Tesi di laurea di Annamaria Colombo - La spoliazione dei beni degli ebrei in Italia in seguito alle leggi razziali del 1938 e le realtive restituzioni


Capitolo 4: La spoliazione nelle zone d'operazione: le prealpi e il litorale adriatico

4.1. Premessa
4.2. L’Operationszone Alpenvorland: zona d’operazione Prealpi
4.2.a. Il contesto geografico e sociale
4.2.b. Gli eventi e i rapporti con le autorità della Repubblica Sociale Italiana
4.2.c. Il materiale dell’archivio di deposito della prefettura di Belluno
4.3. Adriatisches Küstenland: la zona del litorale adriatico
4.3.a. Il contesto geografico e sociale
4.3.b. Gli eventi e i rapporti con le autorità della Repubblica Sociale Italiana
4.3.c. La spoliazione dei patrimoni ebraici nel periodo di occupazione tedesca

4.1. Premessa.

L’8 Settembre 1943 ebbe inizio l’occupazione militare tedesca in Italia e due giorni dopo Hitler dispose che il territorio non ancora liberato dagli Alleati venisse distinto in due tipologie: le «zone d’occupazione» e il «restante territorio occupato».

Alla disposizione seguì un’integrazione segreta con la quale venne sancita la creazione, all’interno dei territori occupati, delle cosiddette «zone d’operazione».

Le aree rientranti nelle suddette zone risultavano essere sotto l’autorità di due commissari supremi che ricevevano gli ordini direttamente da Hitler; essi avevano la responsabilità dell’amministrazione civile e la facoltà di insediare e destituire tutti i dipendenti e i funzionari operanti nelle rispettive aree.

Le vicende occorse in tali zone risultarono ovviamente essere differenti e specifiche rispetto agli altri territori della penisola: il diretto controllo tedesco sviluppò linee di condotta estremamente dure e le decisioni furono esclusivamente nell’ottica dell’arricchimento e della spoliazione quasi «selvaggia». Alle peculiarità degli accadimenti avvenuti in tali aree contribuirono anche le caratteristiche proprie delle zone stesse, caratterizzate da posizioni di confine e dalla presenza di residenti appartenenti a nazionalità e culture diversificate.

4.2. L’Operationszone Alpenvorland: zona d’operazione Prealpi.

4.2.a. Il contesto geografico e sociale.

Le tre province di Bolzano, Trento e Belluno vennero unificate e diedero luogo alla zona d’operazione Prealpi.

In qualità di commissario prefetto vennero nominati Peter Hofel a Bolzano, Italo Foschi a Belluno e Adolfo De Bertolini in Trentino; ai commissari prefetti furono affiancati due consiglieri amministrativi tedeschi, i quali rappresentavano le reali autorità deliberanti.

Le aree comprese nel territorio delle Prealpi erano caratterizzate dalla presenza di popolazioni di confine, appartenenti a minoranze (vedi Sud-tirolo) spesso aderenti alle ideologie diffuse nei Paesi confinanti; tutto il territorio tirolese, ad esempio, era da sempre stato caratterizzato da forme di antisemitismo, da stereotipi e pregiudizi di stampo prettamente biologico-razzista. Il fascismo aveva poi contribuito a fomentare l’ideologia nazista, con i continui tentativi di «italianizzazione» forzata delle minoranze del luogo.

Il numero degli ebrei nella zona, tra il 1938 e il 1945, era estremamente differenziato: in Trentino e nella provincia veneta vivevano poche decine di ebrei, mentre nell’Alto Adige il totale dei residenti era decisamente più numeroso.

Merano, anche grazie all’affinità linguistica, risultava essere la località maggiormente privilegiata per lo stanziamento dei numerosi esuli provenienti dalla Germania; dal censimento del 1938 risultarono presenti circa 900 ebrei, precisamente 754 di nazionalità straniera e 155 italiana. Il Decreto affermante l’obbligo per gli ebrei stranieri di lasciare il territorio entro sei mesi1 colpì duramente la Comunità ebraica meranese, e la situazione fu resa ancora più gravosa in seguito all’accordo italo-germanico sulle opzioni2.

