Tesi di laurea di Annamaria Colombo - La spoliazione dei beni degli ebrei in Italia in seguito alle leggi razziali del 1938 e le relative restituzioni


Capitolo 3: L'ente di gestione e liquidazione immobiliare

3.1. L’istituzione dell’Ente
3.1.a. L’approvazione dello Statuto
3.1.b. L’ampliamento dei compiti dell’Egeli: la gestione dei beni
3.2. L’attività dell’Egeli dal 1938 al 1943
3.3. La svolta del 1943: il trasferimineto dell’Ente di Gestione e Liquidazione e la sua attività
3.4. Il nuovo Statuto dell’Ente di Gestione e Liquidazione
3.5. L’effettiva posizione dell’Ente nel periodo della Repubblica Sociale Italiana
3.6. Le difficili relazioni tra l’Ente di Gestione e Liquidazione e il lavoro delle prefetture: alcune vicende.
3.6.a. Il caso di Reggio Emilia
3.6.b. La situazione di Cremona e Ferrara.
3.6.c. I gioielli di Como
3.6.d. Il tesoro della comunità ebraica di Firenze
3.7. Cenni conclusivi

3.1. L’istituzione dell’Ente.

3.1.a. L’approvazione dello Statuto

L’obiettivo della Repubblica Sociale nei confronti degli ebrei italiani risultava a questo punto sufficientemente chiaro: a seguito delle scelte politiche, tradotte repentinamente in provvedimenti, occorreva anzitutto sequestrare i beni degli appartenenti alla razza ebraica e, successivamente, alienarli in modo tale da versare il ricavato nelle casse del Tesoro.

Proprio questo secondo aspetto venne concretamente reso possibile con l’istituzione dell’Ente di Gestione e di Liquidazione immobiliare.

La struttura di tale ente venne fissata con l’art. 11 del Regio Decreto-legge n.126; con esso se ne sanciva l’istituzione e venivano indicati con estrema chiarezza i compiti, consistenti nell’acquisto, nella gestione e nella vendita dei beni eccedenti i limiti fissati dalla normativa razziale.

Nel medesimo atto si trovavano ulteriori norme volte a specificare e regolare l’attività dell’Ente, e più precisamente:

La minuziosa disciplina venne poi specificata nello statuto dell’Ente approvato con il Regio Decreto del 27 Marzo 1939 – XVII, n. 665. L’Egeli incominciò così la sua attività funzionando in simbiosi con le sorti politiche del fascismo e con le svolte subite dalla persecuzione antiebraica nel corso del tempo.

Questa istituzione fu posta alle dipendenze del ministero delle Finanze: ad esso non spettavano attività di sequestro e nemmeno di accertamento, dal momento che questi erano compiti attribuiti al Ministero degli Interni e agli uffici distrettuali delle Imposte1.

In una relazione di 66 pagine redatta dal personale dirigente dell’EGELI nel 1945 con l’obiettivo di spiegare al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia il lavoro, i risultati e le caratteristiche dell’Ente stesso, si legge che esso si limitava a ricevere «dagli uffici tecnici erariali i documenti relativi agli accertamenti dei beni immobiliari eccedenti il limite consentito e trasmetteva alle intendenze di finanza gli estremi risultanti dai documenti stessi, per l’emissione del Decreto di trasferimento all’ente dei beni eccedenti». Indubbiamente il ruolo svolto da tale istituzione è tuttora oggetto di discussione; in passato si volle dimostrare che fu solo un ente apolitico, senza responsabilità in merito ai provvedimenti e alle decisioni prese, ma è pur vero che divenne «il braccio secolare del fascismo per realizzare, nel quadro della campagna antisemita, le sue direttive di natura economica e finanziaria»2.

Il compito dell’Ente venne ulteriormente settorializzato a seguito della realizzazione della delega prevista dal già citato articolo 12 del Decreto n. 126: con la legge del 24 Febbraio 1941 – XIX, n. 158, venne data l’autorizzazione a delegare agli Istituti di credito fondiario la gestione e la vendita degli immobili ad esso attribuiti. Ciò significò che i beni eccedenti e dichiarati trasferibili dal decreto emanato dall’Intendenza di Finanza passavano all’Egeli, che li prendeva in carico, li controllava, si occupava della manutenzione e li passava agli istituti incaricati direttamente della gestione.

