Tesi di laurea di Laura Moneta - Nascita, crescita e vicissitudini attuali della scuola ebraica di Milano


Capitolo 4: LA NUOVA SEDE: VIA SALLY MAYER

4.1. Cenni sulla Comunità di Milano negli anni Sessanta
4.2. L’inizio dei lavori
4.3. 28 Aprile 1960: posa della prima pietra
4.4. Ancora in Via Eupili
4.5. Il trasferimento della scuola
4.6. Le attività della Scuola
4.7. La testimonianza della signora Garelik

4.1 Cenni sulla Comunità di Milano negli anni Sessanta.

La fisionomia strutturale della Comunità di Milano è del tutto particolare e si differenzia da quella di molte altre perché è costituita dalla stratificazione di settori che si sono sovrapposti attraverso gli anni e secondo le immigrazioni frequenti.1

La Comunità di Milano, che è retta come tutte le altre dalla legge del 19302, si compone di poche anime, che possono suddividersi in: 25% italiani; 25% ashkenaziti3 e 50% sefarditi4. Questa composizione è l’ultima di una serie di mutazioni e deriva direttamente dall’immigrazione, dopo la prima guerra fra lo Stato d’Israele e i paesi arabi, di ebrei siriani, libanesi, egiziani e persiani. Prima di tale data, il numero dei componenti la Comunità era all’incirca di seimila persone divise in tre parti: duemila italiani, duemila ashkenaziti e duemila sefarditi.

Questa fisionomia della Comunità si riflette anche sulle sue manifestazioni culturali e cultuali. Infatti, a Milano ci sono sei templi: uno centrale, in Via Guastalla; uno per i sefarditi, sempre in Via Guastalla; uno presso la casa di riposo in Via Jommelli 18; due per gli ashkenaziti in Via Cellini 2 e in Corso Roma 19, uno per gli ebrei persiani in Via Piatti 1.

La composizione della Comunità si riflette anche sulla composizione della scuola, formata di alunni di trentasei cittadinanze diverse, comportando problemi di carattere didattico complessi e onerosi.

L’istruzione è completamente gratuita per gli ottocentosessanta alunni.

4.2 L’inizio dei lavori.

Le scuole di Via Eupili, rinate dopo la guerra, soprattutto per volontà di Sally Mayer, hanno visto in questi anni la popolazione scolastica crescere e quasi triplicare fino alla quota di ottocentocinquanta alunni! Di qui la necessità di provvedere ad una scuola modernamente attrezzata, dotata di palestre, biblioteche, mense, campo sportivo, centro di ricreazione, oltre che di materiale didattico e di ogni sussidio pedagogico.

La necessità di una nuova scuola è sentita prima di tutto dai genitori degli alunni, ma anche da coloro che non hanno ancora mandato i propri figli nelle scuole della comunità, ritenendole strutture inadeguate.

Principali animatori e coordinatori dell’opera sono il Presidente ing. Astorre Mayer e il vicepresidente sig. Vittorio Levi.

Nel maggio 1959, il Presidente della Comunità firma il compromesso per l’acquisto del terreno sul quale dovrebbero sorgere gli edifici della nuova Scuola Ebraica di Milano. Si tratta di un vasto appezzamento di circa diecimila metri quadrati, situato tra le piazze Tripoli e Giovanni delle Bande Nere, precisamente lungo la Via Bartolomeo d’Alviano.5

Per la costruzione delle nuove Scuole si è dovuto presentare una richiesta al Provveditorato agli Studi perché sia dichiarata l’idoneità del terreno.

Anche presso gli Uffici tecnici del Comune di Milano è stata avanzata una domanda perché sia dato il nulla osta.

Sul versante finanziario, la costruzione di una nuova sede della scuola offre la possibilità di usufruire di un contributo da parte dello Stato per le facilitazioni previste dai decreti 3 agosto 1949, n.589 e 9 agosto 1954, n.645, nonché dei provvedimenti successivi a favore dell’edilizia scolastica.6

Molto importante è stata la partecipazione della Claims Conference7 ad una parte delle spese per l’acquisto del terreno e per la costruzione.

L’architetto Eugenio Gentili, che era già stato chiamato per la ristrutturazione del Tempio di Via Guastalla, con Manfredo d’Urbino, è impegnato nel progetto del complesso edilizio.

Nella scuola sorgeranno giardini, campi da gioco e terrazze coperte. Gli asili d’infanzia saranno particolarmente studiati perché i più piccoli possano trovarvisi a loro agio. Gli allievi avviati verso gli studi tecnici e scientifici usufruiranno di locali che richiamino alla mente i grandi stabilimenti e fabbriche.

E’ prevista anche l’installazione di un piccolo teatro con palcoscenico, di un’ampia biblioteca e una sala di lettura.

Oltre al contributo finanziario della Claims Conference e dell’American Joint Distribution Committee8, importanti sono stati i contributi dei privati.

Già nel luglio-agosto 1959, ancora all’inizio del progetto, si sono raccolti quarantacinque milioni di lire.

E’ stata nominata una commissione speciale per la costruzione delle nuove scuole, con il compito di seguire e organizzare i lavori. Di tale commissione fanno parte l’ing. Dante Finzi, l’ing. Guido Montel, il progettista arc. Eugenio Gentili e l’arc. Arrighetti.

