Tesi di laurea di Emanuele Gianolio - Gli ebrei a Trani e in Puglia nel medioevo
CAPITOLO I - Gli ebrei e la diaspora
| 1. Gli ebrei nel mondo romano |
| 2. Le condizioni degli ebrei in Italia dopo la caduta dellImpero Romano dOccidente |
Parlare della diaspora significa ricordare la dispersione del popolo ebraico dalla sua terra di origine; ciò avvenne alcune volte coattivamente per ragioni belliche o politiche (deportazione in Assiria nel 722 a.C., a Babilonia nel 597 a.C., prima distruzione di Gerusalemme nel 586 a.C., incendio di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C.). Troviamo così comunità ebraiche in Mesopotamia, Siria, Persia, Asia Minore, Cirenaica, Grecia, Macedonia e Italia già prima dellera cristiana; in Egitto esisteva un quartiere di Alessandria riservato agli ebrei e dotato di sinagoghe (1).
I primi rapporti tra ebrei e romani risalgono a circa un secolo e mezzo a.C., quando i Maccabei ebbero contatti amichevoli con Roma, ma non è molto certa la cronologia relativa allapparire delle prime colonie ebraiche in Roma; probabilmente questo avvenne in concomitanza dellalleanza con la repubblica e in armonia con la tendenza degli Ebrei a migrare.
È storicamente accertato che fin dallepoca repubblicana esisteva in Roma una numerosa comunità ebraica in Trastevere; il praetor peregrinus Cn. Cornelius Hispalus, secondo Valerio Massimo (2), ne decretò lespulsione già nel 139 a.C. col pretesto dei loro riti ritenuti immorali.
Latteggiamento dei romani nei confronti degli ebrei variò a seconda degli ambienti sociali e nei vari periodi storici; in generale la cultura romana fu loro avversa. Cicerone, Orazio e Plinio il Vecchio li criticarono apertamente, questultimo li definì "Razza che si distingue per il disprezzo degli dei" (3) e Tacito negli Annales (4) ritenne importante la cacciata di quattromila ebrei da Roma voluta da Tiberio, perché questi erano ritenuti fonte di corruzione. Un giudizio negativo sugli ebrei venne dato pure da Strabone, Dione Cassio, Seneca e Rutilio Namaziano.
Diverso nei tempi fu latteggiamento del potere politico romano nei confronti degli ebrei. Cesare si dimostrò sempre benevolo nei loro confronti e così pure Augusto, che concesse alla comunità romana di avere un proprio tribunale, il Beth-Din. Nelle Antichità Giudaiche dello storico ebreo Giuseppe Flavio (5) sono riportati molti decreti di Giulio Cesare di Augusto e di autorità municipali, con i quali era consentita agli israeliti libertà di culto e venivano conservati molti loro privilegi; al contrario Tiberio li cacciò da Roma e così pure fece Claudio dopo un primo atteggiamento indulgente, come riferiscono gli Atti degli Apostoli (6).
Pompeo Magno aveva occupato nel 63 a.C. Gerusalemme senza distruggerla e da quel momento la Giudea diventò parte del governatorato romano di Siria. Molti ebrei anelavano alla libertà del loro popolo e sostenevano di dover negare il tributo dovuto a Roma; vi furono ribellioni e rivolte ai tempi di Nerone finchè i ribelli nel 65 d.C. occuparono Gerusalemme. La reazione di Roma fu violenta e la città venne distrutta nel 70 d.C. da Tito: iniziò così la dispersione del popolo ebraico che si completò con la definitiva devastazione di Gerusalemme nel 135 d.C. sotto Adriano; da quel momento la città perse il suo antico nome e venne chiamata Aelia Capitolina.
Dopo questa nuova diaspora, le condizioni degli ebrei, diffusi ormai in tutto limpero romano, oscillarono a seconda delle diverse situazioni locali, tuttavia in generale gli imperatori adottarono verso di essi una politica molto tollerante che culminò nella concessione anche a loro della cittadinanza romana, proclamata da Caracalla con la Constitutio Antoniniana del 212 d.C. per tutti i cittadini provinciali. In quellepoca lo stato giuridico e politico degli ebrei era dei migliori in quanto come cittadini romani avevano la possibilità di accedere a tutte le cariche pubbliche e numerose disposizioni imperiali li tutelarono. Solo con laffermarsi del cristianesimo le loro condizioni peggiorarono, Teodosio istigato da santAmbrogio escluse tutti i giudei dallaccesso alle cariche pubbliche civili e militari.
Concludendo, bisogna riconoscere che la posizione degli ebrei, salvo alcune eccezioni come quella di Giuliano lApostata, non godette di particolari favori presso il potere politico di Roma. Infatti essi professavano una religione autorizzata che però non era ben vista, poiché proprio dal suo culto derivava il loro atteggiamento dintransigenza nei confronti dello Stato romano. Tuttavia proprio per le sue intriseche caratteristiche di chiusura verso gli altri popoli lebraismo e la religione giudaica non vennero considerati particolarmente pericolosi dallo Stato romano (cosa che invece avvenne per il cristianesimo che ne minava le basi politiche), e quindi nel loro complesso gli ebrei godettero di buone condizioni di vita e di sviluppo nelletà imperiale.