La scelta di affidarsi ad istituti gestori era motivata dall’esigenza di poter fare affidamento a livello locale su organismi tecnicamente preparati a svolgere attività di ordinaria e straordinaria amministrazione, lasciando all’ente compiti quali l’accertamento delle direttive comuni, i rapporti con gli organi centrali e periferici dello Stato coinvolti nella materia e la trattazione delle questioni legali.

Gli enti finanziari investiti dell’incarico furono diciannove, tra i quali ricordiamo il Credito fondiario dell’Istituto S. Paolo di Torino, il Credito fondiario della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde di Milano, l’Istituto di Credito fondiario delle Venezie, di Verona, il Credito fondiario del Monte dei Paschi di Siena.

I beni, sequestrati dal prefetto, erano assegnati all’Egeli il quale li affidava agli istituti gestori; questi provvedevano alla presa in consegna e alla compilazione di elenchi descrittivi minuziosi ed articolati. Sovente ci si trovava di fronte ad immobili di estremo pregio, arricchiti da biblioteche antiche, collezioni d’arte e oggetti di valore.

Particolare cura era riservata alla rilevazione delle passività, agli eventuali crediti e ai contenziosi che potevano gravare sui beni in antecedenza o in seguito alla gestione sequestrataria; trattandosi di amministrazioni limitate temporalmente l’ente aveva cura di documentare con precisione le condizioni esistenti al momento della presa di possesso e quindi di conservarle e, possibilmente, migliorarle.

Continuando l’analisi della disciplina dettata nello Statuto dell’Egeli si osserva che ulteriore compito dell’Ente era quello di emettere certificati speciali trentennali da destinare «quali corrispettivo per i beni trasferiti all’Ente stesso […] garantiti dai beni costituenti il suo patrimonio immobiliare e dal fondo titoli istituito a norma della legge 126 del 9 febbraio1939» 3. Tali certificati, nominativi e trasferibili tra ebrei, non potevano essere ceduti per atto tra vivi a persone non di razza ebraica; a quest’ultime sarebbero potuti pervenire solo a seguito della costituzione di dote o per l’adempimento di una obbligazione di data certa e anteriore a quella dell’entrata in vigore del R. Decreto–legge n. 126 oppure derivante da fonte illecita. Alla scadenza dei trenta anni di validità i certificati sarebbero stati ritirati ed annullati.

In alcuni casi particolari l’Egeli, in sostituzione dei certificati suddetti, era autorizzato ad emettere titoli obbligazionari al portatore, destinati a fruttare il 4%; ciò si realizzava quando avveniva la cessione dei certificati speciali a persone non appartenenti alla razza ebraica.

Nell’insieme l’Ente si presentava come un’istituzione centralizzata e modellata, quanto meno nelle intenzioni, sui caratteri peculiari della politica razziale italiana, fondata essenzialmente nella prima fase, su iniziative imposte rigorosamente dall’alto. Fu pensato e realizzato in tempo di pace per divenire strumento della politica allora vigente.

3.1.b. L’ampliamento dei compiti dell’Egeli: la gestione dei beni sequestrati ai cittadini nemici.

A seguito dello scoppio della guerra, l’Egeli venne incaricato anche della gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti ai provvedimenti di sequestro in applicazione dell’art. 20 della l. 19 dicembre 1940 n. 19944; l’ente si trovò così di fronte ad una duplice attività che, oltre ad incrementare la mole del lavoro, si rivelò essere distinta da quella che gli era stata propria fin dall’origine.

Il trattamento riservato alle proprietà di origine ebraica era destinato a rimanere in ogni momento particolare: in linea di principio, i beni sequestrati agli altri cittadini di nazionalità nemica non dovevano essere alienati, mentre quelli degli ebrei sì, e il ricavato doveva essere versato nelle casse del tesoro.

L’attività di sequestro si rivelò onerosa, dal momento che i beni sequestrati a cittadini nemici passarono dai 706 di fine 1940, ai 3.150 del 1942, agli oltre 3.500 del 1945. In gran parte si trattava di fabbricati e di aziende agrarie; le fabbriche e le attività industriali e commerciali, comunque sequestrate, erano affidate a sindacatori, sequestratori o liquidatori nominati dal Ministero delle corporazioni.

