Tesi di laurea di Laura Moneta - Nascita, crescita e vicissitudini attuali della scuola ebraica di Milano


Capitolo 2: LA SCUOLA EBRAICA 1938-1943

2.1. Brevi cenni su Milano ebraica agli inizi del Novecento
2.2. Le origini della Scuola
2.3. I primi provvedimenti antiebraici
2.4. La scuola nel 1938
2.5. I corsi universitari
2.6. Il mese eroico della Scuola Settembre 1943
2.7. La testimonianza di Annamarcella Tedeschi

2.1 Brevi cenni su Milano ebraica agli inizi del Novecento.

Nei primi decenni del secolo, Milano ebraica era ancora poco formata e delineata.

Nonostante l’esodo continuo di ebrei dai piccoli ai grandi centri, che aveva portato a Milano numerosi nuovi elementi dalle piccole comunità di provincia, ciò non era bastato a creare un centro di vita ebraica a Milano. Questo perché i nuovi venuti impegnati a formarsi in un nuovo ambiente e dispersi nei vari quartieri della grande città, si ritrovavano con altri ebrei saltuariamente, magari solo per le funzioni delle feste maggiori.401

Il nucleo ebraico milanese era un ente morale, privo del diritto di imporre contributi, l’appartenenza al quale era del tutto volontaria. Molti ebrei milanesi, in pratica, venivano iscritti alla Comunità solo al momento del loro trapasso, quando cioè si richiedeva la loro sepoltura nel reparto ebraico del cimitero municipale.

Il Tempio di Via Guastalla funzionava come anche un servizio di macellazione rituale.

Negli anni Venti le principali attività della Comunità di Milano erano promosse dall’ADEI412, dal Gruppo sionistico, dalla Federazione sionistica, dal Convegno ebraico.

Il Gruppo sionistico si radunava una volta al mese e spesso, durante queste riunioni ci si lamentava che non esistesse a Milano un luogo di ritrovo, dove poter svolgere un’attività di cultura ebraica e che fosse sede per altre manifestazioni ebraiche. Fu così indetta una sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari alla fondazione di un Circolo Ebraico di Cultura.

La fondazione del Convegno Ebraico ebbe come conseguenza il risveglio dell'attività culturale ebraica.

A quest’epoca la comunità contava 4500 persone, che aumentarono a ottomila intorno agli anni trenta, quando, per l’avvento di Hitler, molti ebrei tedeschi lasciarono la Germania, trovando rifugio in Italia. A Milano giunsero non solo ebrei tedeschi, ma anche molti provenienti dal Piemonte, Marche, Toscana, Veneto, dove le comunità ebraiche andavano assottigliandosi.423

2.2 Le origini della Scuola.

Alla fine del secolo scorso, quando la Comunità ebraica milanese era costituita in Consorzio di contribuenti volontari e per le funzioni di culto si riuniva in un locale di Via Stampa, sotto la guida spirituale del rabbino Prospero Mosè Ariani, esisteva già un “giardino d’infanzia”. Una maestra raccoglieva e sorvegliava durante il giorno i bambini dai quattro anni in su.434

I bambini provenivano da famiglie povere e qui imparavano a recitare lo Shemà445 e i più grandi anche i primi rudimenti del sillabario.

Nel 1892 successe all’Ariani il rabbino Alessandro Da Fano. Proveniva da Corfù e rimase “in carica” fino al 1935, quando morì ad ottantotto anni.

Nel 1892 fu inaugurato il tempio di Via Guastalla e nello stesso anno fu fondato un asilo infantile, presieduto dalla baronessa Pesaro Leonino. L’asilo aveva sede in alcuni locali con giardinetto a pianterreno di una casa in Via Vittoria 39 (ora Via Carducci), vicino al Naviglio allora scoperto.

L’asilo aveva soprattutto scopi assistenziali, poiché i bambini, oltre ad essere custoditi, ricevevano gratuitamente il pasto a mezzogiorno.

Nel 1910, essendo aumentato il numero dei bambini, l’asilo si trasferì in locali più grandi, sempre a pianterreno con giardino, nella casa di Via Disciplini 11, che fu poi bombardata e distrutta il 14 febbraio 1943.

Qui fu istituita anche la scuola elementare inferiore, che comprendeva solo le prime tre classi.

In tutto erano una quarantina di bambini, compresi tra i quattro e gli otto anni, sia maschi sia femmine.

Dopo il 1918, la scuola ebraica fu diretta per molti anni dalla maestra Emilia Sforni, affiancata dalla signorina Bianca Finzi. La prima veniva da Mantova, la seconda era originaria di Ferrara.

Per l’insegnamento nell’asilo e nella prima elementare fu adottato il metodo Montessori.456 La presidenza della scuola badò a che almeno un’insegnante seguisse il corso, tenuto a Roma nei mesi estivi e istituito dalla stessa Maria Montessori, per ottenere il diploma d’abilitazione.