2. Le condizioni degli ebrei in Italia dopo la caduta dellImpero Romano dOccidente
Dopo la caduta nel 476 d.C. dellImpero Romano dOccidente, sotto il dominio di Teodorico re dei Goti le condizioni degli ebrei furono buone: infatti questi intervenne in diverse occasioni per difenderli dai loro persecutori; di fronte alle ingerenze ecclesiastiche nei loro confronti egli rispose ponendoli sotto la sua tuitio ed autorizzandoli a valersi nei confronti del clero della prescrizione trentennale (7).
Quando nel secolo seguente lItalia passa sotto lImpero Romano dOriente, vengono applicate agli ebrei le norme del codice giustinianeo che riprendeva quelle degli imperatori precedenti, in particolare di Teodosio. Viene quindi stabilito un canone fisso da pagarsi allimperatore; le norme contenute nel Codex (8) se da una parte sono restrittive, in quanto ad esempio vietano i matrimoni fra giudei e cristiani ed impediscono agli ebrei le carriere civili e militari, daltro canto tutelano gli usi ed i riti ebraici.
Sotto la dominazione longobarda la condizione degli ebrei risulta poco conosciuta, infatti negli editti dei re longobardi non si accenna mai ai giudei. Con ogni probabilità poiché gli ebrei erano cittadini, furono applicate ad essi le norme imposte ai romani e cioè la perdita dei diritti politici con la conservazione di quelli civili; solo Jassuda Bedarride accenna allesistenza di leggi particolari emesse dai re Longobardi nei confronti degli ebrei e particolarmente vessatorie nei loro riguardi (9).
Con il sopraggiungere dei Franchi, lintolleranza del clero cristiano si fece sempre più aspra ed i nuovi dominatori, che avevano assunto il titolo di protettori della Chiesa, se ne fecero interpreti fino a giungere alla cacciata generale di tutti i giudei dal regno italico con un capitolare di Ludovico II dell855 d.C.; tuttavia probabilmente questo bando non venne mai applicato vista lenorme importanza che avevano acquisito i ricchi mercanti ebrei per il commercio fra Oriente e Occidente.
Nel secolo X le sopraffazioni nei confronti degli ebrei subirono una pausa in quanto il mondo cristiano si concentrò nel fronteggiare linvasione araba; ciò fece aumentare notevolmente il loro numero in Italia e proprio in quel periodo sorse la scuola medica di Salerno cui collaborarono attivamente professori e medici ebrei.
In conclusione, nellalto Medioevo italiano la situazione degli ebrei non subì mutamenti politici di grande rilievo: sia nei rapporti con gli Stati sia nellambito religioso la loro posizione fu sempre in equilibrio precario. Infatti, se tutto sommato sotto Giustiniano ed i Goti ottennero buone condizioni per svolgere le loro attività commerciali, con lavvento dei Franchi, molto sensibili ai voleri della Chiesa cattolica da sempre fortemente avversa agli ebrei, le loro condizioni peggiorarono sensibilmente. Di fronte ad un atteggiamento generale del clero apertamente contrario ai giudei lunica posizione più tollerante ed equilibrata fu quella di papa Gregorio I, che rigettò ogni comportamento negativo derivante dalla tradizione antigiudaica.
1. Enciclopedia italiana, XII, Roma 1949, p. 749, alla voce Diaspora: "tutta la terra e tutto il mare erano pieni di ebrei", orac. sybill., III 271.
2. VALERIO MASSIMO, Detti e fatti memorabili, a cura di R. Faranda, Torino 1976, I.3,2., cit. da G. SUMMO, Gli ebrei in Puglia dallXI al XVI secolo, Bari 1939, p. 11.
3. PLINIO IL VECCHIO, Historiae, a c. di S. Ferri, in Storia delle arti antiche, Roma 1946, XIII, 9,5, pp. 285 286.
4. TACITO, Annales, ed. H. Bornecque, Paris 1965, II, 85, p. 130.
5. GIUSEPPE FLAVIO, Antichità giudaiche, Torino 1998, XIV, cap.10 9 16, XVI, cap. 6 2 7.
6. Atti degli Apostoli, in La Sacra Bibbia, a c. di G. Alberione, Roma 1966, XVIII 2, p. 1176.
7. CASSIODORO, Variae, ed. T. Mommsen, in M. G. H., Scriptores Antiquissimi, XII, cit. da Summo, op. cit., p. 26.
8. Codex Justinianeus, tit. VIII libro I, Venezia 1836, cit. da Summo, op. cit. p. 29.
9. J. BEDARRIDE, Les juifs en France, en Italie et en Espagne,Paris 1867, p.63.
© Morashà 2001 - Emanuele Gianolio 2001.
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