4.2.b. Gli eventi e i rapporti con le autorità della Repubblica Sociale Italiana.

Dopo l’armistizio, uno degli aspetti più evidenti della specificità della situazione fu la collaborazione e la partecipazione della popolazione sud-tirolese alla cattura degli ebrei presenti in loco.

Proprio in Alto Adige si verificarono i primi arresti di ebrei compiuti in territorio italiano e dal 9 Settembre 1943 in avanti furono 43 gli ebrei deportati dal territorio altoatesino.

Già al momento dell’arresto alcuni vennero privati dei loro beni; a tal riguardo non si dispone che di scarse informazioni in quanto le confische non avvennero attraverso procedure formalizzate e documentate.

Da una lettera scritta in tedesco, inviata al comandante della Polizia di Sicurezza da un gerarca della Gestapo operante in Merano, si legge che le case, gli appartamenti, gli uffici e i negozi di 24 persone fermate furono posti sotto sequestro, sigillati, e le relative chiavi furono consegnate al locale ufficio di polizia. I conti bancari furono bloccati e le vettovaglie confiscate.

Sul territorio di sua competenza, il commissario supremo Hofer aveva avocato a sé tutte le decisioni riguardanti i beni ebraici presenti e la normativa emanata nella Repubblica Sociale italiana non trovò pertanto applicazione.

La presa di posizione non passò ovviamente inosservata, e il Commissario Leopoldo Passagli, al tempo direttore dell’Egeli, inviò nel Marzo del 1944 una nota al Ministero delle Finanze nella quale si sottolineava che il Credito Fondiario delle Venezie non aveva potuto accedere a due immobili requisiti dalle autorità germaniche e denominati come beni nemici. Nello stesso scritto l’Ente incaricato della Gestione declinò ogni responsabilità per ciò che riguardava la conservazione e l’amministrazione dei beni sequestrati, richiamando l’attenzione del Ministero sulla situazione creatasi nella giurisdizione dell’alto commissariato germanico nella zona delle Prealpi.

La autorità germaniche, infatti, nelle Zone d’operazione Prealpi avevano avocato a sé ogni provvedimento relativo al patrimonio di ebrei, disponendo che il D.lg. del 4 Gennaio 1944 n. 2 non trovasse applicazione in quei territori.

La Presidenza del Consiglio più volte chiese informazioni al Prefetto di Belluno sull’eventuale presenza nella provincia di aziende agricole di proprietà di ebrei, e si sentì rispondere che in loco solo il commissario supremo risultava competente e che non era previsto alcun intervento di uffici e autorità centrali italiane esistenti fuori dalle zone delle Prealpi.

La maggioranza delle operazioni di spoliazione condotte non seguì binari ufficiali e prestabiliti, ma si concretizzò in continue razzie difficilmente collocabili all’interno di un qualunque quadro legislativo.

Da quanto si è potuto appurare in merito all’emissione di provvedimenti di confisca o di sequestro, solo per gli immobili di proprietà di due ebrei residenti rispettivamente a Bolzano e a Chiusa fu emesso un provvedimento formale, e questo fu emanato in favore del Commissario supremo.

La maggior parte delle decisioni vennero invece prese al momento, seguendo modalità sempre diverse che si adattassero alla situazione particolare.

Solo l’obiettivo finale fu comune; l’arricchimento dei funzionari e dei gerarchi tedeschi avvenne poi nei modi più disparati.

Dalle non cospicue carte disponibili, si legge che i depositi di proprietà ebraica vennero bloccati e fatti confluire in un unico conto bancario presso la sede principale della Cassa di Risparmio della Provincia di Bolzano intestato al commissario supremo; in tale conto personale furono versati anche gli affitti mensili pagati da locatari di case intestate ad ebrei, le somme di proprietà di opere pie israelitiche e quelle della comunità israelitica meranese.

Si assistette, dunque, ad una gestione decisamente accentratrice e totalmente sganciata dalle disposizione emanate in merito ai beni dei cittadini ebrei dalla Repubblica Sociale Italiana.