Nel 1920 il comm. Astorre Villa si ritirò dalla presidenza della scuola. Gli successe l’ing. Aldo Jarach, che era stato suo segretario.

La scuola elementare fu completata con le classi quarta e quinta. Furono ammessi anche bambini e ragazzi di famiglie benestanti, che pagavano la refezione del mezzogiorno.

Per facilitare l’iscrizione ad allievi che abitavano lontano da Via Disciplini, fu istituito un servizio di scuolabus a pagamento per i benestanti, gratuito o quasi per tutti gli altri. La sorveglianza dei ragazzi nell’autobus fu affidata a turno ad una delle maestre.

Nei locali della scuola avvenivano anche le poche manifestazioni culturali ebraiche dell’epoca, che si limitavano alle riunioni del gruppo sionistico.

In questi locali si svolgeva annualmente un’altra delle principali attività della vita ebraica comunitaria: la vendita delle azzime.467 Questa occasione fungeva anche da censimento, poiché da questa vendita si poteva dedurre quanti fossero gli ebrei che ancora consumavano le azzime di Pesach.478

Più tardi fu creata un’altra attività importante, il Seder489 degli studenti. Quando, dopo la fondazione dell’Università degli Studi, cominciarono ad affluire a Milano studenti ebrei stranieri, non fu più possibile continuare ad ospitarli per il Seder presso le famiglie che mantenevano la tradizione. Così, si decise di organizzare un Seder pubblico nei locali della scuola. Per gli otto giorni di Pasqua, gli studenti ebrei delle università di Pavia e Milano potevano trascorrere le loro giornate in Via Disciplini.

Intanto la Comunità milanese cresceva e aumentavano anche le iscrizioni all’asilo e alla scuola elementare israelitica. Questo impose la ricerca di una sede più ampia.

La proprietaria dello stabile di Via Disciplini era la Società Svizzera, che ben presto chiese alla scuola di lasciare liberi i locali dati in affitto, per adibirli a Circolo per gli svizzeri residenti a Milano.

Era il 1926-27, in pieno regime fascista e non era facile trovare una sede per la scuola ebraica. Nacque a questo scopo una Società p.a. immobiliare Pro Scuole Israelitiche (S.A.I.P.S.I.) 4910, con un capitale iniziale di cinquemila lire, che fu sottoscritto da Roberto Adler, il rabbino capo Alessandro Da Fano, l’ing. Aldo Jarach, l’avv. Lazzaro Jarach, il notaio dr. Emilio Treves. Lo stesso giorno, 6 gennaio 1927, fu aperta la sottoscrizione per l’aumento di capitale a cinquecentomila lire.

L’ingegner Aldo Jarach potè così acquistare dall’ing. Giuseppe Manzoli la sua villa in Via Eupili 6.

Alla fine del 1928 si prese possesso dell’abitazione e cominciarono i lavori di ristrutturazione per adibire il pian terreno e il primo piano ad aule scolastiche. Una parte del secondo piano fu riservata ad abitazione del direttore. In seguito fu costruito un terzo piano composto di una cucina, un bagno ed alcune camere. Furono così creati alloggi per insegnanti, che dovevano pagare un canone d’affitto modestissimo.

Il Direttore della scuola fu Emilio Schreiber, nativo di Verona, ma proveniente da Trieste.

In ogni classe, la prima ora di lezione era riservata all’ebraico. A dirigere la mensa e a sovrintendere alla pulizia delle aule e degli alunni, si dedicò la moglie del direttore.

Due anni dopo, nel 1931, la S.A.I.P.S.I. aumentava il suo capitale ad un milione. Fu possibile così acquistare anche la vicina villetta di Via Eupili 8, creando la scuola media ebraica (ginnasio-liceo).

Si insegnava la lingua e la storia ebraica e s’iniziò lo studio dell’ebraico moderno parlato.

Gli alunni aumentavano sempre più e nello stesso anno la scuola mutò nome assumendo la denominazione di “Istituto Israelitico”. La scuola restava in ogni modo un ente autonomo, retto da un consiglio d’amministrazione e affiancato da un Comitato di patronesse, che aveva due compiti. Il primo era di vigilare e sorvegliare l’andamento delle scuole, soprattutto il servizio mensa, il secondo di coadiuvare la presidenza nell’organizzazione di fiere di beneficenza5011, i cui proventi servivano per ottenere il pareggio del bilancio.

Nel 1935 fu deciso di intitolare l’Istituto Israelitico al nome del rabbino Alessandro Da Fano.

Foto 1. Classe I Montessori, 1930.

Foto 2. L’edificio di Via Eupili e l’autobus della scuola, 1930.

Fonte: Comunità Ebraica di Milano-O.R.T., Scuola Ebraica.

2.3 I primi provvedimenti antiebraici.

Sino al 1937 l’idea di antisemitismo fu lontanissima dall’Italia. Gli ebrei italiani sotto il fascismo avevano stesse libertà degli altri italiani. I primi segnali di cambiamento avvennero nel 1938.5112

Nel luglio fu pubblicato il “Manifesto della razza”, che era stato scritto dal duce e da altri studiosi, tra cui il più noto era il senatore Nicola Pende, direttore dell’Istituto di patologia speciale medica all’Università di Roma.