Alle riunioni prendono parte, molto spesso, il signor Moses Levin del Joint di Ginevra ed il signor Abe Loskove, direttore del Joint di Roma.9

Da rilevare che il contributo dei dirigenti del Joint Distribution Commitee e della Claims Conference non si sono limitati ad una partecipazione con contributi notevoli, bensì le due istituzioni sono intervenute apportando esperienze acquisite anche in altri paesi in campo scolastico; si veda per esempio l’incarico all’arc. Sidney Kaye di Londra per fornire i suoi consigli e suggerimenti per la sistemazione delle aule e del salone centrale, in funzione dell’insegnamento per alcune materie, con un criterio del tutto all’avanguardia attraverso proiettori cinematografici.

Sotto la presidenza del signor Andrea Schapira, il Comitato per la costruzione delle nuove scuole, ha continuato la sua raccolta, arrivando a donare ventiquattro milioni di lire alla comunità perché possa acquistare il primo lotto di terreno.

Il primo obiettivo é di iniziare i lavori edili entro l’anno 1959 e poterla aprire già per l’anno 1961-62.

Per lo stesso periodo é previsto lo sgombero di Via Ippolito Nievo e l’accentramento degli asili e delle elementari in Via Eupili, nell’attesa della seconda fase dei lavori.

4.3 28 Aprile 1960: posa della prima pietra.

Nell’aprile 1960, finalmente, si ha l’inizio ufficiale dei lavori. Il Bollettino del maggio 1960 annuncia:

MILANO EBRAICA PONE LA PRIMA PIETRA DEI NUOVI EDIFICI DELLE SUE SCUOLE.

Tutti gli ebrei di Milano sono invitati alla cerimonia della posa della prima pietra dei nuovi edifici delle Scuole della Comunità.

La cerimonia ha luogo giovedì 28 aprile 1960.

Sono state invitate le autorità cittadine. La posa della prima pietra è simbolica, ma tutti gli ebrei milanesi non devono mancare, come pegno di fede nell’Ebraismo, come segno di fiducia nella continuità della comunità, come segno di gratitudine per l’opera educativa nobilmente svolta dalle scuole nella sede di Via Eupili.

E’ presente il sindaco e il prefetto di Milano, i rappresentanti della provincia, del provveditorato agli studi e dei comandi militari. C’è il rabbino capo Friedenthal, i rabbini Garelik e Bonfil, il presidente Mayer, il preside Schaumann e l’assessore dott. Schwarz.

“Al centro del recinto fra il verde dei prati e il grigio dell’asfalto delle strade già tutte disegnate, è stato calato il primo blocco di cemento, entro il quale era stata collocata la pergamena, firmata dalle autorità presenti, mentre un vivace coro di ragazzi intonava gli inni nazionali d’Italia e d’Israele.” 10

Sempre a proposito di quella cerimonia, Alda Perugia ricorda:

“Chi c’era, non dimenticherà quel gelido mattino di aprile quando insegnanti ed allievi furono invitati a presenziare alla solenne cerimonia della posa della prima pietra fra nebbie e pantano, in una solitudine popolata soltanto da placide greggi.”11

La scuola materna è stata dedicata a Sally Mayer e i licei al comandante Federico Jarach, mentre il futuro centro sociale sarà intitolato a Carlo Schapira.

Il Consiglio della Comunità ha organizzato una bell’iniziativa. Consente, infatti, a quanti generosi contribuiscono ai lavori di costruzione delle nuove scuole, con la cifra minima di tre milioni e mezzo di lire di intestare un’aula al nome dei propri cari, scomparsi o viventi. Si è, però, riservato una quarta parte delle aule da dedicare alle grandi personalità che illustrarono l’ebraismo di tutti i tempi.

Grazie all’aiuto di importanti organizzazioni mondiali e a quello di privati, si è riusciti a raggiungere i seguenti importi:

Offerte generali: 85.000.00012

Offerte per intestazione 55.000.00013

di 14 aule

Totale: 140.500.00014

La spesa per il progetto di costruzione dell’intero complesso si aggira sui centosettanta milioni, di cui metà saranno pagati dalla Claims Conference e dal Joint Distribution Commitee.

4.4 Ancora in Via Eupili.

Dopo pochi mesi, delle prime dodici aule in costruzione, sette sono già state intestate.

La destinazione finale di queste dodici aule riguarda le scuole secondarie. E’ prevista un’aula a gradinata per le materie speciali e una piccola sinagoga e alcuni locali per gli uffici della Direzione.

Nel frattempo, si è aperta all’interno della Comunità una delicata questione riguardante le scuole.

Le scuole devono chiamarsi “Scuole per ebrei” o “Scuole ebraiche”? La denominazione di scuole della Comunità Israelitica di Milano sembra alludere ad un carattere di ampia tolleranza per tutte le sfumature di ebraicità, dall’ortodossa più rigida e severa alla colorazione più laicizzante e religiosamente amorfa.

La scuola di quegli anni, che comprende i corsi dal giardino d’infanzia al liceo, accoglie ragazzi di trentasei provenienze geografico-politiche. E’ la scuola di una comunità, la scuola di una fraternità rinsaldatasi nel dolore e nella persecuzione.