4.2.c. Il materiale dell’archivio di deposito della Prefettura di Belluno.

Il materiale documentario riguardante il periodo compreso tra il Settembre 1943 e l’Aprile 1945 reperito presso l’archivio di deposito della prefettura di Belluno consente, almeno parzialmente, di colmare alcune delle lacune derivanti dalla pressoché totale carenza di documenti riguardanti le zone delle Prealpi.

Alcune circolari emanate dalla Prefettura di Belluno , indirizzate agli uffici periferici, manifestano con chiarezza che la reale autorità deliberante all’interno della provincia fu il consigliere amministrativo germanico, al quale, ad esempio, doveva essere inviata tutta la posta in arrivo dai ministeri e dagli uffici centrali della RSI. Anche la posta in uscita, destinata agli organi amministrativi della Repubblica, doveva essere precedentemente posta al vaglio del consigliere stesso.

Leggi, decreti e circolari emanate dal governo della RSI «non potevano essere applicati in provincia di Belluno senza il preventivo benestare di Franz Hofer»3.

Per ciò che riguarda i beni ebraici, due note rispettivamente del 30 Giugno e del 4 Luglio 1944, inviate dal commissario supremo al consigliere amministrativo germanico presso la sede di Belluno, chiariscono le modalità operative con le quali furono realizzati i sequestri dei beni.

Anzitutto il concetto di «ebreo» fu stabilito in base alle leggi di Norimberga, ignorando totalmente le dettagliate disposizioni contenute nelle leggi razziali del 1938.

In Trentino, nell’Alto Adige e nel Bellunese il compito di prefetture, intendenze di finanza e altre autorità, risultò unicamente l’accertamento della consistenza del patrimonio ebraico e l’obbligo della denuncia dei beni in questione all’Ufficio centrale del Commissariato supremo, Sezione I delle SS, Dirigente di polizia. Quest’ufficio, sulla base di disposizioni personali di massima emanate dal commissario supremo, fu poi l’unico incaricato di occuparsi dei sequestri.

Da tale documentazione appare più che evidente che l’intervento di uffici e di autorità italiani situati al di fuori della Zona d’operazione non fu minimamente previsto e che le azioni degli occupanti tedeschi vennero realizzate sotto l’esclusiva guida dei gerarchi presenti direttamente sul territorio.

4.3. Adriatisches Küstenland: la zona del Litorale Adriatico.

4.3.a. Il contesto geografico e sociale.

Analogamente a quanto accadde alle zone di Bolzano, Trento e Belluno, anche su numerosi territori del Friuli e su alcune zone dell’attuale Slovenia e Croazia i tedeschi assunsero tutti i poteri amministrativi.

L’area geografica sulla quale tali poteri si estesero venne denominata zona d’operazione del Litorale Adriatico, e in essa rientrarono le province del Friuli (Gorizia, Trieste, Istria, Lubiana), il Carnaro (secondo la denominazione del tempo) e i territori incorporati di Sussak, Bucari, Ciabar, Castra e Veglia.

L’attenzione su questi territori si giustifica a causa della particolare rappresentatività della Comunità ebraica di Trieste e di Fiume; qui gli ebrei furono presenti sin dal XIII secolo, e dai primi decenni del Novecento si realizzò una totale integrazione con la società maggioritaria con una grande partecipazione alla vita politica, culturale ed economica.

Nel 1938, in attuazione dell’obbligo di comporre elenchi contenenti i nomi e le presenze degli ebrei nei settori economici ed industriali, sia a Trieste che a Fiume vennero minuziosamente raccolti dati, che ora permettono di avere un quadro preciso della situazione del tempo. In riferimento alla prima vennero elencati oltre 400 nominativi di proprietari di case e 172 aziende appartenenti a soggetti di razza ebraica, rilevando così un’indubbia partecipazione alla vita economica e finanziaria degli ebrei nella città.

Anche a Fiume fu realizzato un archivio fornito: in 405 fogli furono elencati tutti i dati anagrafici, le posizioni economiche occupate, il possesso di beni immobili e le attività commerciali ed industriali degli ebrei presenti sul territorio.