La responsabilità nei confronti delle proprietà nemiche venne assunta dall’Ente attraverso propri delegati privati, non ritenendosi possibile ricorrere, in questo settore, all’opera di istituti fondiari o altri istituti di credito. Per far fronte al nuovo compito venne istituito un apposito ufficio-aziende che riuscì a raccogliere dati e informazioni complete.

3.2. L’attività dell’Egeli dal 1938 al 1943.

Per avere un quadro abbastanza preciso dell’attività compiuta dall’Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare nella prima fase di vita è utile fare riferimento all’analisi elaborata dallo studioso Fabio Levi5. Lo studio è realizzato basandosi sui dati dell’Archivio Centrale di Stato del Ministero delle Finanze.

Tutto l’impianto organizzato a seguito dei provvedimenti legislativi e degli accordi con i vari Crediti fondiari richiese parecchi mesi per cominciare ad operare; certo, nel mentre, gli ebrei si erano già conformati all’obbligo di autodenuncia dei propri beni, e anche gli uffici tecnici erariali avevano provveduto alla valutazione e alla suddivisione degli immobili tra la cosiddetta quota eccedente e consentita, ma a questo gran numero di pratiche avviate non corrisposero altrettante conclusioni dell’iter di alienazione.

L’Egeli ebbe scarsissima capacità nell’impadronirsi effettivamente dei beni ebraici, e il seguente schema riassuntivo può esemplificare la situazione:

Tavola 1. RIEPILOGO DELLE ATTIVITA’ DELL’EGELI RELATIVE AI BENI EBRAICI AL 10 GIUGNO 1942.

- Pratiche ebraiche pervenute all’Ente dagli Uffici tecnici erariali alla data del 10 Giugno 1942 n. 271 - eliminate per avvenuta discriminazione, archiviazione, ecc..

n. 43 - pratiche trattate
n. 192 - pratiche in istruttoria presso i Fondiari o presso l’Egeli n. 36
Le 192 pratiche trattate hanno avuto sin d’ora il seguente esito: • 110 ricorsi presentati alle Commissioni Provinciali • di cui 66 decisi e 44 tuttora pendenti - 34 pratiche in corso di trasferimento - 114 pratiche per cui è avvenuto il trasferimento all’Egeli
Sono state effettuate vendite relative a n. 10 pratiche, per £ 4.117.500 a fronte di un costo di £ 1.722.748,20. L’utile realizzato dall’ente è stato di £ 2.394.751,80.

Schema tratto da: F. Levi, (a cura di), Le case e le cose: la persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’Egeli 1938-1945, cit.

La situazione prospettata mutò solo parzialmente nel corso dell’anno e mezzo successivo.

Tavola 2. RAFFRONTO TRA IL VALORE DELLA TOTALITA’ DEI BENI ECCEDENTI LA QUOTA CONSENTITA E QUELLO DEI BENI RIMASTI IN CARICO ALL’EGELI AL 31 DICEMBRE 1943.

Valore dei beni immobili di proprietà ebraica eccedenti la quota consentita

£ 726.000.000
Valore dei beni attribuiti all’Egeli

£ 55.600.000 pari al 7,6% dei beni eccedenti

Valore dei beni venduti dall’Egeli a tutto il 1943

£ 9.794.122,8

Ricavo derivato dalla vendita dei beni

£ 29.537.371,15

Valore dei beni rimasti in carico all’Egeli £ 45.938.094 valore comprendente le variazioni avvenute

Dunque, questo primo bilancio dell’Ente, realizzato per volontà dei dirigenti dello stesso, evidenzia come il valore dei beni rimasti in carico all’Egeli (£ 45.938.094) fosse quantomeno modesto rispetto al valore totale dei beni rientranti nella quota definita come eccedente.

Indubbiamente si rileva un incremento rispetto ai dati riguardanti il periodo fino all’anno 1942, ma si è ben lontani dal poter definire il ruolo dell’istituzione nella gestione dei patrimoni ebraici come primario e dominante. Il grosso dell’attività venne gestito direttamente dalle banche e dagli istituti di credito che, con la delega prevista nel Decreto-legge n. 126, si ritrovarono ad operare in primo piano.

