Alberto Somekh

Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino

Vigilia di Pesach che cade di Shabbat

Testo di Rav Ovadià Yosef
Traduzione di Annalisa Nieznanovski
Revisione di Rav Alberto Someckh

Derashà alla parashà di Shabbàt Haggadòl

È necessario anticipare la derashà di Shabbàt Haggadòl allo shabbàt precedente, cioè il 7 di nissàn, perché le persone apprendano come comportarsi per tempo.

Vanno nuovamente ricordate le regole relative a Pesach, quali la bollitura dei recipienti da cucina, la ricerca e l’eliminazione delle sostanze lievitate, la cottura delle matzòt, il controlla delle erbe amare (è da verificare che le foglie non ospitino dei vermi), e tutto quanto è legato alla preparazione del seder.

In ogni caso, anche durante lo shabbàt che segna la vigilia di Pesach, che è propriamente Shabbàt Haggadòl, nel pomeriggio va tenuto una derashà in cui si curi di parlare dell’uscita dall’Egitto e di altri argomenti volti a rafforzare la fede e di estendere il discorso ad argomenti di tipo etico, al fine di stimolare le persone e premunirle contro azioni e idee errate ed indirizzarle al comportamento più corretto.

Controllo dei cibi lievitati

Quando la vigilia di Pésach cade di shabbàt, il controllo dei cibi lievitati viene fatto il giovedì sera, vigilia di venerdì 13 nissàn.

La ricerca deve essere fatta a lume di candela oppure, qualora non si disponga di candele di cera in quel momento, è permesso usare una piccola torcia elettrica tascabile, la cui modesta dimensione potrà consentire di illuminare buchi e fessure, e quindi di effettuare con la dovuta precisione.

Prima della ricerca si pronuncia la benedizione consueta "al bi’ùr chamètz…", e una volta terminata si dice: "Kol chamirà…" che significa: "Ogni cibo lievitato che si trovi in mio possesso e non sia riuscito a scovare e ad eliminare, sia considerato nullo e al pari della polvere della polvere".

È necessario porre molta attenzione nel mettere da parte il rimanente cibo lievitato con i quale si faranno i pasti di venerdì e di shabbàt: è meglio metterlo in un posto ben circoscritto, in modo che non si disperda e che non ci si trovi nella necessità di fare una nuova ricerca.

Digiuno dei primogeniti

Quando la vigilia di Pésach cade di shabbàt, c’è chi obbliga i primogeniti ad anticipare il digiuno il giovedì; altri invece sono del parere che, non potendosi stabilire un digiuno di shabbàt, dovendolo comunque spostare, lo si può sopprimere del tutto.

Anche se quest’ultimo parere facilitante è condiviso dallo Shulchàn ‘Arùkh, tuttavia sarebbe preferibile che i primogeniti partecipassero allo studio di un trattato talmudico cui faccia seguito un pasto di mitzvà, oppure a pasti legati alla celebrazione di circoncisione, pidiòn, matrimonio ecc.

Un padre che abbia la consuetudine di digiunare ogni anno alla vigilia di Pésach per il proprio primogenito finché questo non raggiunga l’età per farlo egli stesso, è sciolto dall’obbligo del digiuno per le primogenite, anche senza partecipare ad alcuno di quei pasti di mitzvà elencati in precedenza.

L’eliminazione dei cibi lievitati il venerdì

Anche se il venerdì corrispondente al 13 di nissàn è permesso mangiare cibo lievitato durante tutta la giornata, è comunque buona norma eliminare e bruciare il chamètz la vigilia di shabbàt (venerdì mattina) entro la quinta ora dall’alba (le 10.30 circa), come nelle vigilie di Pésach degli altri anni, perché l’anno successivo non si sia portati a sbagliare eliminando i cibi lievitati dopo mezzogiorno.

Si deve mettere da parte dal chamètz il quantitativo bastante a soli due pasti di shabbàt: quello del venerdì sera e quello del sabato mattina dopo shachrìt.

La seconda formula di annullamento del chamètz non verrà recitata quando si procede all’eliminqione il venerdì, ma verrà invece pronunciata la mattina di shabbàt, prima che entri effettivamente in vigore la proibizione del chamètz.

Non si devono cucinare per questo shabbàt cibi che tendano ad aderire alle pareti dei recipienti quali pietanze che abbiano per componente base la farina o affini, onde evitare di dover dare una pulizia accurata dei recipienti di shabbàt successivamente ai pasti, dal momento che il lavaggio non sarebbe finalizzato al riutilizzo dei recipienti stessi in quel giorno: è infatti proibito lavare stoviglie di shabbàt se non per necessità di riutilizzo durante lo shabbàt stesso.

Il lavoro durante il venerdì

È permesso svolgere lavori il venerdì, come in tutte le vigilie di shabbàt del resto dell’anno, anche connessi con la propria professione, purché non vadano a detrimento della preparazione della vigilia di Pesach.

Le foglie di lattuga per uscire d’obbligo la sera di Pesch dalla mitzvà di mangiare erbe amare, devono essere controllate e pulite molto bene fin dal venerdì, soprattutto mondate dai vermi che vi si possono trovare all’interno, e poi le si ripongono nel frigorifero o avvolte in un canovaccio umido fino alla sera del seder, perché non appassiscano.

Preghiera di Shabbàt Haggadòl: vigilia di Pesach

A shabbàt, vigilia di Pesach, la preghiera di shacharit deve essere recitata alle prime luci dell’alba, senza prolungarla con canti e piyutìm, come pure si deve cercare di non far salire al sefer ulteriori persone oltre le sette obbligatotie: questo al fine di dar tempo alle persone di finire il loro pasto di shacharìt prima dell’ora a partire dalla quale sarà proibito mangiare cibi lievitati.

La haftarà di shabbàt haggadòl, per buona parte delle Comunità, è "ve’rvà la-Adonai…" (Malachi 3), che si conclude con l’annuncio della Redenzione messianica, e questo secondo la prescrizione dei nostri saggi (Rosh Hashanà, 11).

Nelle Comunità in cui, viceversa, la haftarà prescritta è quella in uso per la parashà della settimana, si legga regolarmente quella haftarà, senza discostarsi dall’uso locale.

Pasto di shachrìt di Shabbàt Haggadòl

È necessario porre molta attenzione a non spargere ovunque briciole di pane, e subito dopo il pasto si provveda a riporre ogni recipiente chamètz in un posto isolato e chiuso, ove non siano visibili, scuotendo la tovaglia direttamente all’interno del cesto della spazzatura, e riponendola successivamente insieme ai recipienti chametz. Qualora rimangano intere fette di pane, le si sminuzzi in modo da raccogliere anche la minima parte di chametz che può essere rimasta e poi ci si deve lavar le mani e soprattutto i denti con molta cura.

Va raccomandato in particolare di pulire molto bene i denti tra gli interstizi (col filo interdentale).


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