4.3.b. Gli eventi e i rapporti con le autorità della Repubblica Sociale Italiana.

La creazione della zona d’occupazione Litorale Adriatico venne ritenuta dai tedeschi una tappa fondamentale per lo sviluppo della futura «grande Germania»; separare Trieste dall’Italia e avvicinarla al mondo tedesco venne considerato il modo più efficace per ottenere uno sbocco diretto sul Mare Adriatico.

Tale obiettivo rivelò immediatamente la sua importanza quando, con un’ordinanza del 15 Ottobre del 1943, il Commissario Reiner assunse sul territorio la vigilanza esclusiva di tutti i poteri pubblici. A ciò seguì la pressoché totale inapplicabilità nella zona delle disposizioni emanate dagli organi della RSI.

Il conflitto d’interessi tra funzionari della Repubblica Sociale e l’occupante tedesco si delineò immediatamente; numerosi furono i tentativi e i carteggi attraverso i quali le autorità fasciste tentarono di imporsi per ottenere il rispetto delle proprie normative, ma in definitiva, nel Litorale Adriatico, furono applicate esclusivamente le leggi tedesche.

Alle numerose interrogazioni presentate dalle autorità fasciste al Supremo Commissario, nelle quali si chiedeva se il D.lg. del 4 Gennaio 1944 trovasse applicazione nelle «zone occupate», la risposta fu sempre la stessa: secondo le autorità tedesche il decreto non era giuridicamente efficace e si doveva procedere esclusivamente secondo le istruzioni e gli ordini emanati in materia dal Supremo Commissario.

I prefetti che tentarono di ottenere informazioni in materia di beni mobili, immobili, titoli, valori e debiti attribuibili a persone di razza ebraica trovarono le porte sbarrate, e la sicurezza con la quale il Commissario tedesco agì, rivendicando il suo operato, toglie ogni dubbio sulla posizione subalterna nella quale i funzionari fascisti vennero a trovarsi.

4.3.c. La spoliazione dei patrimoni ebraici nel periodo di occupazione tedesca.

E’ difficile determinare la reale entità delle spoliazioni subite dagli ebrei nel Litorale Adriatico, ma vi sono abbastanza informazioni per ricostruire il meccanismo attraverso cui le spoliazioni avvennero.

La confisca in un primo momento avvenne direttamente ad opera della polizia e delle SS; successivamente il Commissario Supremo creò un organo, denominato «Sezione Finanziaria», appositamente predisposto per la gestione delle spoliazioni. Questo fu il passaggio dagli atti di violenza illegali alla fase legalmente regolamentata delle ruberie4. La sezione Finanziaria non disponeva dei beni in maniera autonoma, ma dipendeva direttamente dal Supremo Commissario.

Attraverso tale meccanismo fu realizzata la forma più immediata e meccanica di saccheggio privato, ma accanto ad essa furono utilizzati altri mezzi e seguite altre vie, parimenti efficaci. Vennero fatte pressioni sugli istituti bancari triestini e sull’amministrazione del Punto Franco, forzando la custodia dei beni in giacenza che ebrei, anche stranieri, avevano lasciato nel porto di Trieste.

Proprio quest’ultima vicenda è ben illustrata in un rapporto inviato dal signor Bruno de Steinkuehl, sequestratario incaricato delle masserizie presso i magazzini generali, privati e della dogana. Dall’analisi di essa si può capire in concreto quali furono i passaggi e le vicende dei beni che gli emigrati ebraici depositarono presso i magazzini sul territorio del Litorale Adriatico.

Con un decreto del prefetto di Trieste dell’11 maggio 1943 venne deciso il sequestro delle masserizie depositate da ebrei italiani e stranieri presso i magazzini generali. Essendo la data antecedente all’armistizio, è ovvio che tutta la pratica fu inizialmente gestita secondo le procedure previste in merito dalle norme fasciste.

