se ora sono in stato di rovina e non sono più cinte da mura, sono considerate importanti. Perciò ad esse è accordato lo stesso status di importanza di Shushan e celebrano Purim il quindici. Mentre le città che non erano circondate da mura ai tempi di Yehoshua ben Nun, anche se lo sono adesso, devono celebrare Purim il quattordici di Adar.

Oggi l’unica città che festeggia Purim il quindici di Adar, insieme a Shushan, è Gerusalemme. Sebbene la Meghillà venga letta anche il quindici di Adar in alcune città di Israele (ad esempio, Acre, Jaffa e Tiberiade), questa è solo un’usanza basata sulla possibilità che esse potessero essere circondate da mura ai tempi di Yehoshua ben Nun. Queste città celebrano Purim il quattordici; la lettura addizionale della Meghillà il quindici è basata sul dubbio circa il loro status e perciò non recitano le Berachot durante la lettura del quindici.