Rabbino
Capo della Comunità ebraica di Torino |
Alberto
Moshe Somekh
Perché posticipare
Yom Ha-'atzmaut?
Un
paio di mesi fa sono venuto a sapere quasi per caso che la celebrazione
di Yom ha-'Atzmaut quest'anno sarebbe spostata di un giorno. Non mi ricordo
se la E-mail, scritta in italiano, proveniva dalla Comunità di Roma o
dall'U.C.E.I., ma non certo da Israele. Il messaggio non adduceva motivazioni
per questa decisione, e non menzionava neppure chi l'aveva presa. Ricordo di
aver chiesto immediatamente lumi ad un mio stretto collaboratore israeliano,
ma mi disse che non ne sapeva nulla. Solo qualche giorno fa questa stessa persona
mi ha riferito che la decisione viene dalla Rabbanut ha-Rashìt e si spiega
con l'esigenza di evitare che le celebrazioni della vigilia, Yom ha-Zikkaròn
in memoria dei Caduti, potessero in qualche modo interferire con l'osservanza
di Shabbat.
La cosa mi ha lasciato sorpreso e perplesso. Non è certo la prima volta
da quando esiste la Medinat Israel che il 5 Iyàr cade di lunedì.
Da quando sono ben da'at, ricordo che Yom ha-'Atzmaut viene spostato solo quando
questa data cade di Venerdì o di Shabbat, anticipandolo al Giovedì:
e su questo tutti sono sempre stati d'accordo. Ho la vaga sensazione che la decisione
sia stata presa di recente per compiacere i charedim che avranno accusato i datiim
leumiim di provocare chillul Shabbat con le loro ricorrenze "sioniste"!
Comprendo che essendo in Israel la domenica giornata lavorativa si voglia evitare
di fissare le cerimonie a Motzaè Shabbat con tutti i rischi connessi.
La mia forte esitazione ad accettare il provvedimento non nasce solo dalla strettezza
dei tempi con cui è stato reso noto, avendo redatto il Lunario in modo
diverso ormai quasi un anno fa. Non nasce solo dalla forma incerta e poco autorevole
con cui è stato diffuso. Nasce anzitutto dalla considerazione che a noi
galutiim (Ebrei diasporici, eppure sionisti) avrebbe fatto ben comodo disporre
della domenica per attirare più gente alla Tefillah di Yom ha-'Atzmaut
e ai festeggiamenti che seguono: e non è argomento da poco.
Ma la considerazione più amara, con cui concludo, è la seguente.
Siamo sicuri che il messaggio di cui sopra, così come è stato spedito,
abbia veramente raggiunto tutte le Comunità del mondo? Che tutti concordino
con la sua impostazione? Il rischio è di ottenere un effetto boomerang.
Che la celebrazione di Yom ha-'Atzmaut, scadendo nel relativismo e nell'incertezza
della data, perda il significato che le si è voluto dare negli anni
come ricorrenza che unisce tutti i sionisti del mondo, israeliani e diasporici,
religiosi e laici, di destra e di sinistra. Che proprio la massima espressione
istituzionale della datiut nazionale, nel momento in cui esprime il desiderio
di ricompattare le proprie forze intorno ad uno dei (pochi) simboli ad Essa
legati, si dimostri cedevole davanti alla forza altrui!
Gheullah Shelemah be-qaròv.
Pubblicato sulla
newsletter Kolot-Voci il 26/4/2004
Una ricorrenza più divisa?
Nel ringraziare
coloro che, dall’Italia e da Israel, hanno contribuito
a meglio chiarire il dibattito su Yom ha-‘Atzmaut, mi sia concesso
lo spazio per una replica. Non certo per spirito di polemica. Lungi dal
trattarsi di una questione halakhica in senso stretto, essa è legata
a fattori ideali che senza dubbio stanno a cuore a molti.
-
Secondo le regole
del calendario il 5 Iyar può cadere solo
di Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Shabbat. Posto
che in queste due ultime evenienze Yom ha-‘Atzmaut viene anticipato
al Giovedì per ovvie ragioni, con l’introduzione delle
nuove disposizioni della Kenesset la celebrazione dell’Anniversario
dell’Indipendenza nella sua data originaria viene ridotta ad
appena una possibilità su quattro. Delle tre rimanenti, due
volte si anticipa e una si posticipa: una vera “galùt” (confusione)!