3.3. La svolta del 1943: il trasferimento dell’Ente di Gestione e Liquidazione e la sua attività.

L’armistizio Badoglio influì necessariamente anche sulla situazione dell’Egeli, e la creazione della Repubblica Sociale Italiana comportò cambiamenti e variazioni. Dopo l’8 Settembre, contro gli ebrei italiani venne sferrata l’offensiva finale direttamente dai nazisti presenti su determinate aree del territorio italiano, e la persecuzione aumentò d’intensità arrivando anche alle uccisioni immediate e alle deportazioni.

Anzitutto, nell’ Ottobre del 1943 la sede dell’Egeli venne spostata da Roma a San Pellegrino; degli originari sessanta dipendenti solo la metà decisero di accettare il trasferimento. Venne deciso comunque di mantenere una delegazione dell’Egeli a Roma, unitamente agli archivi storici dell’ente; questa scelta sembra sia stata motivata dalla necessità di dover comunque continuare a gestire i beni sequestrati in Roma e nell’Italia centrale.

Da San Pellegrino cominciò il nuovo capitolo dell’amministrazione totale dei beni ebraici dopo la confisca integrale di ogni possesso.

Immediatamente a seguito del trasferimento al nord e ancora prima dell’emanazione della normativa del 4 Gennaio 1944, che sanciva il completo spoglio dei beni, il Ministro degli Interni Buffarini Guidi inviò precise istruzioni alle prefetture affinché sottoponessero i beni già registrati appartenenti agli ebrei a sequestro. In questa fase, senza alcuna preoccupazione per il rispetto della forma, il fascismo non si curò minimamente del rispetto della legalità: procedette senza bisogno delle leggi e addirittura fece seguire la normativa alle confische.

Le procedure si rivelarono di avvio facile ed agevole in quanto i vari uffici, grazie ai censimenti, alle autodenunce e alle varie indagini svolte in precedenza, disponevano di tutti i dati necessari.

Fu un periodo caotico, non organizzato, dove spesso le prefetture e le commissioni si rifiutarono di passare all’Egeli la gestione dei beni sequestrati; svariati funzionari fascisti indisciplinati non rispettarono le decisioni dei Ministri di Salò. Numerosi furono gli atti arbitrari compiuti, a seguito dei quali patrimoni ed oggetti appartenenti agli ebrei sparirono definitivamente e divennero oggetto di arricchimento personale dei singoli.

3.4. Il nuovo statuto dell’Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare.

A seguito delle modifiche legislative intervenute con il decreto n. 2/1944 fu logica conseguenza la riformulazione dello statuto dell’Egeli; tale operazione fu svolta dal Duce con l’emanazione del d. lgs. n. 109 del 31 Marzo 1944.

L’innovazione sicuramente più importante fu l’introduzione di un nuovo compito che l’Ente doveva svolgere: «l’acquisizione, la gestione, la trasformazione e la vendita delle aziende commerciali e industriali nell’interesse o d’incarico dello Stato»6. Fino a quel momento, tale incarico era stato svolto dal Ministero delle Corporazioni.

Da questo punto in avanti l’attività divenne indiscutibilmente più complessa ed imponente e il numero delle pratiche trattate aumentò sensibilmente.

In questa fase l’Egeli dovette:

  1. continuare a gestire i beni mobili ed immobili degli ebrei, come dettato dalla nuova disciplina del d. lgs. 2/1944;
  2. occuparsi della gestione dei beni sequestrati ai cittadini nemici;
  3. acquisire, gestire e vendere le aziende commerciali ed industriali nemiche, ed in esse erano ricomprese anche quelle di proprietà ebrea.

Di grande complessità risultò lo svolgimento di tali incarichi dal momento che emergevano in continuazione quesiti ed incertezze sull’applicazione delle leggi.

Anche se all’Egeli spettarono formalmente solo mansioni di gestione, fu garantita all’ente la massima collaborazione da parte del Ministero delle Finanze per la soluzione di problemi inerenti al trattamento fiscale da applicare ai beni in oggetto.

3.5. L’effettiva posizione dell’Ente nel periodo della Repubblica Sociale Italiana.

Gli eventi storici e le condizioni reali influenzarono tutto l’assetto burocratico dell’Egeli.

Il drammatico precipitare degli avvenimenti dell’ultimo anno e mezzo di guerra consigliò agli tedeschi occupanti e ai dirigenti della Repubblica Sociale di guardare più all’immediato che al medio periodo. Si assistette così ad un cambiamento negli obiettivi da raggiungere: venne accantonata l’idea di vendere le proprietà ebraiche per ricavarne chissà quando un beneficio economico per concentrarsi, invece, sulla più immediata esigenza di soddisfare appetiti e necessità del momento presente.