Il punto nove del Manifesto affermava che :

“Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.

Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia, perché è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli italiani”5213.

La maggior parte degli ebrei italiani fu colta completamente di sorpresa di fronte a queste affermazioni. I provvedimenti continuarono a settembre e ottobre.

Il Regio decreto n.1390 del 5 settembre 19385314 escludeva tutti gli alunni ebrei e tutti gli insegnanti ebrei dalle scuole pubbliche. Il primo articolo così recitava:

“All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica.”

L’articolo due, invece, vietava l’iscrizione di alunni di razza ebraica alle scuole pubbliche.

L’articolo tre specificava:

“A partire dal 16 ottobre 1938 tutti gli insegnanti di razza ebraica saranno sospesi dal servizio.”5415

La minoranza ebraica in Italia all’epoca era costituita di 45.656 persone. Nel 1938 le comunità ebraiche in territorio italiano e nelle colonie erano ventotto, situate per lo più in Italia centrosettentrionale. Su un totale di circa 45.000 ebrei, duecento erano professori di ogni ordine di scuole e 5.600 studenti si trovarono da un giorno all’altro o senza lavoro o a dover superare difficoltà enormi.

In particolare, gli studenti erano 4.400 nelle elementari (un alunno ogni 30 classi); mille su 230.000 (4%) nelle medie; duecento su 48.000 (4%) nelle università.5516

Le reazioni a questi provvedimenti furono di varia natura; per tutti sconforto, disorientamento, amarezza, disperazione.

Molti scelsero la via dell’esilio, altri cercarono sistemazioni nuove in Italia.

Il risultato fu che la popolazione ebraica fu decimata: l’emigrazione di circa seimila ebrei italiani e di due terzi degli ebrei di origine non italiana, l’eliminazione fisica di ottomila ebrei nei campi di sterminio e nei campi di battaglia della resistenza, le conversioni, ebbero come risultato che alla fine della guerra il numero degli ebrei italiani era inferiore a trentamila.5617

Nel 1938, per esempio, i professori universitari ebrei erano l’8.6% del totale, mentre nel 1965 erano il 2%.

Se ciò non bastasse, il 12 settembre i fascisti nominarono una commissione per la bonifica libraria per fissare i criteri e i mezzi più rapidi per giungere ad una “revisione completa della produzione libraria italiana e di quella straniera tradotta in italiano” (ovviamente di autori ebrei) 5718.

Per quanto riguarda i contemporanei, l’esclusione fu totale. Per il passato si consentiva la circolazione di pochi classici, come per esempio Spinoza, Bergson, Einstein. Gli autori esclusi erano centoquattordici. Gli studenti già iscritti all’università poterono continuare a studiare fino alla laurea. La loro posizione era però difficile ed umiliante, perché nelle prove d’esame erano iscritti in elenchi speciali.

Gli studenti più giovani, invece, delle medie e delle superiori, furono esclusi dalle scuole pubbliche. Per gli studenti appena diplomati, inoltre, restava l’esclusione dalle università.

In molte città, tra cui Milano, nacquero scuole medie e superiori ebraiche e corsi universitari clandestini. La scuola ebraica diventò, così, un’ancora di salvezza per tutti, per gli insegnanti cacciati dal loro posto di lavoro, e per gli studenti cacciati dal loro diritto all’istruzione.

2.4 La scuola del 1938.

In Lombardia le comunità organizzate, aventi cioè strutture per il mantenimento del culto e della tradizione erano soltanto due. Milano, che riuniva in sé anche gli ebrei residenti nelle province di Como, Pavia, Sondrio, Varese, raggruppava circa cinquemila persone. Mantova, piccola, ma di antica tradizione, comprendeva anche gli ebrei residenti nelle province di Bergamo, Brescia e Cremona, con circa quattrocento persone.5819

L’avvento al potere del Nazismo in Germania, l’inizio delle persecuzioni portò all’esodo degli ebrei tedeschi.

Una parte di loro arrivò in Italia, in particolare a Milano. Gli ebrei tedeschi diedero un notevole contributo all’industria ed al commercio locali e portarono il numero degli ebrei tedeschi ad ottomila. L’acuirsi della persecuzione in Germania contribuì ad aumentare il numero degli appartenenti alla Comunità, che raggiunse i dodicimila membri. Il disgregamento delle piccole comunità del Piemonte, delle Marche, della Toscana e del Veneto andò aumentando e contribuì a formare la cifra record, prima ricordata.

A Milano erano già attive la scuola materna e la scuola elementare con sede nelle due villette di Via Eupili 6 e 8, nella zona del Sempione.

L’asilo era diretto dalla maestra Rosa Linder.