-
A mio modesto
avviso, per risolvere il problema del chillul Shabbat sarebbe bastato
spostare la cerimonia al Kòtel dalle ore 20
della sera di Yom ha-Zikkaròn (quest’anno Motzaè Shabbat)
al tardo pomeriggio del giorno dopo (domenica), prima del tramonto,
contando sull’ora legale in modo da non perdere gran parte della
giornata lavorativa. Questo avrebbe conciliato tutte le opinioni, mantenendo
la certezza della data e con essa l’unitarietà della
celebrazione in tutto il popolo ebraico, senza modificare le vigenti
leggi.
-
Sulla questione
se le autorità israeliane debbano tener conto
in questi casi degli Ebrei della Diaspora, la risposta è senza
dubbio affermativa: per lo meno in misura non inferiore al peso di
cui godono gli israeliani non-sionisti. Non solo per il fatto che Israel
dipende tuttora in misura considerevole dagli aiuti materiali delle
Comunità Ebraiche all’estero (ho premesso che avrei fatto
un discorso puramente ideale!) ma soprattutto per il principio della ‘arevut
(responsabilità reciproca) e il concetto del kelàl
Israel.
-
Proprio per
il principio del kelàl Israel, anche sull’opportunità di
mantenere un Rabbinato e una datiut “di Stato” non sono
affatto contrario. Sebbene ferva oggi un dibattito del genere in Israel
(più esattamente in relazione al Ministero dei Culti), non c’è dubbio
che se non ci fosse un’autorità preposta ad esigere da
tutti un minimo di adesione alla Torah, forse i datiim navigherebbero
con maggior libertà, ma gran parte della società si troverebbe
oggi completamente svincolata da qualsiasi principio ebraico e lo Stato
perderebbe la sua identità.
-
Ad ognuno dei
sette giorni di Pessach corrisponde una diversa festività dell'anno
in corso che cade in quel giorno. Per ricordarne le iniziali basta
adoperare il sistema At-Bash (alla Alef corrisponde la Tav; alla Shin
la Bet, ecc.). Se quest'anno Pesach è caduto di martedì,
le feste cadranno come segue:
1° giorno (Alef): (Tav) Tish'ah Be-Av (martedì)
2° giorno (Bet): (Shin) Shavu'ot (mercoledì)
3° giorno (Ghimel): (Resh) Rosh haShanah (giovedì)
4° giorno (Dalet): (Qof) Qeriat haTorah-Simchat Torah (venerdì)
5° giorno (He): (Tzaddi) Tzom Kippur (Shabbat)
6° giorno (Vav) (Peh) Purim (caduto di domenica)
Fino a 56 anni fa mancava una festa corrispondente al settimo giorno
di Pessach (zayin), il cui nome cominciasse per 'ayin. Non sarà forse proprio
(Yom ha)-'Atzmaut, che doveva cadere di lunedì?
-
La Mishnah in
Meghillah 5a si sofferma su quei casi nei quali una certa ricorrenza
si sposta dalla sua data naturale nel calendario. Generalmente,
quando si pone questo problema, la soluzione adottata è quella
di anticipare. Dopo la distruzione del Tempio, dei pochi casi in cui
si posticipava ne è rimasto operante uno solo, quello dei Digiuni
estivi che si rimandano alla domenica qualora la data cada di
Shabbat. La ragione è spiegata nella Ghemarà: aqdumey
pur’anuta la meqadminan, “non si affretta mai il ricordo
di una punizione”. L’augurio è che Yom ha-‘Atzmaut non
venga mai considerato alla stessa stregua di Tish’ah be-Av!
- Quanto all’altro passo in Rosh haShanah 25b a proposito dell’episodio
in cui R. Yehoshua’ fu costretto ad accettare l’opinione
di Rabban Gamliel a proposito della data di Yom Kippur, perché così aveva
deliberato il Sanhedrin, vorrei rammentare brevemente le parole conclusive
di quella Sughyà: Mittokh shehaghedolim nishma’im laqetannim,
noseim qetannim qal wachòmer be’atzmàn, “dal
momento che i Grandi (in Eretz Israel) prestano ascolto ai Piccoli
(nella Diaspora), i Piccoli arrivano ad argomentare a fortiori per
conto loro (e a capire che tanto più essi devono prestare ascolto
ai Grandi). L’errore più grave, in questo frangente, è stato
nel fatto che i Rabbinati non si siano consultati fra loro prima
di avallare la decisione. Sono pronto a fare ammenda per la mia piccola
parte!
Pubblicato
sulla newsletter Kolot-Voci il 29/4/2004
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