Non tutto Israele partecipò al banchetto organizzato da Achashverosh. Il verso dice: "E lui diede un banchetto per tutte le persone che erano a Shushan" (1, 3).

R. Chama bar Chanina spiegò: Questo significa che solo la gente comune partecipò al banchetto, gli anziani della comunità sentirono del banchetto e scapparono.

R. Shimon bar Yochai disse: Questo è per venirci a dire che essi furono forzati a mangiare cibo preparato da non Ebrei, i quali dissero a Israele: "E’ il vostro D-o capace di preparare un banchetto come questo nel Mondo Futuro?" E gli Ebrei, ormai lontani dal mondo ebraico e abbindolati dal cibo, risposero: "Nessuno sa quello che ci sarà nel Mondo Futuro, ma se Egli preparasse un banchetto come questo, noi diremmo: "Noi abbiamo già mangiato un banchetto come questo alla presenza di Achashverosh."


 

Verso il mattino il re sognò: Hamàn stava in piedi davanti a lui con la spada sguainata. Hamàn stava rimuovendo gli abiti regali e la corona e si stava preparando ad ucciderlo.

In quel momento, mentre il re stava sognando, Hamàn stesso venne e bussò alla porta del re. Il re si svegliò di soprassalto e chiese: Chi c’è a corte? (Estèr 6, 4)

I suoi servi gli dissero: C’è Hamàn a corte (ibid., 5)

Achashverosh disse tra sé e sé: "Questo non è un sogno". E poi disse ai suoi servi: Fatelo entrare (ibid.).

Quando entrò, il re gli disse: Cosa si dovrebbe fare per un uomo che il re desidera onorare? (ibid., 6). Hamàn cominciò a gonfiarsi di orgoglio pensando: "Chi è più grande di me? Chi merita più onore di me? Qualsiasi cosa suggerisca sarà fatta per me!" E così replicò: "Mio signore, il re! Per un uomo che il re desidera onorare, si portino il vestito regale che il re indossò, e il cavallo sul quale cavalcò il re quando venne posta sul suo capo la corona reale (ibid. , 8).

Quando Hamàn menzionò la corona reale, l’espressione del re cambiò e pensò tra sé: "Questo è quello che ho visto nel mio sogno. Vuole uccidermi." E disse ad Hamàn: Presto, prendi il vestito e il cavallo ed esegui ciò hai suggerito per Mordechày! (ibid., 10).

Hamàn chiese: "Mio signore, il re, ci sono molti Mordechày in questo mondo."

E il re rispose: "Mi riferisco a Mordechày l’ebreo" (ibid.)

Hamàn disse: "Ma ci sono molti Mordechày anche tra gli Ebrei."

E il re rispose: Quello che siede all’entrata del palazzo reale (ibid.).

Hamàn disse: "Se questo è l’uomo che desideri onorare basta dargli un villaggio o un fiume."

Il re ruggì come un leone contro di lui, dicendo: Non tralasciare neanche un dettaglio di tutto quello che hai suggerito! (ibid.)

Il re, quindi, chiamò Hasach e Charvonah e ordinò loro di accompagnare Hamàn. Diede loro le seguenti istruzioni: "State attenti che non ometta ogni singolo dettaglio di quello che ha suggerito." I due quindi andarono con Hamàn.

(Pesikta Rabba 18)


 

Hamàn andò nel magazzino del re, abbassò la testa come se fosse in lutto. I suoi occhi erano cupi, la sua bocca contorta, il suo cuore oppresso e le sue ginocchia tremanti. Prese i vestiti e gli ornamenti del re e uscì agitato. Procedette verso le stalle reali e lì scelse il miglior cavallo sul quali mise una corona d’oro e, tenendo strette le redini, si avviò verso la casa di Mordechày.

Quando Mordechày vide Hamàn che si avvicinava col cavallo, si disse fra sé: "Mi sembra che quest’uomo malvagio stia venendo per farmi calpestare dal suo cavallo." I discepoli di Mordechày erano seduti davanti a lui e studiavano Torà. Egli disse loro: "Alzatevi e fuggite così non sarete bruciati dalla mia brace."

Essi replicarono: "Non ti lasceremo, sia nella vita che nella morte noi siamo con te."

Mordechày si avvolse nel suo Tallit e cominciò a pregare. In quel momento, Hamàn entrò e si sedette fra gli studenti. Chiese loro: "Cosa state studiando?"

Essi risposero: "Le leggi dell’Omer, che Israele offriva quando c’era il Beth Hamikdash" (Infatti Hamàn andò da Mordechày il sedici di Nissan, il giorno in cui veniva offerto l’Omer e quindi l’argomento che Mordechày stava studiando con i suoi alunni era pertinente con quella data).