La scuola ebraica in quanto tale, deve formare e risvegliare la consapevolezza dell’ebraicità dei giovani, come eredi di una tradizione antichissima. Per questo è molto sentita l’esigenza di insegnare la lingua, ma altrettanto urgente è quella di attuare giorno per giorno la santità delle pratiche del culto. Dall’anno 1959-60, inoltre, l’impegno si è intensificato, con l’istituzione della celebrazione mattutina della Tefillà15, sotto la guida del giovane rabbino Bonfil e del professor Kopciowski, in una piccola aula, alla presenza degli allievi delle classi medie e superiori.

Ancora la professoressa Perugia scrive sull’Annuario, a proposito del ruolo della scuola:

“La Scuola nostra vuol rappresentare un rifugio, un ambiente rasserenante e rinnovatore, un crogiolo dove vengono a incontrarsi, a mescolarsi, a conoscersi ed a riconoscersi i ragazzi ebrei di ogni diversa provenienza ambientale.”

La professoressa Perugia pone l’accento sull’impegno della scuola nella tolleranza, umanità, comprensione reciproca. Auspica, anzi, è convinta che la scuola sarà in grado di adeguarsi ai cambiamenti del mondo anche nell’avvenire.

Alla vigilia del trasferimento delle classi nella nuova sede di Via Soderini, la Comunità invita tutti i genitori ad iscrivere i propri figli alle scuole ebraiche.

Così recita una pubblicità apparsa sul Bollettino del numero di settembre 1961:

SCUOLE DELLA COMUNITA’:

Genitori! Non negate ai vostri figli un’educazione ebraica!

Non siate “liberi pensatori” nei confronti della fede dei vostri Padri e involontari collaboratori dei propagandisti, palesi od occulti, di altre religioni!

Intanto, la scuola diventa sempre più grande, preparandosi ad accogliere nuovi corsi.

Si rende sempre più evidente l’opportunità che le future maestre elementari siano formate in scuole ebraiche. Dalle pagine del Bollettino, si invitano i genitori delle alunne interessate a segnalare immediatamente i nominativi.

Il corso magistrale, il primo nella storia della scuola ebraica milanese, è aperto all’inizio dell’anno scolastico 1961-62. In quell’anno, inoltre, per la prima volta, c’è una classe tutta maschile (IV elementare), affidata al maestro Rosenholz. Per la prima volta, classi delle medie superiori (IV e V ginnasio, I e II liceo scientifico) si presentano come classi piene, di venticinque, trenta allievi.

Il numero totale di ragazzi ha raggiunto quota novecento; di questi, circa trecentocinquanta sono dei corsi medi e superiori.16

4.5 Il trasferimento della scuola.

Nel maggio 1961 i lavori della nuova sede procedono con velocità. Le prime dodici aule, che ospiteranno le classi medie superiori, sono già state delimitate e si pensa che saranno pronte e agibili per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Il “corpo lungo”, come è chiamata la seconda parte del fabbricato, sarà destinato alle classi medie inferiori.

Gli ebrei di Milano si sono resi conto dell’importanza dell’opera che si sta compiendo e hanno voluto che i nomi dei loro cari siano ricordati e tramandati ai posteri.

Alla Presidenza della Comunità sono giunte offerte per l’intestazione delle prime aule da parte dei signori: Joseph Selim Sasson, Giacomo Feiwel, Ing. Jacob Ghittis, Giorgio Gentilli, Fratelli Kayon, Emanuele e Leone Wofsi e Beniamino Israelschili.

Finalmente, nel novembre 1961 la scuola è pronta.

“Il miracolo è compiuto: la terza vita della scuola dopo la fondazione e la ripresa del 1945, s’è iniziata in un’aura festosa.”17

Il 14 novembre i vari corsi superiori (licei, tecniche, aziendali e magistrali), hanno preso possesso delle nuove aule, seguiti nella stessa settimana delle medie e dall’avviamento. In Via Eupili rimangono l’asilo e le elementari.

L’inaugurazione solenne ed ufficiale è stata rimandata a quando fosse del tutto allestito il Centro Sociale, con le sue sale di riunione e la vasta aula per concerti e per eventuali rappresentazioni sceniche.

Il giorno dell’entrata delle prime classi, si sono inseriti negli stipiti le mezuzoth18 con cerimonia semplice.

E la vecchia, cara scuola di Via Eupili?

“Sappiamo che fra gli ex-eupilini si sta promuovendo una raccolta di fondi per intitolare un’aula. A chi? Forse alla vecchia, cara scuola, divenuta insufficiente e inadeguata con le sue aule di fortuna, con lo stesso grande salone dove si raccoglievano cinque, sei, sette classi per volta. A quella scuoletta poverella, di cui sentiamo noi anziani la pungente nostalgia?”19

Intanto i mesi passano, le attività scolastiche seguono il regolare svolgimento, i lavori del cantiere continuano.

Nel luglio 1962, la Giunta Comunale della città approva delle proposte riguardanti la toponomastica cittadina. Tra le molte personalità che saranno ricordate c’è Sabatino Lopez, commediografo, scrittore, professore, presidente per oltre vent’anni del Gruppo Sionistico Milanese, cui sarà dedicata una via laterale sulla destra di Via Renato Simoni; e Sally Mayer, cui sarà dedicata la quarta via a destra da Via Soderini, sulla quale si affaccia la nuova scuola della Comunità.