Le elementari erano frequentate da duecentocinquanta alunni ed erano divise in tre sezioni: A, B, C. Quest’ultima era riservata agli stranieri, ma venne chiusa nel febbraio 1939, perché i suoi allievi erano in buona parte fuggiti dall’Italia. La scuola elementare vide aumentare la sua scolaresca dopo i decreti del 1938.

Il regio decreto del 23 settembre affermava che per i ragazzi ebrei erano istituite speciali sezioni di scuola elementare, solo là dove avessero superato le dieci unità.

In base a questa disposizione, fu aperta una sezione ebraica nella scuola elementare di Via Spiga, una delle zone più celebri della città. Qui i corsi iniziarono il 19 ottobre 1938. I bambini ebrei frequentavano la scuola di pomeriggio perché si doveva tenerli separati dai bambini di razza ariana. La professoressa Alda Perugia così ricordò quei giorni:

“Così ci trovammo fin dal settembre 1938, allievi ed insegnanti, dalla scuola materna all’Università, esclusi da ogni tipo di scuola pubblica o privata, laica o religiosa.

A Milano il presidente Federico Jarach prese subito l’iniziativa di contatti personali con il Comune ed ottenne l’apertura ai bambini ebrei di una scuola elementare in via della Spiga, che funzionasse per loro, nel pomeriggio, in alternativa con la scuola per i bambini ariani, che non dovevano contaminarsi, al contatto con i nostri.”5920

La scuola era frequentata dai bambini che abitavano nel centro cittadino e le cinque maestre, tutte di razza ebraica, erano dirette dal prof. Bronzino. Questa sezione continuò ad esistere fino l’anno scolastico 1941-42, anno in cui la maggior parte dei piccoli emigrò o comunque si disperse.

A questo punto si formò, all’interno della Comunità di Milano, l’esigenza di una scuola secondaria, che garantisse la continuazione dell’istruzione dopo gli anni delle elementari.

Come già ricordato, a Milano era allora Presidente della Comunità il comandante Federico Jarach. Fu lui il vero artefice del progetto. Yoseph Colombo, in un articolo apparso sulla “Rassegna mensile di Israel” nel 1965, così parlava di Jarach e del suo impegno e volontà per la costruzione di una scuola secondaria:

“Lo angustiava, tra l’altro, il pensiero che la numerosa schiera dei nipotini non potesse più andare a scuola, e si immedesimava perciò nello stato d’animo di tutti i genitori e di altri nonni che certo avevano la stessa sua preoccupazione. Chi lo avvicinava in quei giorni della fine del ’38 vedeva in lui il nonno impegnato nel desiderio di assicurare il sorriso sul volto dei nipotini.”6021

Accanto al comandante Jarach lavoravano il prof. Mario Falco, docente di diritto ecclesiastico alla Università, vice presidente della Comunità, il rabbino Gustavo Castelbolognesi, che era succeduto ad Alessandro Fano.

Un’altra figura decisiva per l’avvio della scuola secondaria a Milano fu proprio Yoseph Colombo6122, già preside del liceo scientifico di Ferrara. Così ricordava, sempre nel 1965, l’inizio del suo incarico:

“E’ un ricordo per me incancellabile la conversazione avuta la sera di kippur del ’38 a Ferrara, all’uscita del tempio, con il professor Falco.

Rattristato per i recenti provvedimenti di legge che a lui dovevano sembrare inconcepibili e scandalosi, lo vidi farsi più sereno quando mi espose il progetto della nuova scuola e mi fece l’onore di domandarmi se ne avrei accettata la direzione.”6223

Questi uomini si impegnarono perché gli studenti ebrei di Milano e dei centri vicini avessero la possibilità di continuare i loro studi iniziati nelle scuole dello Stato.

Proprio sulla base della struttura scolastica già esistente, si cominciarono a creare le scuole superiori.

Tutte le famiglie ebraiche di Milano, che avevano interesse a ciò, furono invitate ad esprimere le loro necessità e i loro desideri in merito. Per due settimane, nell’allora sede della Comunità, in Corso Italia, genitori e ragazzi giunsero a presentare le proprie idee.6324 Bisognava creare una scuola secondaria “parificabile”, cioè uguale alle altre per la regolarità della sua organizzazione. Colombo e i suoi collaboratori volevano ottenere entro l’anno scolastico il riconoscimento legale dell’autorità scolastica. In pratica, una scuola in cui gli orari, i programmi e i corsi fossero uguali alle scuole pubbliche. La scuola, però, era perfettamente libera nella vita interiore:

“Il fatto stesso che nella scuola sia gli alunni che i professori fossero là in quanto vittime, alla pari, delle medesime leggi vessatorie, configurava in modo tutto speciale i rapporti fra maestri e discepoli e dava alla scuola un carattere decisamente antifascista.

La nostra era insomma l’unica scuola nella quale tutto l’insegnamento e tutta l’opera educativa fossero orientati in modo decisamente democratico, e quindi diametralmente opposto a quello delle scuole pubbliche del Fascismo.”