Hamàn chiese loro: "E questa offerta dell’Omer veniva fatta in oro o in argento?"

"Era fatta in orzo" risposero.

"E quanto era il suo valore?" domandò.

"Molto poco," essi risposero. "Dieci Maot" (la più piccola moneta d’argento).

Hamàn disse: "Le vostre dieci Maot hanno prevalso sui miei diecimila Kikar d’argento."


 

Quando Mordechày finì di pregare, Hamàn si rivolse a lui: "Alzati Mordechày il giusto, figlio di Avrahàm, Ytzchak e Yaakov! I tuoi vestiti di sacco e la tua polvere hanno prevalso sui miei diecimila Kikar d’argento. Rimuovi i tuoi vestiti di sacco e la tua polvere, indossa gli abiti reali e monta il cavallo del re."

Mordechày replicò: "Malvagio, figlio di Amalèk! Aspetta un’ora finché non avrò mangiato del pane amaro e bevuto dell’acqua amara. Allora potrai portarmi fuori e appendermi alla forca."

Hamàn gli disse: "Alzati Mordechày il giusto! Dal primo momento grandi miracoli sono stati fatti per te. La forca che ho preparato è a mio danno. Ora alzati e indossa questi abiti reali, mettiti la corona in testa e monta a cavallo, perché il re desidera onorarti."

Mordechày allora capì che D-o aveva compiuto un miracolo per lui. Si girò verso Hamàn e disse: "Stupido, questo non è conveniente! Io siedo nella polvere e nei vestiti di sacco e il mio corpo è sporco. Posso io così indossare gli abiti reali? Non mi metterò questi vestiti fino a quando non mi sarò fatto un bagno e tagliato i capelli."

Andò a cercare qualcuno che potesse fargli fare un bagno e un barbiere, ma non riuscì a trovare nessuno. Perciò Hamàn portò Mordechày al bagno pubblico e si occupò di lui, portandogli ogni sorta di profumi e lozioni, lavandolo e sfregandolo con oli profumati. Portò anche delle forbici da casa sua e tagliò i suoi capelli. Mentre stava lavorando, Hamàn cominciò a piangere.

"Perché piangi?" gli chiese Mordechày.

Hamàn rispose: "Ahimè! Ero l’uomo più grande fra i nobili e il mio trono era sopra tutti gli altri. E ora sono diventato un servitore da bagno e un barbiere."

Mordechày rispose: "Spregevole che non sei altro! Non mi ricordo forse tuo padre che era un servitore da bagno e un barbiere. Questi sono i suoi strumenti."

Quando Hamàn ebbe finito di vestire Mordechày, gli disse: "Ora monta sul cavallo e vai."

Mordechày rispose: "Sono vecchio e debole a causa del mio digiuno."

Hamàn si inginocchiò e abbassò il collo. Mordechày passò sopra Hamàn e salì a cavallo, dandogli un calcio come lui aveva fatto in precedenza.

"Mordechày," disse Hamàn "non c’è forse scritto Quando il tuo nemico cade, non gioire? (Mishlè 24, 17)"

Mordechày rispose: "Uomo malvagio! C’è anche scritto I tuoi nemici ti mentiranno, e tu calpesterai le loro alture (Devarim 33, 29)."


 

Mordechày cavalcò mentre Hamàn camminò davanti a lui annunciando: Così vien fatto all’uomo che il re vuole onorare (Estèr 6, 11). Mentre Mordechày sfilava per le vie principali di Shushan, la figlia di Hamàn si affacciò alla finestra e guardò fuori dalla finestra; quando vide la vergogna di suo padre, cadde dal balcone e morì.

Quando gli Ebrei videro la gloria di Mordechày, dissero: "Così vien fatto all’uomo che il Re in Cielo vuole onorare."

Anche Mordechày lodò il Signore e cantò: "Io Ti esalterò, o Hashèm, perché mi hai salvato e non hai permesso ai miei nemici di gioire della mia disgrazia" (Tehillìm 30, 2).

Gli alunni di Mordechày dissero: "Cantate ad Hashèm, o devoti, e rendete omaggio al Suo santo nome. Perché la Sua collera dura solo un istante, ma la mia vita dipende dalla Sua volontà" (ibid. , 5-6).

Estèr disse: "Soltanto a Te, o Hashèm, io mi rivolgerò, e al mio Signore farò appello" (ibid. , 9).

Gli Ebrei dissero: "Tu hai mutato il mio lamento in una danza" (ibid. , 12).