Questo il ringraziamento del preside David Schaumann:

“Nella mia veste di Preside delle Scuole della Comunità Israelitica di Milano, sento il dovere di esprimere a Lei, Signor Sindaco, ed all’On.le Giunta, la profonda e commossa gratitudine della Scuola tutta e mia personale per la decisione di intitolare a Sally Mayer la via antistante il nostro edificio scolastico.

La figura di questo benefattore è particolarmente cara e sacra per il consiglio illuminato e per il larghissimo contributo alla ricostruzione di queste nostre istituzioni scolastiche nei difficili anni dopo il 1945.

La paterna immagine di Sally Mayer è perciò viva non solo nella nostra memoria, ma nell’opera nostra quotidiana di educatori, volta a ricostruire lo spirito di giustizia e di libertà che ci discende dalle Sacre Scritture e che dolorose vicissitudini del recente passato hanno reso più attuale.”20

Un altro passo verso lo sviluppo delle nuove scuole è stato fatto.

I lavori per la costruzione della nuova sede delle Scuole stanno volgendo al termine. Grazie all’attivo interessamento del Presidente Astorre Mayer, è andata a buon fine una delle domande a suo tempo avanzate per avere un contributo dallo Stato. Sono giunte due comunicazioni da parte del Ministro dei Lavori Pubblici, con le quali è stato comunicato che la Comunità di Milano è stata ammessa ai benefici previsti dalla legge 3 agosto 1949 n.589 per una spesa totale di settantacinque milioni di lire, pagabili in trentacinque annualità. E’ stato emesso anche un decreto con il quale è stata riconosciuta l’utilità ai fini dell’assistenza e beneficenza pubblica, della costruzione di un edificio da adibire ad asilo infantile da erigersi a cura della Comunità di Milano. E’ così possibile rimettere in attività il cantiere di Via Sally Mayer e portare a termine la costruzione della Scuola materna.

Già nell’ottobre successivo si è registrato un notevole afflusso di bambini alla scuola materna, soprattutto nella speciale sezione Montessori. Si è superato, anche, il numero di venti, che è stato fissato per questa sezione, tanto che è stato necessario aprire una seconda classe Montessori.

La scuola materna è, così, composta di quattro sezioni, mentre le elementari sono formate da tredici classi.

Nella scuola media ci sono tre sezioni di prima, ognuna di trenta alunni; tre sezioni di seconda e due di terza, più una classe della terza Avviamento Commerciale.

Nel 1964, a causa di ben ventinove iscrizioni nella quarta ginnasio, si è resa necessaria la separazione dell’insegnamento anche nelle materie letterarie, che fino a quel momento sono state in comune, fra la quarta ginnasio e la prima liceo scientifico.

Per la prima volta l’Istituto Magistrale è completo di tutti i suoi quattro corsi.

Il numero degli iscritti cresce ancora negli anni successivi. Nel 1966, per esempio, i bambini della scuola materna raggiungono quota centoquaranta. E’ stata aperta una quinta sezione, intitolata al signor Alberto Misri, che ha offerto alla Comunità la somma per l’acquisto del costoso materiale didattico necessario.

Dall’anno scolastico 1961-62, le classi, prima della chiusura delle lezioni, hanno dovuto affrontare gli esami sulle discipline ebraiche secondo i programmi svolti. Per le classi della scuola media l’esame consiste in un’unica prova, mentre per le classi superiori, le prove di storia, letteratura, Mishnà21 sono divise da quelle di lingua e Sacre Scritture.

Dopo le magistrali istituite nel 1962, la Comunità sta pensando di aprire i corsi dell’Istituto tecnico per Periti Aziendali e Corrispondenti in Lingue estere. Questo è possibile grazie all’aiuto dell’ORT22, che ne assume la gestione apportandovi l’esperienza acquisita in molti paesi del mondo.

Già nel settembre-ottobre 1966 la Comunità ha potuto annunciare che una nuova strada è stata aperta per i giovani.

“La ORT-Milano annuncia che, per l’anno scolastico 5727 (1966-67) aprirà nei locali delle Scuole della Comunità in Via Sally Mayer 4/6, il nuovo Istituto Tecnico per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere.”23

Il corso ha durata di cinque anni e conferisce il titolo di perito aziendale e corrispondente in lingue estere, consentendo anche l’iscrizione all’Università.

Le materie sono: religione ed ebraico, lingua e lettere italiane, storia e educazione civica, prima lingua straniera e conversazione, geografia generale ed economica, matematica e matematica applicata, fisica e scienze naturali, chimica, tecnica professionale amministrativa, economia politica e scienza delle finanze, statistica, diritto, stenografia, dattilografia, educazione fisica.

La scuola è arrivata presto al traguardo dei mille alunni. Con l’iscrizione alla prima elementare del piccolo Ralph Anzarouth, è stato raggiunto il millesimo allievo!

Traguardo superato l’anno dopo, quando si è giunti a quota millequattordici. Il record è toccato nell’anno scolastico 1971-72, con milletrentotto iscritti.

4.6 Le attività della Scuola.

Fin dal 1957 è stata istituita un’Associazione Amici della Scuola, per iniziativa dell’Ing. Guido Jarach allo scopo di richiamare intorno alle istituzioni scolastiche della Comunità l’interesse e la partecipazione attiva degli ebrei di Milano.