Colombo poté contare su insegnanti molto validi, che, come lui, si ritrovavano disoccupati in seguito alle leggi del 1938. Eugenio Levi, Ferruccio Pardo, fino ad allora Preside a Reggio Emilia, Giorgio Bonfiglioli, che aveva insegnato letteratura italiana al liceo Parini, Bruno Schreiber, docente universitario. Arturo Loria, matematico, era stato Preside del “Moreschi” di Milano, Achille Norsa. Marta Navarra, Stella Matalon, insegnante di storia dell’arte, Marcella Dreyfus, Eugenio Levi junior, Carlo Modigliani, Jolanda Luzzato, Pia Cividali. Giuliana Fiorentino, insegnante di greco, Hulda Cassutto, insegnante di fisica. E poi ancora, Lina Castelnuovo, Olga Fiorentino Lombroso, Anna Fargion, Elisa Levi, Elsa e Anna Della Pergola, Pio Foà, Gino Corinaldi, Augusta Jarach, professoressa di pedagogia, Lidia Bassani, insegnante di lettere. Susanna Gugenheim, professoressa di letterature straniere, Annetta Levi, Alda Perugia, Elsa Jacoby, Vera Levi, professoressa di francese, Alma Bedarida Astrologo, insegnante di stenografia e dattilografia, Irma Calderoni Bassani e Virginia Finzi, insegnanti di lettere, il professor David Schaumann, che insegnava ebraico nei corsi inferiori.

Alda Perugia, nell’articolo per il trentennio della scuola, nel 1968, così ricordava:

“Via Eupili: com’erano piccole e gentili quelle due villette, con accorgimenti abilissimi, gli appartamenti privati e le aule furono suddivisi da tremezze in aulette minime, ad ospitarvi le numerose classi delle più diverse scuole.

(….) Eravamo moltissimi insegnanti, troppi davvero, in confronto alle pur numerose schiere degli allievi, ed occorreva scegliere tra i tanti, quelli che dessero maggior affidamento. Yoseph Colombo diede un piccolo e pur grande incarico a quanti più potè.”6425

Alda Perugia ebbe, per esempio, cinque ore settimanali d’italiano per sei ragazze del corso magistrale.

Finalmente, il 7 novembre 1938, dopo meno di tre settimane di contatti con le famiglie, la Scuola si aprì e iniziò il suo regolare funzionamento.

Era formata da un Liceo-ginnasio completo di otto classi. Non esisteva ancora la scuola media unica, distinta dal liceo-ginnasio. Su questo tronco principale, si innestavano corsi di liceo scientifico, istituto magistrale, e istituto tecnico.

Mancavano le aule, i banchi, le cattedre e tutto l’arredamento. La ditta Mosè Way improvvisò banchi e cattedre con assi e cavalletti.

Gli scolari erano in tutto oltre quattrocento.6526

Nonostante le evidenti difficoltà, professori e studenti furono contenti di questa soluzione. La scuola non era per loro solo l’occasione e la possibilità per continuare il proprio lavoro e la propria istruzione, ma diventava un luogo di fratellanza. Anche se non ci si conosceva, il fatto di condividere una realtà così dura, li univa e li faceva sentire subito uguali. Proprio per questo, amicizie che in situazioni normali si formavano in mesi, lì nascevano e si consolidavano in pochi giorni.

A questo proposito, Guido Lopez ricorda:

“La creazione della scuola ebraica portò ad un processo di autocoscienza, alla consapevolezza dei legami tra la cultura ebraica e le altre culture e in fin dei conti ci portava a stabilire che noi, non gli altri eravamo dalla parte della ragione e che quindi, nella disgrazia, eravamo, in fondo, fortunati di non condividere in nulla le colpe degli altri.”6627

Foto 3 . Prof. Bruno Schreiber (scienze).

Fonte: album privato della signora Annamarcella Tedeschi.

Foto 4. I liceo in Via Eupili. A.s. 1938-39.

Fonte: album privato di Annamarcella Tedeschi.

Foto 5. Una classe in Via Eupili. In piedi Rav. Castelbolognesi.

Fonte: album privato di Annamarcella Tedeschi.

Foto 6. Nel giardino di Via Eupili: in alto (solo profilo) Rav. Nathan Cassuto (deportato); da sinistra: arch. Tedeschi, Prof. Pio Foà (lettere), Prof. Bonfiglioli (lettere), Prof. Eugenio Levi (lettere); dietro: Renato Jarach (studente), Prof. Ferruccio Pardo (da Bologna, matematica),Gilberto Forti (studente); in piedi: Hulda Cassuto (sorella Rav. Cassuto); seduti: Prof. Achille Norsa (filosofia), Prof. Susanna Gugenheim (tedesco), Prof. Alda Perugia (lettere), Rav.Castelbolognesi (rabbino capo di Milano), Prof. Yoseph Colombo (Preside e Professore di filosofia)

Fonte: Album privato di Annamarcella Tedeschi.