Le prefetture, spesso e volentieri, non collaborarono con l’Egeli nonostante le previsioni normative sopra citate.

In altro occasioni, invece, fu direttamente l’Ente ad utilizzare i beni in sua gestione per provvedere alle necessità logistiche e di organizzazione dei dirigenti fascisti; in questa seconda ipotesi però, l’intervento dell’Egeli garantì una maggiore resistenza contro la diffusa tendenza a profittare della assenza forzata dei legittimi proprietari.

Nonostante il quadro fin qui descritto è innegabile che, nei mesi dell’attività dell’Egeli presso la sede di San Pellegrino, i decreti di confisca aumentarono vertiginosamente di numero; alla data del 31 Dicembre 1944 l’amministrazione repubblicana era già entrata in possesso di mobili, immobili, titoli, crediti, contante, ecc. per quasi un miliardo e novecento milioni di lire.

Le confische non erano ancora state ultimate in numerose province (anche a seguito delle difficoltà di proceduta già spiegate), e non avevano potuto avere luogo nelle zone delle Prealpi e del litorale adriatico (compreso Trieste) in cui i tedeschi avevano insediato proprie amministrazioni e impedito l’applicazione delle leggi fasciste.

Da una relazione ufficiale stilata per il Duce7 risulta che al 31/12/1944 la situazione risultava essere la seguente:

Tavola 3 DECRETI DI CONFISCA GIUNTI ALL’EGELI AL 31/12/1944.

Beni immobili e mobili

N° decreti 2.590
Depositi presso terzi N° decreti 2.996
Aziende N° decreti 182
Totale decreti N° decreti 5.768

Elaborazione dei dati ricavati direttamente dal sopraccitato Appunto per il Duce.

Sempre dal medesimo documento è possibile tracciare un quadro in merito al valore dei beni oggetto di confisca.

Tavola 4. VALORE APPROSSIMATIVO DEI BENI, SUDDIVISI PER TIPOLOGIE, AL 31/12/1944.

Depositi bancari

75.089.047
Titoli di Stato

36.396.831

Titoli industriali e diversi

731.442.219

Beni immobili -terreni-

855.348.608

Beni immobili -fabbricati-

198.300.003

Totale 1.041.228.100

Elaborazione dei dati ricavati direttamente dal sopraccitato Appunto per il Duce.

L’attività dell’Egeli procedette sino al 25 Aprile 1945. A quella data il numero dei decreti di confisca realizzati viene quantificato in circa 8.000 provvedimenti.

Dalla liberazione in avanti, l’Ente di Gestione e Liquidazione continuò ad esistere anche se naturalmente, mutò scopo e funzione; la vicenda di tale istituzione continuò nel corso di ulteriori quattro decenni, dal momento che esso venne eliminato con Decreto Ministeriale nel 1997.

3.6. Le difficili relazioni tra l’Ente di Gestione e Liquidazione e il lavoro delle prefetture: alcune vicende.

Dopo il 25 luglio del 1943, il fascismo non ebbe l’autorità per esigere obbedienza nemmeno dai suoi più alti dirigenti; l’organizzazione proseguì sempre più in modo arbitrario, e il rispetto e la conformità dei comportamenti agli ordini ricevuti si basò più che altro su residui di fedeltà e convinzioni ancora radicate dei singoli.

In questo clima nacquero sempre più resistenze da parte delle prefetture nel passare i beni confiscati all’Egeli.

3.6.a. Il caso di Reggio Emilia.

In questa città, tutti i beni sequestrati su ordine della prefettura vennero affidati in gestione ad un avvocato, commissario della federazione fascista.

L’avv. Scolari si fece assistere da numerosi impiegati, nemmeno appartenenti alla prefettura. L’intervento dell’Egeli fu, ovviamente, quasi immediato, ma tutti i tentativi per riuscire ad assegnare in gestione il patrimonio ebraico alla Cassa di Risparmio di Reggio Emilia fallirono, e pochissime furono le deleghe che fecero pervenire all’Ente l’amministrazione di parte di ciò che era stato confiscato. La quasi totalità dei beni rimase nelle mani dell’ufficio diretto da Scolari e questo rese difficile, se non impossibile, quantificare il valore e seguire il percorso che i beni fecero una volta confiscati ai legittimi proprietari.