L’Associazione, nonostante l’esigua quota annuale richiesta (£ 2000) 24 non ha avuto la diffusione unanime che si attendeva, ma grazie al suo comitato attivissimo, è riuscita a provvedere anno dopo anno a tante necessità cui il bilancio della Comunità non poteva bastare. Mediante due annuali manifestazioni ha raccolto sempre quei due milioni annui che servivano per dare, per esempio, all’Aula Magna il palcoscenico, l’attrezzatura per l’illuminazione, i tendaggi etc.

E’ stato merito dell’Associazione anche l’attrezzatura della mensa (piatti, stoviglie, cucine…).

All’interno della scuola c’è un piccolo Oratorio, dedicato alla figura di Angelo Donati, che salvò tanti ebrei in Francia e in Italia. I mobili sono stati acquistati a Mantova presso l’antica e famosa comunità.

Un altro luogo importante è la biblioteca, arricchita ogni anno da libri offerti dalle famiglie della Comunità.

L’apporto e l’impegno di tutti i membri della comunità è stato sempre importante. Ci sono famiglie che donano libri, enciclopedie, proiettori, altre che si impegnano a finanziare l’opera di recinzione del giardino, altre ancora che comprano gli strumenti o i testi necessari nei laboratori di fisica o di chimica.

Qualche volta si lancia un appello attraverso il Bollettino della Comunità. Sempre si ottiene una risposta!

Naturalmente, la scuola celebra le solennità religiose più importanti: Sukkot25, erigendo una capanna sul grande terrazzo prospiciente il giardino; Chanukkà26, in cui viene acceso un candelabro nell’atrio; a Purim27 si svolge uno spettacolo festoso in Aula Magna, in cui sono protagonisti i bambini dell’asilo e delle classi elementari. A Pesach28 si allestisce un Seder29 allegro per la seconda sera, ma precedentemente le classi celebrano un seder anticipato e simbolico nelle singole aule, a dimostrare la loro partecipazione consapevole.

Nel corso degli anni numerose sono state le personalità cittadine e israeliane che hanno visitato la Scuola.

Nel 1965, la Scuola è stata visitata prima dal Vice-Provveditore agli Studi, Professor D’Amico, poi dal Provveditore, Professor Tornese.

Il vice provveditore ha lasciato sull’albo dei visitatori eminenti questa importante dichiarazione:

“Visitando la Vostra Scuola, signor Preside, ho assistito ad una vera lezione di umanità, di calore didattico, di capillarità organizzativa. Le sono grato come cittadino, prima che come funzionario, della bella realtà civica che avete saputo dare al nostro Paese”.30

Successivamente, il nuovo console d’Israele ha presenziato al Purim degli alunni e ha avuto modo di scrivere così:

“Caro Professore, colgo l’occasione per congratularmi vivamente con Lei e con gli organizzatori della riuscitissima festa di Purim. Il programma era veramente interessante e molto ben preparato in ogni particolare. Ho assistito in varie scuole a numerose manifestazioni analoghe, ma debbo ammettere che questa era la migliore. RinnovandoLe i miei complimenti per lo splendido risultato, mi è gradito porgerLe i miei più cordiali saluti.”

Foto 1. Il Seder dei bambini nella nuova scuola.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Foto 2. Purim a scuola.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Foto 3. Il piccolo Oratorio della Scuola.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Il 4 Giugno 1965 è venuto in visita il Provveditore agli Studi, Professor Aldo Tornese. Ha visitato tutto l’edificio, è entrato nelle classi per rendersi conto del funzionamento dell’istituto.

Al termine della visita ha rilasciato sull’albo d’onore il seguente lusinghiero giudizio:

“Rinnovo il mio compiacimento per ciò che ho sentito e visto e che mi ha dato una testimonianza concreta dell'ordine, della disciplina e della consapevolezza di tutti.”31

Le manifestazioni di approvazione e di lode per l’organizzazione delle Scuole Ebraiche di Milano non sono finite. Il massimo riconoscimento è stata la medaglia d’oro assegnata alla Scuola nel settembre 1965.

Così il Ministro della Pubblica Istruzione, On. Gui, ha scritto al Preside David Schaumann, per informarlo:

“Lieto comunicarLe che con decreto Presidente Repubblica presentemente in corso est conferito codeste Scuole, su mia proposta, diploma Medaglia d’Oro benemerenza scuola cultura et arte.

Vive congratulazioni et distinti saluti.”32

Il Preside ha risposto:

“A nome della Scuola della Comunità di Milano et mio personale, ringrazio vivamente Vostra Eccellenza per ambito onore concesso nostra Scuola, ripromettendoci continuare nostra attività nel quadro della scuola italiana e nello spirito della Sacra Scrittura.”

Nel 1970 è stato il Preside in persona, David Schaumann ad essere premiato con la medaglia d’oro.

Non rientrava nelle abitudini il riconoscimento di benemerenze nel campo dell’educazione e della cultura a persone nel pieno della loro attività e tanto meno che erano fuori, o ai margini, rispetto alle istituzioni statali. Proprio per questo, il premio è stato più lusinghiero e significativo.

Il telegramma del Ministro dell’Istruzione Pubblica, on.Misasi, dell’11 settembre 1970, così recita:

“Lieto comunicarLe che su mia proposta Presidente Repubblica si est compiaciuto conferirle medaglia d’oro benemerenza scuola et arte.