Foto 7. Nel giardino di Via Eupili: da sinistra: Prof. Foà, Prof. Norsa, Prof. Bonfiglioli, Prof. Berti Eckert, Zabban; Studenti: Adelina Provenzali, Lia Foà, Annamarcella Falco, Emma Pontremoli, Luciana Vitali, Isacco Agiman, Ettore Nacamuli, Enrico Tedeschi, Segre, Bruno Morpurgo, Renato Jarach, Italo Servi.

Fonte: album privato della signora Annamaercella Tedeschi.

2.5 I corsi universitari.

Nel 1941, consolidati i corsi secondari, si pose il problema del proseguimento degli studi di un consistente numero di studenti che in due anni si erano diplomati alle superiori.

Il dottor Mario Luzzato, d’accordo con il Comandante Jarach, istituì un corso superiore di chimica a tipo universitario, con apposito laboratorio, ricavato dalla vecchia cucina della scuola “Da Fano”.

Da Ferrara giunse il professor Ciro Ravenna, che aveva tenuto la cattedra di chimica fino al 1938 e aveva diretto l’Istituto di chimica agraria.

Da Venezia arrivò Augusto Levi per l’insegnamento della fisica.

Da Torino, Guido Ascoli, matematico di fama mondiale.

Il Corso si avvalse della collaborazione di Camillo Treves, Mario Paggi e Paolo Marcus.6728

Il corso ebbe durata di sette mesi, da novembre a maggio. Prevedeva tre ore settimanali per la fisica sperimentale, per la chimica generale e per quella inorganica e per la matematica.

C’erano anche lezioni facoltative di lingue straniere (francese, inglese, tedesco) e stenodattilografia.

Il corso costava duemila lire ed era seguito anche da giovani provenienti da altre città.

Visto il successo del corso di chimica, alcune famiglie chiesero l’istituzione anche di uno di economia e commercio. A questo progetto collaborarono il professor Del Vecchio da Bologna, per l’insegnamento della matematica finanziaria; il professor Fubini da Torino, per economia politica e il professor Mario Falco, per il diritto.

Il corso prevedeva insegnamenti di statistica, geografia economica, ragioneria generale ed applicata, lingua e stenodattilografia.

Fu preso a modello l’ordinamento del primo anno dell’università Bocconi.

I testi erano quelli delle scuole pubbliche, anche se spesso venivano integrati da altri meno ufficiali.

2.6 Il mese eroico della scuola - Settembre 1943.

La scuola funzionò fino a tutto l’anno scolastico 1942-43. Nell’inverno 1942 i bombardamenti aerei avevano allontanato una parte degli studenti da Milano. Nel settembre 1943, il preside Colombo fu trattenuto a Modena da gravi problemi familiari e affidò la scuola al suo vice, Eugenio Levi.

Il mese di settembre 1943 fu denominato il “mese eroico della scuola” ed è giusto rileggere e rivivere quei momenti dalle dirette parole del prof. Eugenio Levi.

Il giorno fissato per l’apertura della sessione degli esami di riparazione, Levi era a scuola ad aspettare il Commissario governativo. Dopo tre giorni, nessuno si era ancora presentato. Insieme al segretario Canarutto, si presentò al Provveditorato.

“Al Provveditorato risultava che la Scuola ebraica non c’era più. Non era possibile smentita più lampante. La Scuola era lì in carne ed ossa nelle persone del suo preside e del suo segretario”6829

Fu quindi nominato un nuovo commissario, la signora Sala. Il Levi invitò alunni e professori a presentarsi a scuola per gli esami che dovevano svolgersi il 4 ottobre.

Si verificò, però, un fatto nuovo e grave. I nazisti avevano fatto un sopralluogo nell’istituto, ma l’avevano trovato chiuso, rimandando così l’incursione.

Eugenio Levi decise, comunque, di continuare. Arrivò a scuola pochi minuti prima dell’apertura.

“Giungevano alla spicciolata, alcuni con passo sicuro, altri con passo incerto, professori e studenti. Non tutti i convocati si presentarono.

Quelli che c’erano furono subito da me informati del fatto e lasciati liberi d’entrare o d’andarsene.

Non ci fu un solo disertore.

Entrati, ci collocammo nel recinto destinato alle automobili, come quello che ci pareva il luogo più adatto ad un’eventuale fuga; e incaricai la Vera Levi di far da palo sul ponte”.

Gli esami si svolsero regolarmente e la sessione fu chiusa il 25 ottobre. Alcuni esami si svolsero addirittura a casa della commissaria Sala.

La scuola fu poi chiusa fino all’ottobre 1945. Prima di allontanarsi da Milano, però, Canarutto mise in salvo le macchine da scrivere e le calcolatrici.

Dei 4500 ebrei presenti a Milano nel settembre 1943, oltre millecinquecento si rifugiarono in Svizzera, in città e nel circondario dovevano essere rimasti circa duemilacinquecento, molti dei quali in clandestinità. Ottocento furono deportati e tra di loro undici professori. Solo la professoressa Giuliana Tedeschi ritornò. Non tornò, invece, suo marito, né Pio Foà, Gino Corinaldi, Augusta Jarach, Lidia Bassani.