In uno dei rapporti, il sequestratario suddivise in sette categorie i beni in oggetto e fece presente che, se fosse sopraggiunto l’ordine di dissequestro, gli spedizionieri avrebbero potuto chiedere al Tribunale l’autorizzazione per una vendita all’asta dei beni. Dal momento che i cassoni contenevano merci svariate e utilissime per l’epoca (cristallerie, vetrame, salotti, indumenti personali…) il sequestratore manifestò la preoccupazione che potessero aver luogo affari «poco puliti». Inoltre, un primo sommario esame effettuato dal sequestratore stesso rivelò che i pesi della casse registrati al momento del deposito erano successivamente divenuti inferiori, chiaro segnale di un asporto illecito di oggetti.

Come si nota dallo scritto, l’incaricato dalla prefettura di Trieste procedette ad una attenta valutazione delle merci, classificandole, registrandole e rilevando le discordanze riscontrate con i documenti di deposito.

La sorte delle masserizie giacenti nei depositi venne però decisa con una lettera del 12 Gennaio 1944: a questo punto la gestione era passata alle autorità tedesche, e il Supremo commissario, nell’epistola inviata alle varie ditte di spedizione che tenevano nei depositi le merci in questione, dispose «per ragioni di sicurezza in dipendenza dello stato di guerra l’asporto delle merci dal punto franco […] Le masserizie appartenenti agli ebrei sono confiscate e verranno piazzate secondo le disposizioni dell’Alto Commissariato. […] Con ciò decade ogni responsabilità per gli attuali amministratori dal momento della consegna agli organi incaricati dall’Alto Commissariato».

In una lettera alla Prefettura di Trieste, datata 25 agosto, il Supremo commissario concluse definitivamente la questione delle masserizie sequestrate nei depositi di Trieste:

Tavola 1 RIPRODUZIONE DELLA LETTERA INVIATA DAL COMMISSARIO SUPREMO ALLA PREFETTURA DI TRIESTE, INTITOLATA “MASSERIZIE SEQUESTRATE EX d.p. N. 1100/12409”.

Quantunque il mandato di sequestratario sia venuto a cessare già con vostra nota Nr.1137/2585 del 10 febbraio u.s. con la presente mi pregio darvi, per vostro buon governo, ancora le seguenti segnalazioni in merito alla situazione delle masserizie in oggetto: In seguito all’ordine impartito dalle autorità tedesche direttamente agli speditori ed ai magazzini generali detentori delle partite vennero spedite le seguenti partite: • Cassoni n. 669 • Colli singoli n. 8.212 peso complessivo di Kg. 2.996.974 lordi • Colli in totale n. 8.881 Del quantitativo suddetto sono stati spediti: a BERLINO • Cassoni n. 449 • Colli singoli n. 989 peso complessivo Kg. 1.630.998 lordi In diverse città della CARINZIA • Cassoni n. 170 • Colli singoli n. 7.719 peso complessivo Kg 1.365.976 lordi Per ciò che riguarda le spese a carico della merce vennero pagati complessivamente i seguenti importi: Lire 18.047.404,05 Rm 9.868,40 Dollari 38,00 Sono rimasti sul posto, perché di probabile o provata proprietà ariana alcuni colli, tra i quali anche 26 cassoni per un complessivo di spese di £ 324.493,40 a tutto Luglio 1944 Un tanto vi dovevo e se vi necessitano maggiori schiarimenti sulla merce rimasta non mancherò di darveli.

Tale scritto è l’ultimo passaggio conosciuto delle sorti di numerosi beni che, depositati da ebrei fuggiti frettolosamente per evitare la deportazione, vennero razziati e distribuiti tra funzionari e militari privi di scrupoli. Ovviamente non fu possibile seguirne i percorsi e le successive vicende e ancora più difficile fu ottenerne la restituzione.

1 Regio decreto-legge del 7 Settembre 1938, n. 1381.

2 In base a tale accordo la popolazione ladina e di lingua tedesca della provincia di Bolzano, di alcune zone del Trentino e del Bellunese, fu tenuta a scegliere se emigrare nel Reich o restare in Italia senza però alcuna tutela come minoranza.

3 Circolare Prefettizia del 25 Marzo 1944.

4 Il corsivo è aggiunto da me.

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© Morashà 2002 - Annamaria Colombo 2002

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