Auguri et migliori saluti. Misasi Ministro Istruzione.”33

Nel 1975 il Preside Schaumann è mancato, lasciando nella scuola tutta, alunni ed insegnanti, un grande vuoto. E’ stata una figura importantissima, che ha partecipato alla miracolosa nascita della scuola di Via Eupili nel 1938, e non l’ha mai più abbandonata.

La mattina di giovedì 24 maggio 1976 l’ebraismo milanese si è ritrovato compatto in Via Sally Mayer per lo scoprimento della targa , che intitolava il complesso degli edifici scolastici al nome di David Schaumann.

“Casa di studi Ebraici David Schaumann.

Casa non significa muri, ma soprattutto ambiente, nel quale i membri di una famiglia vivono, portando ciascuno il contributo della propria personalità e delle proprie possibilità per assicurare con l’aiuto reciproco, il progresso comune e preparare giorno per giorno l’avvenire dei figli.”34

Foto 4. Il Provveditore agli Studi Prof.Leo consegna al Preside David Schaumann la medaglia d’oro al merito didattico conferitogli dal Presidente della Repubblica nel 1970.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Tra i visitatori più significativi vi è stato Simon Wiesenthal, che ha testimoniato:

“E’ stato per me un avvenimento visitare questa Scuola. Ho visto nell’epoca nazista come si distruggevano i bambini ebrei. Questa scuola dimostra che lo spirito ebraico vive e che con l’aiuto di Dio supereremo tutti i nostri nemici.”

Sono queste alcune testimonianze dell’importanza della Scuola. Visite autorevoli, che portano conforto e stimolo alla coscienza dei giovani alunni.

La morte del Preside David Schaumann, con la conseguente targa in suo nome, e la visita di Wisenthal mi sono sembrati due episodi degni di essere menzionati e talmente significati per le sorti della scuola, da inserirli proprio in chiusura di capitolo.

Indubbiamente, con la morte di Schaumann si era chiusa un’altra epoca della scuola. Si potrebbe dire che iniziava l’epoca moderna sotto la direzione di Paola Sereni, già vicepreside, che è rimasta alla presidenza fino al 1996.

Foto 5. Una visita importante alla Scuola. Il Preside consegna al Presidente della Repubblica di Israele, Shazar, il volume che raccoglie le firme di tutti gli insegnanti e gli allievi della Scuola.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Foto 6. Visita di Rav Untermann a Scuola.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Figura 7. Organico della Scuola. A.s. 1963-64.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1963-64.

Figura 8. Organico della Scuola. A.s. 1971-72.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1971-72.

Figura 9. Lettera del Provveditore agli Studi di Milano, Alberto Leo, al Preside David Schaumann. Anno 1964.

Fonte: Scuole della Comunità Israelitica di Milano.

Annuario 1963-64.

4.7 La testimonianza della signora Garelik.35

La signora Garelik fa parte del gruppo ebraico dei lubavitch.

Il movimento Chabad lubavitch è presente in Italia da oltre quarant’anni. Già nel 1986, con decreto del Presidente Pertini, è stata riconosciuta la personalità giuridica come ente morale al Merkos L’Inyonei Chinuch, Centro per l’Educazione Ebraica, l’associazione che controlla tutte le attività del movimento Chabad Lubavitch.

In particolare il MLC si è dedicato a migliorare le istituzioni educative ebraiche già esistenti ed a crearne di nuove, cercare di esporre la gioventù ebraica ad almeno una conoscenza basilare delle proprie radici, fornire libri di testo e letteratura educativa per la scuola e per la casa, stimolare un interesse attivo all’educazione ebraica a vari livelli e promuovere l’osservanza dell’ebraismo come prescritto nella Torah.36

I lubavitch a Milano, come nel resto del mondo, non creano delle proprie comunità, bensì entrano a fare parte integrante della società con cui vengono in contatto, diventandone una realtà attiva.

Il settore in cui i lubavitch hanno voluto immettersi con decisione in tutte le Comunità in cui sono presenti è quello educativo, a cui hanno sempre dedicato, da quando sono in Italia, le loro energie. Il loro scopo è di portare la propria impostazione religiosa in un ambiente che essi considerano troppo laico.

Nel 1959 sono arrivati dall’America i primi lubavitch: i signori Garelik. Rav Gershon Mendel Garelik diventò rabbino della sinagoga Ohel Yaakov di Via Cellini e così iniziò l’attività del MLC anche in Italia.

Nei primi due anni la signora Garelik teneva lezioni per giovani e adulti e tutte le attività del Merkos si svolgevano in casa del giovane rabbino, in Via Uberti. In seguito si aprì la loro scuola e da qui ha inizio il racconto della signora Garelik.

Fummo chiamati dall’allora Rabbino capo di Milano per adempiere ad un compito molto importante: ridare agli ebrei l’orgoglio d’essere ebrei.

Non si deve dimenticare, infatti, che erano passati solo quindici anni dalla guerra e dalle persecuzioni. Molti ebrei si erano convertiti, altri avevano cambiato nome e altri ancora nascondevano la propria fede.

Era importante che gli ebrei non avessero paura d’essere ebrei, che imparassero a conoscere profondamente la loro cultura da cui derivava la loro identità ebraica. Questa conoscenza e consapevolezza di sé e delle proprie origini poteva venire soltanto attraverso lo studio. Da qui la “missione” di creare una nuova scuola.

Non c’era già la scuola ebraica di Via Sally Mayer che poteva affrontare il problema?