3.6.b. La situazione di Cremona e Ferrara.

A Ferrara, il prefetto Altini seguì una strada del tutto particolare; anche in questo caso venne creato un ufficio interno alle sue dipendenze, e invece di seguire le normative previste per i beni confiscati, si decise di alienarli direttamente cedendoli ad agricoltori e a società agricole della zona.

Questo atteggiamento del tutto arbitrario e ben lontano dalle disposizioni del Duce non passò inosservato alla direzione dell’Egeli, la quale non poté far altro che redigere una relazione nella quale veniva sottolineato che, in svariati casi, la preoccupazione principale dei sequestratari era quella di sistemare i propri interessi personali piuttosto che di ben amministrare i beni a loro affidati.

A Cremona la situazione fu addirittura peggiore: qui, infatti, l’Egeli non poté mai amministrare nulla. In questa città la sinistra figura di Farinacci, Ministro di Stato, controllò e gestì la prefettura e fece in modo che i beni confiscati venissero amministrati da tale dottor Rossi del luogo. Anche dopo l’intervento dell’Ente di Gestione e Liquidazione il Ministro fece pressione e riuscì ad ottenere che il suddetto dottore continuasse la sua opera quale delegato dell’Ente stesso. Solo dopo mesi si poté ottenere l’accettazione della Banca Popolare di Cremona, la quale fece in tempo solo a dare inizio alle gestione.

3.6.c. I gioielli di Como.

Nel Dicembre del 1943 venne realizzata la confisca generale dei beni ebraici presenti in tutta la provincia di Como; in particolar modo venne colpito un industriale della zona chiamato Oscar Morpugo. Nella sua villa, in località Cassina Rizzardi, venne effettuata una perquisizione che portò al sequestro di numerosi beni di elevato valore, tra i quali gioielli e monete d’oro.

La prefettura stessa procedette alla nomina del sequestratario dei beni, e a quest’ultimo fu consegnata buona parte del patrimonio prelevato dalla villa ma non i gioielli e le monete. Questi ultimi, stando ad una lettera del prefetto di Como, vennero messi a disposizione del Ministero degli Interni.

Solo nel Marzo dello stesso anno fu emanato il decreto di confisca di tutti i beni Morpugo, che vennero presi finalmente in consegna dall’Egeli; il delegato nominato per la gestione del patrimonio sequestrato subito notò la mancanza di parte dei beni e mise al corrente l’Egeli della sparizione dei pacchi contenenti i gioielli e l’oro.

Nonostante le forti pressioni esercitate sulla prefettura di Como, sui Ministeri degli Interni e delle Finanze e sulla direzione della pubblica sicurezza, l’Ente di Gestione e Liquidazione non riuscì a riavere i beni mancanti

Soltanto verso la fine del Gennaio del 1945 fu possibile stabilire l’iter seguito dai gioielli e recuperarli; i ventun pacchi nei quali erano contenuti gli oggetti furono sequestrati ai ragionieri capi del Ministero degli Interni e rimasero nel medesimo ministero fino al termine della guerra.

3.6.d. Il tesoro della comunità ebraica di Firenze.

Dagli ultimi mesi del 1943, a Firenze funzionò un commissariato per gli affari ebraici presieduto da Giovanni Cartelloni, un funzionario della prefettura; era con tale individuo che l’Egeli doveva trattare per il passaggio dei beni. I rapporti tra i due organi furono molto difficili e l’Egeli riuscì ad ottenere, agli inizi del 1944, solo poche deleghe, riguardanti oggetti di scarso valore e di modesta entità.

Sembrava, dai documenti ufficiali, che nel territorio fiorentino i beni confiscati avessero un valore minimo e che gli oggetti gestiti dal commissariato fossero stati interamente girati all’Egeli.

Solo cinque mesi più tardi la verità emerse da un rapporto inviato dal Martelloni al Ministero degli Interni: in tale scritto il funzionario specificava che i beni erano stati spostati da Firenze, ormai prossima alla liberazione, e trasferiti a Milano. Si parlò di più di un milione di lire in contanti versate all’Ispettorato della Razza, di una cinquantina di tappeti preziosi di origine persiana trafugati dagli «alleati» tedeschi, di svariate somme di denaro trasferite in diverse banche italiane in conti svariatamente intestati e di diciotto casse contenenti il tesoro del Tempio di Firenze (dipinti preziosi, oggetti artistici, ori) trasportate a Bergantino in provincia di Rovigo.