2.7 La testimonianza di Annamarcella Tedeschi Falco.6930

Non è la prima volta che la signora Annamarcella Tedeschi Falco accetta di raccontare i suoi ricordi legati a quel settembre 1938 e alla scuola ebraica. Ha scritto, infatti, articoli sull'argomento, come Le origini della Scuola ebraica di Milano, contenuto negli “Annali di Storia dell’educazione e delle Istituzioni Scolastiche”.

E’ stata poi più volte intervistata. Lei stessa mi ha raccontato proprio di un’intervista rilasciata nel 1996 al settimanale “Anna”, in cui parlava di come, all’indomani dei decreti sulla scuola del 1938, era stata costretta a lasciare il liceo Manzoni, che aveva frequentato fino alla quinta ginnasio. L’episodio merita di essere proposto, perché curioso. Infatti, l’articolo fu pubblicato regolarmente e capitò nelle mani di una signora, che era stata sua compagna di scuola al Manzoni, nonché segretaria del Comitato studenti del liceo stesso. Leggendo dell’umiliazione e dell’ingiustizia subita per aver dovuto lasciare la sua scuola, pensò che bisognasse rimediare in qualche modo. La invitò, quindi, ad una giornata dedicata agli ex studenti del Manzoni, e in quell’occasione le consegnò il diploma di maturità ad honorem, a titolo di risarcimento.

Ho deciso di cominciare da qui, raccontando questo episodio, per poi andare indietro nel tempo e nei ricordi.

Io mi chiedo che risarcimento ci può essere per una ragazza di quindici anni, che improvvisamente non può più frequentare la scuola, i suoi compagni, i professori. Non può più frequentare quello che è il suo mondo e la spiegazione che le viene data è perché è diversa.

Ma diversa da chi? E perché ? Non parlo, forse, come tutti gli altri, non mangio, mi vesto, studio, rido e piango come loro?

Diversa perché ebrea.

Anche mia sorella di nove anni subì la stessa ingiustizia, e mio padre, Mario Falco, docente di diritto ecclesiastico all’Università, perse la cattedra.

Il mese di settembre fu per me tremendo. Ho passato le più terribili mortificazioni della mia vita.

La cosa che più mi fece soffrire e che ancora adesso ricordo con grande amarezza, fu la totale mancanza di solidarietà, di appoggio da parte di quelle che fino a due mesi prima erano state le mie compagne di scuole. Ogni giorno aspettavo la telefonata, la visita, che non ci fu mai.

Non capivo il motivo di questo improvviso silenzio, soprattutto da parte delle mie due amiche del cuore, con cui mi ero scambiata regolare corrispondenza per tutta l’estate appena trascorsa.

Certo, oggi è tutto più chiaro. La paura di quello che poteva succedere, la paura di essere denunciate perché mantenevano rapporti con un’ebrea, ha impedito loro di chiamarla, di starle vicina. Sotto regime, soprattutto all’indomani delle leggi antiebraiche, in Italia non c’era più libertà.

Si arrivò al 7 novembre 1938. La scuola cominciò i suoi corsi.

Questa scuola fu un vero miracolo!

In un mese circa, uomini come Federico Jarach, Yoseph Colombo, Eugenio Levi inventarono la scuola ebraica di Milano. “Inventare” è la parola giusta, perché mancavano le strutture per ospitare tutti gli studenti ebrei di una scuola superiore, mancavano gli arredamenti. Le due villette di Via Eupili funzionavano già per l’asilo e le scuole elementari. Mancavano le aule e si faceva lezione anche in cantina, e le classi con pochi alunni avevano come aula il corridoio.

La mia classe era composta di dodici studenti, ma la quinta liceo scientifico da soli due. Frequentai la prima, seconda, terza liceo classico, diplomandomi nell’anno 1940-41.

La scuola ottenne subito la parificazione dal governo. Seguiva i programmi ministeriali con l’eccezione dell’ora di religione.

L’unica particolarità era che per economizzare spazi e soldi, alcune classi di corsi di studio diversi venivano mescolate per lezioni di materie in comune. Per esempio, classi di liceo classico e scientifico seguivano insieme le lezioni di italiano e latino, che erano materie in comune, per poi tornare alla “normalità” per le materie specifiche dei loro corsi.

Guardando le fotografie, mi nomina i suoi professori ad uno ad uno.

Li ricordo tutti con affetto. Il professor Eugenio Levi, per greco; la professoressa Giuliana Tedeschi, per fisica; il professor Norsa, per filosofia; Bonfiglioli per italiano e latino.

Alcuni sono stati deportati e non hanno fatto più ritorno.

Nelle fotografie delle gite scolastiche e delle feste nel giardino della scuola, i suoi compagni, da Emma, l’amica del cuore che ora lavora al CDEC, a Silvia Luzzati, morta con la famiglia nell’eccidio di Meina.