Certo, e proprio in quegli anni affrontava un importante cambiamento e ampliamento con lo costruzione della nuova sede.

La scuola che stava per nascere, però, presentava una differenza che consisteva in una maggiore attenzione e rigore per le materie ebraiche. Solo da queste, l’ebreo fin da bambino poteva prendere coscienza di sé.

Nella mia scuola, fin dall’asilo, imparano, per esempio, la lingua ebraica. Ai bambini è insegnato l’alfabeto, e già dalle prime classi elementari imparano a leggere i testi sacri in ebraico e a tradurli in italiano.

Anche la scuola “centrale” si occupa d’insegnare l’ebraico, inteso come molteplicità di materie, lingua, preghiere, storia, ma in modo diverso ed, inevitabilmente, minore. Questo perché è una scuola parificata, che deve seguire il programma ministeriale per le materie cosiddette “profane”. Il tempo da dedicare alle materie religiose è, quindi, minore. C’è, inoltre, un’altra questione da affrontare. I ragazzi che frequentano la scuola della Comunità possono provenire da famiglie più o meno osservanti e nel rispetto di tutti, l’insegnamento dell’ebraico deve avvenire in misura giusta.

La mia scuola, invece, si presentava fin dalle origini come una scuola ortodossa, in cui sarebbero state insegnate e rispettate tutte le regole e le feste ebraiche. I genitori che iscrivevano i propri figli qui, lo facevano con uno scopo ben preciso: far conoscere totalmente e profondamente il pensiero ebraico ai bambini.

Non tutti i genitori che iscrivevano i figli a questa scuola erano osservanti, molti lo facevano perché fosse la scuola a dare un’istruzione, un insegnamento, là dove la famiglia mancava; altri, grazie a questa scelta, si avvicinarono di più alla religione.

La prima sede fu in Via Carlo Poerio, in una villetta al numero 35, dove ora c’è la nostra casa.

Si cominciò con un asilo e poi si aggiunsero le classi elementari. La prima “prima elementare” era costituita di soli cinque-sei bambini.

All’inizio, si dovettero affrontare alcuni problemi “pratici”. Per una scuola che aveva come primo obiettivo di insegnare l’ebraismo ai bambini, un’ora soltanto dedicata a questa materia era poca! C’era bisogno anche dei pomeriggi di lezione, ma non tutti i genitori erano d’accordo a lasciare i propri figli tutta una giornata a scuola! Non appena anche la scuola “centrale” introdusse l’orario prolungato, non ci furono più difficoltà e si partì con questo progetto anche qui.

Il mio sogno d’allora era riuscire a formare classi di almeno dieci bambini.

“Quando ogni classe avrà dieci bambini-dicevo- sarò realizzata!”.

Questo sogno si realizzò presto, perché oltre all’asilo e alle elementari, furono introdotte anche le tre medie.

Oggi la scuola conta circa 150-180 alunni. La sede è cambiata rispetto alle origini, si trova in Via Macconago, in una ex scuola comunale che il Merkos ha ricevuto in concessione dal comune circa dieci anni fa.

Per ovviare al problema della distanza è sempre stato curato attentamente il servizio di trasporto con due pullman da cinquantacinque posti e quattro pulmini, due orari di partenza e di arrivo.

Ospita bambini di genitori persiani, italiani, libanesi o polacchi, chassidim, osservanti o meno.

In questa scuola si riscontra una sorta di capovolgimento rispetto a quella comunitaria: le materie ebraiche hanno un’assoluta centralità e le ore ad esse dedicate superano di quattro-cinque volte quelle delle altre scuole. La scuola dei lubavich è legalmente riconosciuta, perciò gli esami di fine ciclo vengono svolti all’esterno. Questa posizione giuridica, insieme alla sua autonomia rispetto alla gestione comunitaria, favorisce una maggiore libertà e flessibilità nell’organizzazione didattica, nella determinazione del calendario e dell’orario scolastico.

In quarta elementare inizia la separazione per sesso, infatti, nelle due ultime classi delle elementari, bambini e bambine studiano le materie ebraiche separatamente e quelle laiche insieme nel pomeriggio. Questa è una caratteristica tipica dell’educazione dei lubavich.

La scuola non prevede il liceo. Le classi superiori, infatti, si formano ogni anno solo se c’è richiesta dei genitori. Per esempio, quest’anno c’è una classe formata di sei ragazze, che altrimenti sarebbero andate a studiare all’estero. Questa classe svolge le lezioni al piano terra della villetta di Via Poerio.

Molto importante è il ruolo dell’insegnante, che deve essere osservante. Non può insegnare una cosa in cui non crede e che è il primo a non mettere in pratica. L’insegnante è un esempio di moralità religiosa per i bambini, un punto di riferimento.

Qui l’atmosfera è diversa da quella delle altre scuole. Il fervore e l’entusiasmo degli insegnanti determina un clima favorevole alla socializzazione a modelli di vita rigorosamente osservanti e ad un’identità forte, per consolidare i quali si punta a una decisa interiorizzazione delle norme e della cultura.

La burocrazia e la formalità sono messe in disparte per far posto al rapporto umano, per creare un ambiente familiare sia per i bambini sia per i genitori.

Foto 10. La scuola di Via Macconago.

Fonte: Sito Internet: www.chabad.it.


1 Alfredo Sarano, “La struttura della Comunità di Milano e l’assistenza sociale”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XVII, n.9, settembre 1962, pag.8.