Gestori di tutti i movimenti di tali beni risultarono essere il suddetto funzionario e il maggiore Carità, abile manipolatore nonché militare più interessato all’arricchimento personale che all’onore e alla fedeltà.

L’Egeli, solo nel Gennaio del 1945, riuscì ad appropriarsi dei beni in possesso del Martelletti, mentre il maggiore non consegnò mai nulla spontaneamente, neppure a seguito degli interventi del Ministro degli Interni da cui, virtualmente, avrebbe dovuto dipendere.

I tesori del tempio di Firenze furono ritrovati alla fine della guerra, in una magnifica villa palladiana poco prima che venissero dispersi, grazie ad un gruppo di partigiani.

3.7. Cenni conclusivi.

Tentare di dare una definizione chiara e precisa dei compiti dell’Ente di Gestione e Liquidazione nel corso degli anni della seconda guerra Mondiale non risulta cosa facile.

Come emerge dai documenti analizzati, l’Egeli venne creato appositamente per svolgere il ruolo di gestore e coordinatore di tutta la complessa vicenda della confisca dei beni ebraici, ma nel corso della vicenda storica e nei passaggi che si susseguirono non è errato dire che, indubbiamente, la funzione politica che venne ad assumere fu quasi importante quanto quella per cui in origine fu creato.

L’Egeli non fu mero esecutore materiale della disciplina legislativa,come per molti anni fu invece ribadito da coloro che lo avevano diretto e presieduto, forse più per una sorta di giustificazione e conservazione del proprio operato che per altro.

Da alcuni verbali risalenti alla fine del 1944, redatti sotto l’ultima presidenza del periodo bellico dell’Ente, si evince come il Consiglio di amministrazione dell’Egeli abbia contribuito all’elaborazione dei decreti del 4 Gennaio 1944, partecipando attivamente alla stesura delle norme destinate a regolamentare la confisca nel periodo della Repubblica Sociale.

Sempre a conferma dei molteplici poteri e degli incarichi assegnati all’Ente, che andavano ben oltre la semplice gestione, va sottolineata la stretta collaborazione con il Ministero delle Finanze; con tale organo l’Egeli dialogò per la definizione di numerose e delicate questioni, riguardanti ad esempio i criteri di sistemazioni delle Società anonime di cui era stata confiscata la maggioranza o la totalità del capitale azionario o ancora i criteri per la vendita od assegnazione di mobili ed effetti d’uso richieste dalle prefetture da destinare ai sinistrati.

Questi interventi rivelarono come in realtà l’Ente riuscisse ad indirizzare la gestione dei beni confiscati, dialogando con altri organi e riuscendo ad imporre le proprie direttive politiche.

E’ innegabile che l’Egeli fu dotato di una forte autorità e che riuscì, in molte situazioni, a dettare le linee da seguire piuttosto che limitarsi a percorrerle come mero esecutore.

1 Art. 16 Regio Decreto 9 Febbraio 1939, n.126, «L’Ufficio distrettuale delle imposte compie gli accertamenti necessari…».

2 A. Scapelli, «L’Ente di Gestione e Liquidazione immobiliare: note sulle conseguenze economiche della persecuzione razziale», in G. Valabrega (a cura di), Gli ebrei in Italia durante il fascismo, «Quaderni» del Centro di Documentazione ebraica contemporanea, 1962, n.2.

3 Art. 13 del Regio Decreto 27 Marzo 1939 – XVII, n. 665.

4 Tale articolo prevedeva il sequestro dei beni presenti sul territorio italiano appartenenti a soggetti con cittadinanza di un Paese straniero rientrante nel fronte nemico.

5 F. Levi, (a cura di), Le case e le cose: la persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’Egeli 1938-1945, Compagnia di San Paolo, Torino, 1998.

6 Art. 1 del d.lgs. n. 109 del 31 Marzo 1944.

7 Relazione del Ministero delle Finanze, Appunto per il Duce sulla confisca dei beni ebraici, Situazione al 31 Dicembre 1944, XXXIII.

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© Morashà 2002 - Annamaria Colombo 2002

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