In tutte queste immagini regna la serenità, la spensieratezza, nonostante la situazione per gli ebrei diventasse sempre più pesante. Non c’era ancora l’ombra delle deportazioni, non si sapeva niente dei campi di concentramento. Nessuno poteva immaginarsi quello che sarebbe successo dopo.

Foto 8. Studenti e professori nel giardino della scuola di Via Eupili.

Fonte: album privato della signora Annamarcella Tedeschi.

Figura 9: locandina dello spettacolo “L’Avaro”, recitato dagli alunni della scuola. Anno 1940.

Fonte: Annamarcella Tedeschi.


40 1 Elio Levi, “Episodi di vita ebraica milanese fra le due guerre mondiali”, in A. Rofè (a cura di), Scritti in memoria di Leone Carpi, Milano-Gerusalemme, 1967, pp.229-240.

41 2 Associazione donne ebree d’Italia.

A Milano, l’associazione nacque nel 1927. Gli obiettivi, ancora oggi, sono di organizzare attività culturali e assistenza sociale; di promuovere la figura della donna ebrea e di sensibilizzare alla cultura e alla tradizione ebraica.

42 3 Annie Sacerdoti; Annamarcella Tedeschi (a cura di), cit., 1993.

43 4 Raul Elia (a cura di), La scuola ebraica di Milano. Lineamenti di storia e di vita, Milano, 1955.

44 5 Professione di fede giudaica.

45 6 Il metodo Montessori si basa sul principio fondamentale che il bambino possiede già il germe della sua personalità, bisogna solo aiutarlo a farla crescere. Per far questo gli adulti devono creare le condizioni, anche ambientali per svilupparne la personalità, per promuovere l’indipendenza e l’autonomia e per far apprendere il comportamento sociale

46 7 Elio Levi, cit., 1967,

47 8 Pasqua ebraica.

48 9 Cena che viene fatta durante la Pasqua ebraica.

49 10 Raul Elia, cit. 1955.

50 11 Si vedano gli allegati sulle Fiere di Beneficenza pag. 255, nella sezione “Documenti”.

51 12 Renzo De Felice, Storia degli ebrei sotto il fascismo, Einaudi, Torino, 1992.

52 13 Renzo De Felice, cit., pag.556, 1992.

53 14 Si vedano le circolari dei decreti nella sezione “Documenti” a pag.247.

54 15 Michele Sarfatti (a cura di), “1938. Le leggi contro gli ebrei”, numero speciale de La Rassegna mensile di Israel”, vol.LVI, n.1-2, gennaio-agosto 1938.

55 16 Maria Zevi, “Dati statistici”, in Conseguenze culturali delle leggi razziali in Italia, Atti del convegno, Roma, Accademia Nazionale Dei Lincei, 1990, pp.55-74.

56 17 Maria Zevi, cit. 1990.

57 18 Maria Zevi, cit., 1990.

58 19 Liliana Picciotto Fargion, “Ebrei in Lombardia 1943-1945”, in Storia in Lombardia, n.2/3, 1998, Milano, pp.605-617.

59 20 Alda Perugia, “Nel trentennio della scuola”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, n. 9-10, settembre-ottobre 1968, pp.12-13.

60 21 Yoseph Colombo, “Per il 30° compleanno della Rassegna. Il problema scolastico per gli ebrei d’Italia nel ’38. La scuola di Milano”, in Rassegna mensile di Israel, n.6, 1965, pp.259-272.

61 22 Yoseph Colombo nacque a Livorno nel 1897. Fu insegnante e Preside al Liceo “Roiti” di Ferrara dal 1922 al 1938. Ben presto concentrò tutta la sua attività sul programma della realizzazione della scuola ebraica italiana e con una relazione al IV Congresso giovanile ebraico di Livorno nel 1924 sul “Problema della scuola ebraica in Italia”, egli espresse già con grande chiarezza il principio che sempre lo animò nella sua opera: solo fondando e potenziando la scuola ebraica, la comunità italiana può scongiurare il pericolo della completa assimilazione. La sua presenza a Ferrara fu resa impossibile dalle leggi razziali del 1938, che lo costrinsero ad abbandonare la presidenza del Liceo "Roiti”. Venuto a Milano, accettò di fondare la scuola ebraica in Via Eupili. Terminata la bufera della guerra, fu nominato Preside del liceo Berchet e ne restò alla guida per vent’anni, fino al 1967. ( Notizie dal sito Internet del Liceo Berchet: www.liceoberchet.it).

62 23 Y.Colombo, cit., 1965.

63 24 Raul Elia, cit., 1955.

64 25 Alda Perugia, cit., 1968.

65 26 Raul Elia, cit., 1955.

66 27 Guido Lopez, “La scuola ebraica: dall’emarginazione all’autocoscienza”, in Nicola Ramponi (a cura di), Scuola e resistenza, 1977, Parma, pp.97-103.

67 28 Raul Elia, cit., 1955.

68 29 Raul Elia, cit., 1955.

69 30 Intervista del 9 ottobre 2001, Milano.


© Morashà 2002 - Laura Moneta 2002.

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