2 La legge del 1930, conosciuta come “legge Falco” dal nome del giurista, Mario Falco, che la preparò, organizzò per la prima volta le Comunità sul piano nazionale come corporazioni a base territoriale, una per ogni circoscrizione. Le Comunità ebbero un’autonomia e una libertà decisionale interna. La legge è rimasta in vigore fino alla firma dell’Intesa del 1987 e del successivo Statuto interno delle Comunità.

3 Sono ebrei di origine tedesca o, in generale, provenienti dall’Europa centro-orientale.

4 Ebrei di origine spagnola.

5 Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XV, n.1,gennaio 1960.

6 B.C.M, anno XV, n.1, gennaio 1960.

7 La Claims Conference è nata nel 1951 con l’obiettivo di aiutare e garantire giustizia alle vittime dell’Olocausto.

Nel 1951 i rappresentanti di ventitré organizzazioni ebraiche e del governo d’Israele si riunirono a New York per stabilire come negoziare con la Germania il risarcimento per le sofferenze e per le perdite subite dalle vittime dell’Olocausto.

Più di 500.000 sopravvissuti dell’Olocausto in 67 paesi hanno ricevuto contributi in denaro come risultato del lavoro della Claims Conference. Questi contributi ammontano a più di 100 bilioni di marchi tedeschi.

La Claims Conference ha stanziato più di 500 milioni di dollari per le organizzazioni di incontri, per l’impegno nell’educazione, ricerca e documentazione della Shoah.

I principali obiettivi della Claims Conference oggi sono: aiutare e incoraggiare le organizzazioni e le istituzioni che s’impegnano per le vittime della persecuzione nazista e incoraggiare le ricerche, le documentazioni e l’educazione sulla Shoà. (Notizie dal sito internet: www.claimscon.com.)

8 Si tratta di un’organizzazione nata in America nel 1914 con lo scopo di aiutare gli ebrei americani e all’estero. Durante la II guerra mondiale, il JDC fu costretto a chiudere i suoi uffici prima a Berlino, poi a Parigi. Il nuovo quartiere generale diventò Lisbona. Alla fine della guerra organizzò l’assistenza per gli ebrei.

Ancora oggi è un’associazione impegnata su più fronti: Bosnia, Kossovo, Ruanda.

9 Bollettino della Comunità di Milano, anno XVI, n.5-6, maggio-giugno 1961.

10 Bollettino della Comunità israelitica di Milano, anno XV, n.6, giugno 1960.

11 Alda Perugia, Annuario delle Scuole Ebraiche, 1971-72.

12 Pari a circa 1.695.000.000 lire di oggi.

13 Pari a circa 1.100.000.000 lire di oggi.

14 Pari a circa 2.800.000.000 lire di oggi.

15 Preghiera.

16 Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XVI, n.11, novembre 1961.

17 Alda Perugia, “Si entra in Via Soderini”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XVI, n.12, dicembre 1961, pag.9.

18 La mezuzà è l’astuccio contenente alcuni testi biblici, che si applica allo stipite delle porte.

19 Alda Perugia, cit., 1961.

20 Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XVII, n.8, agosto 1962.

21 Codificazione della tradizione giuridica orale.

22 Una delle più antiche associazioni ebraiche internazionali. Era la più grande organizzazione internazionale esistente al mondo nel campo dell’addestramento professionale. Fondata a Pietroburgo nel 1880, il suo programma d’insegnamento era molto vario: si andava dal primo addestramento manuale dei bambini fino all’insegnamento tecnico più progredito, quale viene impartito nelle scuole medie tecniche, con un corso quinquennale. La ORT Italia era stata fondata a Roma nel 1946.

23 Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XXI, n.9-10, settembre-ottobre 1966, pag.15.

24 Pari a circa 40.000 lire di oggi.

25 Ricorda il viaggio dall’Egitto alla Terra Promessa e il sostegno dato da Dio al suo popolo.

26 Dedicazione. Festa delle luci, che commemora la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme (164 a.E.V) dopo la vittoria dei Maccabei su Antioco IV di Siria. Commemora il seguente miracolo: al momento di accendere il grande candelabro del tempio, gli ebrei scoprirono un’ampolla che bruciò per otto giorni invece che uno soltanto.

27 Festa gioiosa che celebra l’intercessione di Esther presso il re Assuero per evitare il massacro del popolo d’Israele in Persia.

28 Festa della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Si celebra ricordando la durezza dell’esilio. Festa della primavera, perché le gemme escono dalla corteccia come Israele è uscito dall’Egitto.

29 Cena che viene fatta durante la Pasqua ebraica.

30 Bollettino della Comunità israelitica di Milano, anno XX, n.4, aprile 1965, pag.12.

31 Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XX, n.7, luglio 1965.

32 “Medaglia d’oro alla Scuola”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, settembre 1965, pag.9.

33 Alda Perugia, “Medaglia d’oro del Ministro al Preside dott.Schaumann”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XXV, n.10, ottobre 1970, pag.13.

34 Emanuele Cohenca, “La nostra Scuola: intestato a Rav. Schaumann il complesso scolastico”, in Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, anno XXXI, n.7, luglio 1976.

35 Intervista del 6 novembre 2001, Milano.

36 Notizie dal sito Internet www.chabad.it.


© Morashà 2002 - Laura Moneta 2002.

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